Austerity coattaSpending review: rischia il direttore Bonaretti

Vittima dei suoi stessi auspici di risparmio amministrativo? Fu il direttore generale del comune di Reggio Mauro Bonaretti a farsi in tempi non sospetti, portabandiera dell’austerity comunale. In un apprezzato e citatissimo intervento sul Sole 24 Ore, pochi anni fa, aveva descritto la necessità di tagli alla complessa e troppo burocratica macchina comunale. A cominciare da quegli assessori, troppi più di dieci, le cui funzioni, secondo l’allora profeta della sobrietà dell’ente locale, si sarebbero tranquillamente potute accorpare in 6-7 uffici.

Nel frattempo, crisi economica e patto di stabilità hanno via via ridotto gli introiti anche per i comuni più virtuosi e obbligato a bilanci decisamente più sotto controllo. Le consulenze a pioggia, sullo scibile umano e per “ammorbidire” possibili centri di peso elettorale, si sono ridotte all’osso. E i puristi del bilancio, quali appunto il direttore generale del comune di Reggio (figura peraltro non obbligatoria ma facoltativa per legge) si sono arroccati sul mantenimento del possibile. Senza più tante spinte in avanti.

Sul prosieguo delle attività professionali di dipendenti, tecnici e dirigenti del comune, plana infine il decreto sulla Spending review: nelle pubbliche amministrazioni via il 20% dei dirigenti e il 10% dei dipendenti semplici, sostanzialmente mediante il metodo del prepensionamento. I tempi saranno comunque lunghi e lo Stato non può obbligare in questo modo i comuni al risparmio. Ma la schema di dimagrimento della pianta organica andrà seguito: chi ci riesce coi pensionamenti già previsti entro il 2013-2014 bene, altrimenti qualcosa si dovrà fare.

Ed a questo punto scatterà probabilmente un meccanismo che andrà a toccare quelle figure che, pur tra eventuali apprezzabili risultati, non sono da considerarsi necessarie. Come appunto l’ambita e assai onerosa poltrona da direttore generale su cui siede da tempo Bonaretti. Come lui, saranno messe in discussione altre “profumatissime” funzioni dirigenziali, specie quelle di area politica (anche se indirettamente).

In questi mesi la discussione in sala Tricolore sulla necessità di risparmiare i costi della macchina pubblica è stata molto accesa. Diverse mozioni di iniziativa popolare, tendenti a “salvare” circa 500mila euro all’anno di soldi pubblici, sono state bocciate dalla maggioranza al grido di “dagli al populismo, qui si attenta al funzionamento democratico del comune”. Ora le stesse proposta cacciate dalla porta dai consiglieri, rientrano dalla finestra per effetto del governo Monti. Che, si badi bene, Massimo D’Alema definisce di “centro-sinistra”

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