Warhol ovvero la maturità ai tempi dell’effimero

Come avranno interpretato gli studenti il pensiero dell’artista sulla fama nella società contemporanea?

Beatrice Voltolini

Prima prova, maturità 2011: commento alla celebre frase di Andy Warhol sull’effimero e la fama nella società contemporanea.

Molti studenti delle scuole superiori hanno scelto di interpretare il pensiero dell’artista americano. Considerando che i maturandi in questione sono cresciuti in un’epoca in cui l’apparire appiattisce e sostituisce l’essere, come avranno decodificato la frase di Warhol?

Purtoppo la televisione e i sistemi mediatici della società occidentale, standardizzata, massificata, omologata, hanno divulgato messaggi e impresso valori (vuoti, sterili) che hanno sviluppato negli individui una forma mentis del tutto acritica e inconsapevole della propria incapacità di pensare, interpretare i fenomeni e il mondo circostante. Come una sorta di “nuova religione” fondata sull’immagine, sul successo, sul denaro e sulla popolarità, il mondo dello spettacolo ha sostituito i valori morali e religiosi individuando nella “fama” il fine ultimo dell’esistenza. I ragazzi cresciuti davanti alla televisione, aspirando al “successo a tutti i costi”, credendo che l’involucro esteriore costituisca un veicolo per giungere al proprio “momento di gloria”, effimero, tentano di lasciare un segno di sé nel mondo tramite l’utilizzo dei social network e di siti come Youtube.

Questi strumenti offrono democraticamente la possibilità di celebrare se stessi, indipendentemente dalla propria condizione sociale o dallo stato di appartenenza: ciò induce a credere che ogni individuo possa, improvvisamente, al di là del possesso di qualsiasi talento, diventare – anche soltanto per qualche istante – famoso. Come possono, ragazzini nutriti di Grande Fratello e Facebook, abituati a desiderare una vita sotto i riflettori, decifrare criticamente e contestualizzare la frase di Andy Warhol? Saranno riusciti, durante la stesura del tema, a prendere le distanze dalla realtà a cui appartengono per approcciare in modo critico la suddetta citazione? Avranno, alcuni di essi, avuto la capacità e il coraggio di rifiutare l’omologazione delle coscienze che tale società a contribuito a diffondere, e a riflettere oggettivamente sul fenomeno preso in esame?

Non ci resta che sperare che le nuove generazioni, almeno in parte, abbiano una sufficiente forza di volontà per rifiutare i modelli e le gabbie sociali con cui il mondo dello spettacolo e della comunicazione di massa ha cercato di annebbiare e reprimere il pensiero critico che, in potenza, é presente in ognuno di noi.

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