Aprirsi al nuovo, senza paura

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Mauro Severi, presidente Unindustria Reggio Emilia

Se riferito alle questioni economiche e sociali, questo convincimento porta con sé l’illusione che per risolvere un problema complesso sia sufficiente una decisione del Fondo Monetario, una Legge o cinquemila soldati dell’ONU. Se consideriamo la recente crisi greca rileviamo che i punti di riferimento sono stati la percentuale di debito pubblico sul Pil o il tasso di crescita di quest’ultimo. Indicatori certamente fondamentali che, tuttavia, ci dicono ben poco non solo sullo stato delle imprese greche, ma anche e soprattutto, sulla qualità della vita dei cittadini: dai giovani senza futuro agli anziani che sopravvivono con 300 euro di pensione mensile; dai capifamiglia senza lavoro al piccolo imprenditore costretto a sacrificare la propria attività.

Dunque, se da una parte dobbiamo rigettare la demagogia crescente, dall’altra dobbiamo guardarci dal rischio di non saper ascoltare gli uomini e le donne della nostra società. In tale prospettiva il nostro sei per cento di disoccupazione rappresenta un dato inquietante per una comunità, come quella reggiana, che per oltre un decennio aveva sperimentato il meritato privilegio della piena occupazione. Nel volgere di pochi anni siamo passati dalla certezza – fondata su una diffusa soddisfazione individuale e sull’orgoglio di chi ha costruito con le sue mani il proprio benessere – a una condizione di grande insicurezza. All’origine di tutto ciò c’è il mondo che ha maturato la nuova dimensione definita “globalizzazione”.

Un processo complesso che ha interessato gli stati; la finanza, sfuggita a ogni controllo; le imprese; la società e le persone. Gli italiani, e i reggiani con loro, hanno iniziato così ad avere paura. Paura per se stessi, per le loro famiglie, per i loro averi e per le loro comunità. Per quello che so la paura è una condizione naturale ed è proprio la paura che mette in moto i vitali meccanismi d’adattamento, premessa indispensabile per continuare a prosperare. Ma attenzione, “adattarsi” significa “cambiare”; vuol dire, in altri termini, dare un ordine diverso alle cose esistenti per migliorare la propria condizione.

In natura le specie animali o vegetali e le organizzazioni sociali che si dimostrano incapaci d’adattarsi, vale a dire di cambiare, si condannano all’estinzione. La lezione è chiara: resistere non serve. Alle grandi trasformazioni si risponde adattandosi al nuovo. Ripensare la propria azienda, i confini e l’identità del proprio territorio, il ruolo e l’identità della propria città e persino le vita di lavoro di ciascuno, è oggi un esercizio indispensabile, certamente faticoso, ma anche entusiasmante. Mi riferisco a una predisposizione al nuovo fondata non su meschine ambizioni personali, ma su visioni alte, sulla condivisione delle stesse, sulla solidarietà e sulla buona volontà.

Questi devono essere per noi valori non negoziabili. Il nostro stesso successo economico si è potuto realizzare grazie a queste solide fondamenta ideali e morali. Personalmente ho il rammarico di constatare che, nonostante il grande sforzo delle nostre imprese – ancora una volta campioni nazionali di export e competitività – non si riesce ancora a intravedere la luce in fondo al tunnel della crisi che ha colpito anche questa terra. Gli industriali reggiani stanno facendo l’impossibile – con successo – ma hanno ora bisogno di avere al proprio fianco l’intera comunità, l’intero il territorio e l’intero Paese.

Anche in questo caso la condivisione delle visioni, degli obiettivi, degli investimenti e dei rischi rappresenta l’elemento indispensabile del successo. Ho piena fiducia nella nostra gente, siano essi imprenditori, amministratori, dipendenti, giovani o pensionati. Sono convinto che insieme vinceremo questa battaglia per il futuro e lo faremo non erigendo barricate contro la storia ma guardando avanti, come da secoli siamo abituati a fare. Con l’epopea delle Reggiane abbiamo imparato a costruire aerei, oggi non dobbiamo avere paura di volare nel mondo per conquistarlo con i nostri valori, i nostri prodotti e il nostro stile di vita. Con questo convincimento auguro a tutti i reggiani un periodo di meritato riposo dopo un anno di impegno e di duro lavoro.

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