Aria inquinata: lo scienziato contro il ministro

Polemica fra l’ecologo Tilche e Matteo Salvini sul blocco del diesel Euro 5

Salvini contro il suo governo e, di conseguenza, lo scienziato e professore contro il ministro. La querelle è larga e la posta in gioco, se non fosse per un certo verso ridicola, è alta. Ovvero la vita umana che, mentre nessuno al governo si agita più di tanto se viene cancellata dalle guerre, tanto meno sembra di rilievo se va protetta giorno per giorno, anche in pace, dall’agguato dell’aria inquinata da mezzi di trasporto privati che sembra comodo usare e che, se proibiti, tutto procurano fuorché popolarità. Andrea Tilche, ecologo e biotecnologo di lungo corso e docente all’università di Bologna, attacca il ministro Salvini, che in nome e della libertà di girare in auto anche altamente inquinanti e di prendersi gli applausi degli automobilisti più incalliti, lo scorso 10 giugno è perfino andato contro il suo stesso governo.

La Lega ha proposto un emendamento per rinviare di un anno la misura approvata dal governo Meloni nel 2023, per non incorrere nella procedura di infrazione annunciata dalla Ue, secondo cui è previsto che dal prossimo 1* ottobre siano esclusi dalla circolazione nelle aree  più inquinate della pianura padana, i mezzi diesel Euro 5. Essendo il diesel il principale responsabile delle emissioni di biossido di azoto (No2), inquinante che in quelle zone non si è ancora riusciti a riportare ai valori limite ammessi dalla normativa in corso per tutelare la salute umana. Essendo l’No2,  il più pericoloso tra gli inquinanti dell’aria dal punto di vista tossicologico tanto che numerosi studi hanno evidenziato una associazione statisticamente significativa tra le concentrazioni atmosferiche giornaliere di No2 e le consultazioni mediche, i ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie, la sintomatologia respiratoria nei bambini e l’incidenza di attacchi d’asma, come è stata anche riscontrata un’associazione significativa tra le concentrazioni atmosferiche del biossido e la mortalità giornaliera in varie città.

Il professore si ribella,  confutando il ministro con argomenti non tanto politici quanto basati su evidenze scientifiche e razionali, come fa nel suo intervento su “Ambiente e non solo”. Inizia definendo “Molto brutte le dichiarazioni del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti in relazione al blocco alla circolazione nel periodo autunno-invernale di veicoli Euro 5 diesel nelle 4 regioni padane (in aree urbane con più di 30.000 abitanti tra le 8,30 e le 18,30 dei giorni feriali). Il Ministro accusa nelle sue dichiarazioni la Commissione Europea e la sua Presidente, secondo lui colpevole dell’approvazione del Green Deal, concludendo che i consumatori non vogliono l’elettrico” . Non ci va leggero Tilche:  “In pochissime parole il Ministro ha inanellato una serie di falsità e di sciocchezze che supera ogni livello ammissibile e non può che definirsi malafede”.

 Insomma Salvini ciurla nel manico, si sdegna Tilche: “Veniamo ai fatti. Il blocco alla circolazione degli Euro 5 diesel è previsto dal Decreto Legge del 12/9/2023 n. 121 emanato dal governo Meloni. Questo testo di legge prevede norme, concordate con le Regioni interessate del bacino padano, per assicurare la piena esecuzione di due sentenze della Corte di Giustizia europea relative al mancato rispetto delle Direttive sulla qualità dell’aria per il sistematico superamento dei limiti di Pm10 e No2 (indicati dal D.Lgs 155 del 2010) e quindi evitare una condanna a sanzioni pecuniarie molto onerose”.

 Così, molto probabilmente non per convinzioni ambientaliste ma per non dover sborsare una bella somma di euro, il governo Meloni era corso ai ripari. Ma tant’è. In ogni caso,  senza guardare al perché fossero stati decise, si tratta misure   utili a difendere la salute delle persone. E a questo guarda il professore. Ma arriva Salvini che va oltre alla salute e perfino ai soldi. Tilche, nel contestarlo, richiama con precisione la misura prevista dal governo: “Una norma  tutta italiana – scrive – in accordo con le quattro Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna”. Lo fa per adeguarsi a non dover pagare pegno di fronte alle già scattate sentenze europee: “Le sentenze della Corte di Giustizia europea riguardano le Direttive sulla qualità dell’aria che hanno a che fare con la salute dei cittadini e non fanno affatto parte del Green Deal che riguarda le politiche climatiche e le emissioni di CO2 e di altri gas a effetto serra”. Dunque il Green Deal da lui citato esecrato non c’entra, ma chi se ne importa, secondo il ministro.

Ma non basta. Continua Tilche: “Il Ministro accusa la Commissione di aver approvato il Green Deal, come se la Commissione Europea potesse legiferare al di sopra del volere degli stati membri. È bene ricordare che il processo legislativo dell’Unione comporta una lunga fase negoziale tra la Commissione, ove siede un Commissario di ogni paese, il Parlamento Europeo – in cui siedono rappresentanti eletti da tutti i cittadini europei – e il Consiglio, ovvero con i rappresentanti di tutti i governi. Qualsiasi legge europea deve essere approvata dai governi, e i governi hanno tutti contribuito alla sua definizione. Facile gioco mettere le colpe sull’Europa, facendo finta che l’Italia non ne faccia parte”. E qui Tilche castiga il vizio ricorrente di Salvini: noi e loro, come se loro non comprendessero noi.

 Ma veniamo al merito, ovvero la questione dell’Euro 5 diesel. Intanto non facciamo i difensori degli investimenti dei cittadini che sarebbero costretti a buttare via le macchine appena comprate, puntualizza Tilche: “Si tratta di veicoli che hanno tra i 10 e i 16 anni di vita, quindi non lontani dalla rottamazione. Il D.L. 121 sopra ricordato ha anche stanziato 500 milioni di euro per facilitarne la sostituzione”. Dopodiche’ il nocciolo della questione che supera qualsiasi calcolo economico: “Sarebbe bene ricordare al Ministro che le stime dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, fatte con metodologie condivise e accettate dagli stati membri, portano a calcolare in circa 15.000 i decessi precoci ogni anno causati dall’inquinamento atmosferico dovuto ai trasporti, la gran parte dei quali concentrati nelle quattro regioni del Nord Italia. Non è solo l’Agenzia Europea a quantificare le vittime, ma perfino il Ministero dell’Ambiente italiano (almeno fino al 2022) a certificare l’enorme costo sociale dell’inquinamento atmosferico causato dai trasporti, stimato in una media di 12 miliardi euro l’anno nella decade 2011-2021”.

 E invece Salvini si scaglia contro l’elettrico, non lo vogliono neanche i cittadini, sbandiera. “La transizione verso l’auto elettrica – gli ricorda il professore –  non è solo necessaria per rispondere ai nostri impegni internazionali in materia di clima, ma comporterebbe benefici sanitari e sociali, abbattendo le emissioni non soltanto di Co2 (anidride carbonica) ma di tutti i principali inquinanti atmosferici generati dai motori endotermici. E quando abbiamo numeri di morti all’anno equivalenti ad una guerra e costi sociali del volume di una legge finanziaria, la politica è tenuta a intervenire. Ben venga allora la norma europea che dal 2035 vieta l’immatricolazione di veicoli con emissioni di CO2 allo scarico superiori a zero, che porterà con sé un drastico miglioramento della qualità dell’aria in particolare nelle città” . Ecco ministro, sarebbe bene,  piuttosto che ostacolare la lotta al biossido, concentrarsi anche nel combattere il resto degli inquinanti e accelerare, piuttosto che irridere, il ricorso a mezzi di trasporto meno inquinanti.

Tanto più che, mentre lo scienziato ammonisce il ministro che, pur di difendere l’auto così com’è, vuole rimandare perfino le poche misure prese dal suo stesso governo per attutire i danni dei carburanti più pericolosi, considera l’Europa, che invece chiede più rigore a difesa della salute,  come un ente astratto che non si sa chi ne faccia parte, certo non noi e tantomeno lui. E mentre le evidenze ferroviarie non mostrano Salvini neanche tanto impegnato a migliorare il trasporto pubblico che potrebbe almeno in parte sostituire quello privato, i dati sulla qualità dell’aria non tranquillizzano per niente.

Infatti non consolano le ultime rilevazioni sulla quella dell’aria italiana fatte dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile, promosso da Kyoto Club e Clean Cities Campaign, in collaborazione con ISDE (Associazione italiana medici per l’ambiente) sulla base dei dati forniti dalle agenzie regionali e dalle province autonome per la protezione dell’ambiente. I dati riguardano 26 città di 17 regioni italiane e 18 su 26 già a fine dello scorso aprile avevano superato dopo solo quattro mesi i nuovi limiti annuali per le medie giornaliere di Pm10 (le polveri sottili), Pm2,5 ( le polveri sottilissime ancora più facilmente e dannosamente inalabili) e l’No2) , introdotti dalla Direttiva Europea 2881/2024. Tanto che il presidente dell’Associazione Medici per l’Ambiente, Roberto Romizi, ha scritto ai 18 sindaci per segnalare la situazione. A Milano, Torino e Vicenza sono già stati superati i limiti per tutte e tre queste sostanze inquinanti e dannose per la salute umana. In altre città sono stati superati per più di un terzo dei giorni il limiti del Pm10 e del  Pm2,5 (Padova, Brescia e Milano) o del biossido di azoto (Napoli, Palermo, Messina e Genova). A Napoli addirittura per  81 giorni su 151, aggiungendosi il traffico navale a quello stradale.

 Questo già solo volessimo seguire a dovere la norma europea. Se poi si tengono in considerazione per lo stesso,periodo le linee guida 2021 dell’OMS, che trattandosi dell’Organizzazione mondiale della sanità sono le uniche a poter vantare di tutelare senza compromessi la salute umana e dunque sono più rigorose, si scopre,  per esempio, per il Pm2,5, la tipologia di polveri sottili più insidiose per la salute, hanno superato quei valori ovunque, con il massimo di 90 giorni su 151 verificatisi a Brescia, ma in varie altre città non si è molto lontani.

In foto Matteo Salvini

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