Firenze – Potrebbe non esserci niente, o meglio niente di pericoloso per la salute. Se lo augurano tanto i cittadini che hanno partecipato, che gli esponenti del M5S che hanno organizzato l’assemblea che si è tenuta ieri martedì 15 marzo presso l’MCL di San Bartolo a Cintoia. Perché qualcosa che non quadra c’è, non foss’altro la reticenza del Comune, come chiarisce Arianna Xekalos, consigliera pentastellata del consiglio comunale che sta portando avanti, con gli altri colleghi, la partita. Tant’è vero che si contano una conferenza stampa, varie interrogazioni sia al Quartiere4 (dove il riferimento è Giampiero Palazzo, il consigliere pentastellato che ha iniziato la partita) sia in Comune, sia in consiglio regionale. Ma nonostante questo, ancora chiarezza non è stata fatta.
Ecco qual è l’argomento: l’area detta dai residenti del “Campone” vale a dire quel “pezzo di terra” che se ne sta accanto al Cavallaccio e su cui si affacciano varie palazzine di cittadini che dalle finestre possono con tutto l’agio scrutare in quel pezzo di campo verde. Un’area su cui insiste da tempo la destinazione di interesse collettivo da concretizzarsi in un bel polo sportivo, magari con piscina olimpionica, come da ipotesi. Un’area da costruire in project financing, ovvero con la partecipazione di un privato, che potrebbe magari chiedere anche qualcosa di più, come, ad esempio, la realizzazione di un punto di ristoro e servizi. Qualcuno avrebbe ipotizzato anche degli esercizi commerciali, anche se la vicinanza con il centro commerciale è veramente poca. Tuttavia, non si potrebbe scartare l’idea di aprire negozi “dedicati” alle attività sportive.
Checchè se ne pensi di questo progetto (che per ora non ha preso piede anche perché gli investimenti, da parte dei privati, sarebbero veramente molto alti a fronte di un rischio difficilmente misurabile) in realtà il vero nocciolo della questione risiede in quello che sta diventando, almeno agli occhi dei cittadini, un mistero: cosa c’è sotto l’erba del Campone? Amianto? Idrocarburi? Niente di nocivo? Mistero non misterioso per l’amministrazione, che risponde alle interrogazioni dei consiglieri pentastellati in modo tranquillizzante. si parla anche di un monitoraggio dell’Arpat che non avrebbe dato riusltati significativi.
O almeno, questa è la versione ufficiale. Ma alcune crepe si scorgono: ad esempio, come dice la consigliera Xekalòs, a fronte di reiterate richieste, non è stato possibile per ora vedere i risultati dell’Arpat. Ma la cosa più inquietante, ed è Giampiero Palazzo, consigliere di quartiere 4 e residente in zona a riportarlo, è che lo “storico” dell’area non è proprio di quelli immacolati. Ad esempio, nel 1989 si seppe che alcune carrozze ferroviarie contenenti amianto che non erano state smantellate dalla ditta incaricata, furono riportate a Firenze. Era il famoso caso dell’Isochimica di Avellino. E’ un fatto che nel 2002 l’area venne transennata, anche se alle analisi dell’Arpat di allora non risultò niente di particolare. Un altro fatto è che, alle interrogazioni (3) poste dai consiglieri pentastellati in Comune, in cui si chiedeva nello specifico se era stata rilevata la presenza di amianto, venne risposto “che non c’erano idrocarburi”.
Insomma ai cittadini intanto il sospetto che qualcosa di poco chiaro nella vicenda ci sia, è venuto. Anche perché si comincia a scoprire che negli anni i residenti accanto all’area avrebbero individuato qualcosa che li ha insospettiti, e cominciano a correre voci di chi avrebbe avuto vesciche insolite ai piedi, apparse dopo essersi recato magari calzando sandali o ciabatte col cane a passeggio sull’erba del Campone, altri ancora avrebbero notato strani malesseri agli animali. Voci, certo, ma che cominciano a correre allarmando la piccola comunità, tant’è vero che alcuni cittadini si sono recati per sporgere denuncia al Noe, dai Carabinieri. E almeno un esposto sui fatti raggiungerà presto la Procura. Intanto, come informa Arianna Xekalòs, dopo una serie di rinvii, l’assessore all’ambiente Bettini ha infine risposto che “sarebbero stati conferiti al Cavallaccio migliaia di metri cubi provenienti dall’area ferroviaria dismessa di Porta a Prato”. E il dubbio che si impone, dicono gli esponenti pentastellati è “che possano essere quelle carrozze piene d’amianto indicate dal pretore Deidda nel 1989, a seguito del sequestro dell’Isochimica di Avellino”.
Infine, le foto. Ci sono immagini, illustrate ieri, che , ingrandite, danno la visione di una singolare porzione di terreno percorsa da file parallele e ondulate. “Perché non concedere uno scavo preventivo di analisi nell’area?” si chiedono, e chiedono, dunque i cittadini. Tant’è vero che qualcuno azzarda anche la possibilità di compiere dei “carotaggi” in modo privato sull’area, magari tassandosi tutti. Ipotesi che si rivela impraticabile, sia per questioni legali che per ragioni di tipo pecuniario. E poi, dice Xekalos, “anche eventuali riscontri di tossicità e inquinamento non avrebbero comunque nessun valore probatorio”.
In realtà, dunque, il nocciolo del problema è: praticare delle analisi serie (“almeno 5-6 metri sotto la superficie”, dicono i pentastellati) nella terra del Campone per capire, una volta per tutte, se c’è, e, se venisse confermato che qualcosa c’è, che cosa c’è, sotto quel prato. “Non pensiamo di chiedere molto – dicono i cittadini – dal momento che è responsabilità precisa prima di tutto del sindaco di tutelare la salute pubblica. Noi non diciamo che la zona è pericolosa, ma vogliamo sapere se dobbiamo preoccuparci davvero o no”. Insomma, alla fine la domanda rimane: cosa c’è sotto il “Campone”?