Bacio (Feder)meccanico: Storchi passa a Dal Poz sotto l’occhio vigile di Landini

Passaggio di consegne al Valli tra Fabio Storchi e Alberto Dal Poz alla presenza dell’amico-nemico (pure reggiano) Maurizio “Tuta blu” Landini
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Baci, abbracci, strette di mano in un clima di grande armonia

Cambio della guardia ai vertici di Federmeccanica: alla guida arriva il piemontese Alberto Dal Poz, 44 anni, mentre si conclude l’esperienza di Fabio Storchi, che lascia dopo aver firmato con le controparti sindacali uno dei rinnovi di contratto nazionale più innovativi degli ultimi anni. 

Il passaggio di consegne è avvenuto ieri al Teatro Valli, nel corso dell’assemblea nazionale di Federmeccanica. Una assemblea a cui ha preso parte anche l’amico – nemico di Storchi, Maurizio Landini, segretario Fiom. I due reggiani, dopo essersi affrontati e confrontati al tavolo della trattativa per il rinnovo contrattuale, hanno parlato ancora una volta all’unisono sul vero punto di sfida per sindacati e impresa metalmeccanica nei prossimi anni: riempire di contenuti un contratto nazionale in cui gran parte degli elementi sono lasciati alla trattativa decentrata.

Nell’introdurre i lavori dell’Assemblea Generale 2017, il Presidente uscenteStorchi ha ricordato le iniziative promosse da Federmeccanica in questi ultimi quattro anni: certamente il Contratto Nazionale è stato il risultato più importante. “La sfida è lanciata – ha detto Storchi – Adesso il senso del dovere e di responsabilità richiede agli imprenditori, ai loro collaboratori e ai sindacati di impegnarsi con determinazione senza pregiudizi per realizzare ciò che è stato deciso di portare avanti. Il futuro si fonda, infatti, sulla collaborazione a tutto campo, sulla condivisione degli obiettivi, sul coinvolgimento, sulla responsabilità e sui legami di rete. Idee e soluzioni che lascio ad Alberto Dal Poz e a Federmeccanica affinché le promuovano nelle imprese, nel sistema Confindustria, nelle relazioni con i Sindacati, così come nelle politiche territoriali e nazionali”.

“Oggi – ha sottolineato Dal Poz – non celebriamo solo il nuovo Contratto, quanto piuttosto gli elementi che hanno permesso di definirlo, così come i significati che porta con sé: il primo di questi è il superamento di quell’idea di “conflitto sociale” che ha segnato l’intero Novecento”.

Maurizio Landini, pur sottolineando l’importanza dell’essere arrivati ad un accordo condiviso, ha sottolineato che la parte difficile della sfida arriva ora: “Abbiamo cercato intese sui singoli punto non nell’ottica di un puro scambio  – ha detto Landini – ma cercando di guardare avanti. Era la prima volta che andavamo dai lavoratori senza poter dire loro concretamente quanto sarebbe stato l’aumento contrattuale, ma abbiamo dato loro elementi innovativi su welfare, formazione e con un pezzo di contrattazione aziendale. Il problema ora è cosa faremo in questi anni. Siccome abbiamo detto ai lavoratori che ci sono più livelli, anche innovativi, ora è la somma che fa il totale. Abbiamo detto che la ricchezza va redistribuita in fabbrica, ma se alla fine di questa somma non rientrano i salari dei lavoratori, la prossima volta non ci faranno sperimentare più”.    

Su questi temi è intervenuto nel corso dell’assemblea anche il Ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda, che ha detto: “Fare un lavoro di unità per rimanere fermi sono capaci tutti. Fare un lavoro di unità quando si va avanti e si fa un contratto come quello che hanno fatto loro non è banale per niente in questo Paese”. “Questa – ha aggiunto Calenda – è una società che deve modernizzarsi. Gli investimenti nell’innovazione e nella crescita, che deve essere tecnologica, ma anche culturale e di competenza – è una cosa che ci fa vincere o non vincere la sfida che abbiamo davanti che è velocissima quindi non è che ci possiamo fermare”.

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