Belle Ciao contro la Boschi; la Ministra apre la campagna per il Sì

Nel giorno dell’anniversario del voto alla donne, la Ministro Maria Elena Boschi scende a Reggio per aprire la campagna referendaria pro-Renzi (per il Sì) mentre la vecchia guardia femminile della sinistra intona inni partigiani e sventola la Costituzione
vecchi firma
Luca Vecchi firma per il sì sotto l’occhio vigile della Boschi e di Vanna Iori

Divise al voto. Nel giorno delle celebrazioni per il 70esimo anniversario del voto alle donne, le eredi delle “madri” costituenti si trovano su sponde opposte in vista dell’appuntamento referendario di ottobre. Da una parte il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi a Reggio Emilia per tenere a battesimo, in piazza Prampolini, l’apertura della campagna del Pd per il Sì al referendum costituzionale e per partecipare a un convegno sul voto, appunto, alle donne.

Dall’altra, a pochi metri di distanza, il gruppo di donne reggiane che questa mattina ha dato vita alla protesta rosa, molto pacifica ma altrettanto rumorosa, contro la presenza in città del ministro delle Riforme. “Oggi qui ci sono donne della Cgil, dell’Anpi, iscritte al Pd, pensionate, donne di sinistra – spiega la sindacalista Amabile Carretti -. Ci dispiace vedere che una donna, il ministro Boschi, venga qui, nella città del Tricolore, nella città di Nilde Iotti a propagandare il Sì alle modifiche costituzionali e alla riforma elettorale che sono tutto fuorché democratiche”.

Insomma, a loro modo di vedere, è uno schiaffo alla storia, alle lotte di tante donne, alla memoria e alla lezione di Nilde Iotti. E le “pasionarie” lo rimarcano con i loro cartelli: “Boschi non ci rappresenti”, “La Costituzione non si tocca” oppure “Queste donne non le rappresenti”, riferendosi alle 21 costituenti.

foto protesta rosa 1Durante il loro breve corteo, a distanza dalla Boschi, fischiano, cantano “Bella ciao” e scandiscono: “Ministro vergognati, cambi la Costituzione con Verdini”, ma la Boschi ormai è già salita in sala del Tricolore e non le può sentire. Un referendum quello di ottobre che non divide solo le donne e, più in generale, la sinistra ma che è destinato a spaccare ulteriormente i Dem.

Non tanto a livello locale, dove ormai anche gli ex bersaniani di ferro si sono convertiti al renzismo, quando a livello nazionale dove il referendum rischia di trasformarsi in un congresso anticipato del Pd.

Da sala Tricolore invece, gremita di amministratori e politici, la Boschi tuona: “c’è molta più gente con noi che contro di noi (riferendosi alla campagna per il Sì al referendum che vale la prima legislatura Renzi)

(V.Co)

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