Avevamo la luna (e l’abbiamo perduta)

Avevamo la luna e l’abbiamo perduta. Erano gli anni ’60 gli anni del boom economico, anni in cui il miracolo è stato di tale eccellenza da non essere compreso e da spaventare la classe dirigente nazionale e anche internazionale. Una serie di fattori fecero sì che nel nostro paese innovatori del calibro di Adriano Olivetti, Enrico Mattei, o Fiorentino Sullo (autore di una riforma urbanistica illuminata per cui fu osteggiato e stritolato politicamente) mettessero in luce l’Italia e gli italiani.

Innovazione, sostegno, crescita culturale non vanno d’accordo con chi vuol proteggere previlegi e rendite di posizione. E il miracolo non proseguì. Questa dura verità, ben raccontata in un saggio di Michele Mezza noto giornalista RAI, autore del libro "Avevamo la Luna. L’Italia del miracolo sfiorato vista cinquant’anni dopo" è lo spunto del dibattito che giovedì 27 marzo si svolgerà a Firenze partire dalle ore 18.00 presso l’Hotel Astoria, in Via Del Giglio, 9.

Un incontro che pone le domande sull’oggi, partendo da ciò che sappiamo del passato per comprendere se Imprese, Rete e Creatività possono far rinascere economicamente il paese. A discutere di questa possibilità, Riccardo Nencini, Viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Gianni Camisa, Amministratore Delegato Dedagroup S.p.A, tra i maggiori gruppi italiani nel mercato ICT, ed Eugenio Occorsio, Capo Servizi Affari & Finanza, La Repubblica, giornalista di finanza internazionale ed autore di numerosi libri.

La tesi del libro di Mezza apre così un dibattito su cui riflettere accuratamente: per lui, infatti, è in quel periodo che è nato il bipartitismo italiano. Ma Mezza dice di più: parla di un Paese eterodiretto, controllato da chi aveva vinto la guerra: gli Usa, con la Cia, in testa.

L’Italia delle innovazioni esiste anche oggi, ma pare non accorgersi (o non vuole) del meraviglioso popolo delle partite iva, dei nostri ragazzi che progettano App e videogiochi acquistati dal resto del mondo, non punta sulle eccellenze (il biomedicale tanto per dirne una). Se pensiamo che negli anni ’60 due giovani neppure ventenni, Giovanni De Sandre e Gastone Garzera erano riusciti a ridurre di 150 volte le dimensioni di un calcolatore, inventando il prototipo del pc con la Programma 101 grazie all’Olivetti possiamo solo essere orgogliosi. Ma possiamo solo vergognarci se pensiamo che l’Olivetti, che era la prima azienda al mondo per lo sviluppo delle nuove tecnologie, è la stessa azienda che il 31 agosto 1964 fu ceduta alla General Electric, con il parere favorevole dell’uomo Fiat, Vittorio Valletta e di Eugenio Scalfari. Che dire? Mi viene in mente il titolo di un famoso libro da dedicare ai giovani di oggi: “Io speriamo che me la cavo”

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