Anziani, cresce il bisogno, Saccardi: “Riorganizziamo risorse e modalità di servizio”

Firenze – Chi ha paura del 2025?   Questa è la data  in cui i  protagonisti del baby boom  del secondo dopoguerra avranno ottant’anni.  La crescita della  popolazione anziana è un fenomeno  mondiale  ma in Italia è più forte che  altrove e  la  Toscana è ai primi posti per l’aspettativa di vita.  Un fenomeno che sarebbe stato un tempo salutato con entusiasmo ma che oggi genera anche preoccupazione.   In particolare, siamo passati  a toni allarmati sulla tenuta del sistema sanitario e del welfare. Qualche opinionista ha detto che “gli anziani assorbono sempre più risorse…. rischiano di mettere a rischio la sostenibilità del servizio sanitario nazionale”. Ma è davvero così?  Ne abbiamo parlato con l’assessore al diritto alla salute e al welfare  Stefania Saccardi

Una  delle problematiche maggiori è la non autosufficienza.  Come interviene la Regione?

“L’assistenza alle persone non autosufficienti, prevalentemente (ma non esclusivamente) anziane, è, da tempo, una delle emergenze sociali non adeguatamente affrontate nel nostro Paese, peraltro uno dei Paesi più longevi al mondo. Le risposte assistenziali sono inadeguate, sia per le risorse complessive disponibili, quanto per le modalità di organizzazione e utilizzo delle stesse. Una delle conseguenze più rilevanti dell’invecchiamento demografico, sia per la valutazione della qualità di vita dei soggetti anziani che per l’assetto organizzativo del welfare, è il bisogno di assistenza più o meno continuativa per l’inabilità temporanea o definitiva di svolgere le attività di vita quotidiana. La progressiva riduzione dell’autonomia funzionale nella popolazione anziana e l’insorgere di patologie invalidanti con il progredire dell’età assume dimensione sociale tutt’altro che trascurabile, anche nella nostra realtà: cresce infatti la presenza anziana all’interno delle famiglie per cui si calcolano in 629 mila le famiglie toscane con almeno un anziano presente, e in circa 396 mila quelle composte soltanto da anziani. Gli anziani che vivono da soli sono circa il 26% del totale.

I problemi veri che premono sulla sostenibilità dei modelli di welfare in realtà sono la scomparsa delle reti familiari e comunitarie e un’organizzazione della società che non è a misura di persona anziana. E’ quindi sempre più evidente che il bisogno espresso dalla fascia di cittadinanza ultra sessantacinquenne è in vertiginoso aumento, ma anche soggetto a cambiamenti sostanziali per quantità e qualità. Anche in Toscana recentemente si è iniziato ad attivare un percorso di riorganizzazione dei servizi socio sanitari che è stato formalizzato con le recenti riforme, dal momento che si è preso atto che le condizioni stavano mutando drammaticamente. L’obiettivo è stato quello di ridefinire il ruolo della Residenzialità Assistenziale, prendendo atto dell’alto livello assistenziale che caratterizza le strutture ad oggi esistenti in Toscana e, quindi, affidando loro compiti di continuità assistenziale, prevenzione della non autosufficienza e sostegno alla cronicità.

In definitiva la pressante sfida dei prossimi anni sarà quella di riuscire a farsi carico del crescente e diverso bisogno sociale e sanitario, riallocando e razionalizzando le risorse oggi disponibili, situazione che spingerà a rafforzare il processo di messa in rete dei soggetti operanti sul territorio, supportati anche dai modelli ispirati alla continuità ospedale/territorio e alla medicina di iniziativa sui quali la Toscana sta focalizzando l’attenzione e sta puntando con forza”.

Qual è la situazione in Toscana?

“La nostra regione, all’interno del sistema Italia, è una delle regioni più vecchie: nel 2016 la popolazione over 65 anni (933.022) risulta essere il 24,92% della popolazione totale, mentre la percentuale di soggetti over 75 anni (492.093) rispetto a tutti i residenti anziani è risultata superiore al 52,74% del totale.

L’indice di vecchiaia, ovvero l’indice che rappresenta il grado di invecchiamento di una popolazione dato dal rapporto percentuale tra il numero degli ultra sessantacinquenni ed il numero di giovani fino ai 14 anni, è aumentato sensibilmente nel corso dell’ultimo triennio passando dal 187,5% nel 2013, al 190,1% nel 2014 e infine al 192,9% nel 2015 con un incremento al 195,4% (stima sulla base di dati non definitivi) nel 2016, quando, in base ai dati recentemente pubblicati, si sono raggiunti il minimo storico delle nascite e un saldo negativo, condizionato non solo dai decessi ma anche da un’impennata delle emigrazioni, di ben 86mila unità”.

 Come si sta attrezzando la Regione Toscana in previsione della forte crescita di ultraottantenni?   

“L’invecchiamento della popolazione è uno dei fenomeni più significativi del 21esimo secolo che ha conseguenze importanti e di ampia portata per tutti i settori della società e a livello globale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in quasi tutti i Paesi del mondo la proporzione di persone con più di 60 anni sta aumentando più velocemente delle altre fasce di età.

Il numero sempre crescente di ultra64enni costituisce, come indicato dall’OMS, “un trionfo ed una sfida per la nostra società”. Una longevità sempre in aumento è uno dei grandi successi dell’umanità. Si vive più a lungo grazie a migliori alimentazione, igiene, progressi nel campo della medicina, cure mediche, istruzione e benessere economico. Le persone vivono meglio e più a lungo rispetto al passato: il miglioramento delle condizioni generali di vita, unito al declino dei tassi di fertilità, spiega l’invecchiamento della popolazione che presenta al contempo sfide sociali, economiche e culturali a individui, famiglie, società e alla comunità globale. Attraverso il Fondo per la non autosufficienza, istituito in Toscana nel 2008, siamo in grado di monitorare le esigenze degli anziani e delle loro famiglie ed adeguare le politiche regionali ai mutamenti sociali”.

Quali sostegni alle famiglie che vogliono evitare il ricovero in istituto?

“La filosofia che sta alla base degli interventi realizzati con il Fondo per la non autosufficienza è quella di fornire alla famiglia il sostegno necessario alle funzioni assistenziali che permettano la permanenza dell’anziano nella propria abitazione, sia attraverso interventi domiciliari sociosanitari forniti direttamente dal servizio pubblico che tramite titoli per l’acquisto di servizi. Annualmente circa il 40% delle risorse del fondo sono utilizzate per fornire direttamente questi servizi alle famiglie mentre il 25% delle risorse sono utilizzate per i titoli d’acquisto. Il 10% delle risorse sono utilizzate per inserimenti in centri diurni.

stefania-saccardiParticolari provvidenze sono state previste dalla Regione Toscana con la per le disabilità gravissime. Quali procedure per accedervi?

“Per quanto riguarda il sostegno che Regione Toscana prevede per le persone con disabilità gravissime, finalizzate al mantenimento di queste al domicilio, le risorse messe in campo annualmente ammontano a circa 11 milioni di euro. Si tratta dei fondi ministeriali per le non autosufficienze, il cui 40% è vincolato alle gravissime disabilità, compresa la SLA. In assenza di criteri ministeriali, sono state rese disponibili a favore delle zone-distretto/Società della Salute toscane circa 10mln di euro per assicurare risposte al bisogno di assistenza domiciliare espresso da parte delle persone con disabilità gravissima. Le risorse sono utilizzate per l’erogazione di contributi economici mensili – previsti su due livelli, rispettivamente di 700 e di 1.000 euro – che consentono alle famiglie che hanno in carico persone con gravissime disabilità di poter assumere un “care giver” per il supporto alle loro necessità assistenziali. Inoltre è riconosciuta alle zone-distretto la possibilità di utilizzare una percentuale non superiore al 10% delle risorse assegnate per dare continuità a progetti già avviati per evitare o differire l’istituzionalizzazione e favorire la domiciliarità delle persone con gravissime disabilità, nell’ottica di un miglioramento della loro qualità di vita.

Inoltre sono stati destinati alle aziende Usl circa 4 mln di euro per interventi già avviati e da avviare al fine di sostenere l’assistenza domiciliare alle persone affette da SLA per l’anno 2017. L’intervento, che si concretizza nella erogazione di un assegno di cura mensile di 1.650 euro, è attivo in Toscana fin dall’anno 2009, quando la nostra Regione, per prima in Italia, ha riconosciuto ai malati di SLA e delle malattie dei motoneuroni il diritto di poter essere assistiti in modo adeguato presso il proprio domicilio, all’interno del proprio contesto familiare, anche nelle fasi avanzate della malattia.

Da non dimenticare infine i 9mln di euro che ogni anno la Giunta Regionale destina ai progetti di Vita indipendente, per circa 800 persone, disabili gravi, con un contributo mensile che va dagli 800 ai 1.800 euro.

Per accedere a questi contributi il cittadino deve rivolgersi alla asl di residenza che avvia il percorso di presa in carico della persona, valutazione del bisogno attraverso l’equipe multiprofessionale e concorda il Progetto di assistenza e la prestazione più appropriata”.

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