Anniversario alluvione Firenze: il rischio come condizione ordinaria e strutturale

Un volume monografico della rivista Testimonianze

Manca poco più di un mese alla celebrazione del sessantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze (4 novembre 1966) e la rivista Testimonianze ha pubblicato un volume speciale che comprende anche la riflessione sull’alluvione nell’alta Versilia del 19 giugno 1996. Titolo: “1966 e 1996 – Ripensare le alluvione al tempo del cambiamento climatico”.

La pubblicazione curata da Giorgio Federici e Severino Saccardi vuole essere un proseguimento del discorso aperto nel 2016 con La grande alluvione, volume del quale rivisita i temi e tratta quelli legati alla catastrofe della Versilia. Le domande alle quali i 45 interventi cercano di dare una risposta sono solo in parte le stesse di dieci anni fa e non solo perché riguardano anche l’episodio del 1996.

In questi ultimi anni è cambiata la consapevolezza dei rischi che nascono dal cambiamento climatico, rischi che proprio l’alluvione versiliese mise per la prima volta in evidenza. Gli scienziati ci informano che l’aumento del clima è già oltre la soglia di 1,5°C e che se in questo secolo dovesse superare il 2°C l’umanità incorrerebbe non in fenomeni atmosferici estremi, già presenti, ma nel rischio di estinzione. Intanto l’Italia è attraversata periodicamente da alluvioni e frane a Niscemi e in Molise: ma sono gli ultimi casi, non gli unici.

Le domande diventano allora più complesse: Come sono cambiate negli anni la memoria degli eventi catastrofici di Firenze e della Versilia e la percezione del rischio alluvionale? Cosa accadrebbe se si ripresentasse oggi una situazione meteorologica analoga? Cosa si è fatto in questi anni? Dopo 10 anni a che punto siamo con la cura dell’Arno? Come possiamo adattarci alle precipitazioni intense sempre più frequenti legate al cambiamento climatico?

Non si tratta più di ricordare un evento che ha visto una straordinaria resilienza da parte dei fiorentini e di un’altrettanta straordinaria solidarietà internazionale
per mettere in salvo un patrimonio dell’umanità e in generale una città unica sul pianeta. “La persistenza di memorie forti, legate a eventi emblematici, tende a mantenere il disastro dentro la forma dell’eccezionalità, mentre il presente impone di leggere il rischio come condizione ordinaria, diffusa e strutturale”, scrive l’antropologo Giovanni Gugg.

In quest’ottica «Testimonianze» prova a fare il punto sulla situazione attuale, con contributi di esperti in vari settori: da quelli caratterizzati da un approccio antropologico, filosofico e politico che guarda alla percezione del rischio da parte delle comunità, a quelli a carattere scientifico e tecnico relativi al ruolo dell’acqua e della sua gestione nella difesa del territorio.

Occorre avere un quadro il più possibile aggiornato e tutti gli attori in campo sono stati coinvolti: università, amministrazioni, i consorzi che hanno lavorato in questi anni e gli organismi che erano stati creati dopo gli eventi alluvionali.

Nel volume si discutono interventi concreti come quelli relativi alla gestione del sistema fognario. L’azione dei consorzi di bonifica i piani per la protezione dei beni culturali, l’educazione ambientale nelle scuole. Rispetto al volume del cinquantesimo, perciò, quello pubblicato in questi giorni (45 interventi fatti da 72 esperti nelle varie discipline interessate) ha un taglio più fattuale e operativo, più tecnico e scientifico.

In sintesi si possono riassumere così le risposte date dagli esperti:

Prima risposta: Oggi precipitazioni del tipo 1966 avrebbero effetti ancora catastrofici anche per il Centro storico solo in parte limitati dalle opere di laminazione ad oggi realizzate, di sistemi di previsione e dalle attività della protezione civile.
Seconda risposta: Il mondo è cambiato, Il quadro si è aggravato per gli effetti del riscaldamento globale del pianeta che è responsabile dell’aumento della frequenza delle precipitazioni intense. Il saggio coordinato dal meteorologo Bernardo Gozzini che analizza le precipitazioni di intensità anomala lo dimostra.
Terza risposta: E’ difficile distinguere l’emergenza dalla normalità. Il rischio è diventato una condizione ordinaria.

La speranza viene dal progresso della tecnologia e della scienza che mettono a disposizione sistemi di monitoraggio e modelli meteorologici sempre più affidabili, capaci di migliorare la previsione anche di eventi atmosferici concentrati e intensi. Questa è una speranza concreta: poter predisporre sistemi di allerta tempestivi per la Protezione Civile, per la popolazione e per una gestione più sicura delle infrastrutture idrauliche e del territorio.

Il volume viene presentato giovedì 1 ottobre 2026 alle 17,30 presso la sala Wanda Pasquini – Piazza della Madonna delle Neve , Le Murate, Firenze. Partecipano Laura Abbandoni, docente, IIS Liceo Leon Battisti Alberti di Firenze; Fabio Dei, antropologo, Università di Pisa; Paola D’Orsi, direttrice dell’Archivio di Stato Firenze; Giorgio Valentino Federici, professore emerito, Università di Firenze; Cristina Giachi, professore associato, Università di Firenze; Severino Saccardi, direttore di Testimonianze

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