
E se all’Italia servisse uno shock libertario per uscire dalla crisi? Nell’epoca dei grigi tecnocrati con la calcolatrice in mano e gli occhi fissi sullo spread fa uno strano effetto un segretario di partito che parla come Mario Staderini, classe 1973. Se è vero che per i Radicali “parlano 40 anni di lotte, non di posizioni”, le grandi battaglie per i diritti civili e la libertà di scelta sono state messe al bando dall’agenda politica dei partiti maggiori, troppo impegnati a tenere insieme le varie “anime” e nella spartizione del potere. In questo quadro non stupisce che una proposta come quella avanzata da Staderini e dal segretario dei Radicali di Roma, Riccardo Magi, di legalizzare la prostituzione, abbia scatenato reazioni indignate e non solo nel mondo cattolico.
Segretario, all’Italia serve davvero uno “shock libertario”?
Sono convinto che aiuterebbe questo Paese a uscire dalla crisi. Dalla regolamentazione della prostituzione e dalla legalizzazione delle droghe leggere avremmo un risparmio enorme in termini di risorse. Basta pensare a quanto spendiamo in repressione e processi e a quanto potremmo risparmiare, anche grazie ai maggiori introiti che deriverebbero dalla tassazione. La verità è che il proibizionismo non funziona e non conviene. Non possiamo aspettare che le mafie continuino a inquinare la nostra economia e a comprare le nostre città con il fiume di denaro che garantiscono loro il traffico di stupefacenti e lo sfruttamento della prostituzione. Si stima che solo il mercato della droga in Italia frutti alla malavita 24 miliardi all’anno.
La vostra proposta di legalizzare la prostituzione ha suscitato diverse reazioni scandalizzate.
Di scandaloso c’è solo la realtà italiana in cui la prostituzione è nelle mani della criminalità. Un fenomeno sociale che andrebbe legalizzato e regolamentato è stato lasciato per anni alla gestione di sindaci sceriffi che con le loro ordinanze si sono preoccupati solo del decoro e dell’ordine pubblico e questi sono i risultati. Serve invece una legge nazionale che disciplini luoghi e modalità per l’esercizio di quella che, quando è una libera scelta, va considerata una professione.
In che modo può avvenire la regolamentazione?
Oggi non esiste il reato di prostituzione ma fino a quando sarà vietato organizzare l’attività, la criminalità continuerà ad avere il sopravvento, continueranno ad esserci fenomeni di sfruttamento e in molti casi una vera e propria riduzione in schiavitù delle donne. A livello comunale – Milano e Caserta – abbiamo presentato delle delibere di iniziativa popolare attraverso le quali chiediamo che il Comune utilizzi la sua potestà di regolare l’attività commerciale e disciplini orari e luoghi, in modo che non sia il mercato nero a farlo. Non vogliamo proporre un modello unico e sempre valido, le norme devono essere valutate caso per caso. Le ragazze, ad esempio, potrebbero riunirsi in cooperative ed esercitare l’attività in locali commerciali.
E per la prostituzione in strada?
Anche in questo caso piuttosto che fare scegliere alla criminalità meglio che siano le istituzioni a individuare luoghi dove consentire il contatto con i clienti. In questo modo le forze dell’ordine possono vigilare sull’ordine pubblico senza essere temute dalle prostitute. I modelli in Europa sono tanti e variano da paese a paese, ciò che conta e sostituire l’attuale far west alla regolamentazione.
Parlare di questi temi in Italia non è facile. E’ colpa della politica o di un ritardo culturale più profondo e diffuso?
Non c’è un ritardo culturale, ma un ritardo della classe politica che per quanto riguarda i diritti è molto più indietro del popolo italiano perché è spesso impegnata a inseguire una morale vaticana che è minoranza anche all’interno dello stesso mondo cattolico.
A che punto è in Italia la battaglia per i diritti?
In Italia si prende posizione su certi temi solo quando diventano di moda. Per noi parlano 40 anni lotte, non di posizioni. Il problema è riuscire a ottenere le riforme, a cominciare da una riforma dell’intero diritto di famiglia che consideri i matrimoni gay, le coppie di fatto, la questione delle adozioni. Una disciplina complessiva che si ispiri al concetto di amore civile. C’è un fil rouge che lega tutti questi temi perché sono in gioco la libertà di scelta, una visione moderna della sessualità e delle relazioni affettive.
E i Radicali cosa stanno facendo?
I nostri parlamentari hanno presentato proposte di legge sia in tema di diritto di famiglia, sia in tema di liberalizzazione. A Roma abbiamo promosso due referendum su famiglie di fatto e testamento biologico. Se riusciamo a raccogliere le 50mila firme è molto probabile che l’esito sarà positivo. Se avremo successo, anche se la consultazione è locale, i referendum spazzeranno via le paure di gran parte della parte politica. Con l’associazione Certi Diritti poi siamo molto attivi sul fronte legale per la difesa dei diritti e dell’uguaglianza.
C’è speranza che in Italia le cose cambino nei prossimi anni o siamo destinati a rimanere un passo indietro rispetto all’Europa?
La speranza c’è ma non si può delegare certe battaglie solo alla politica. Sono i cittadini che devono diventare protagonisti.
Giuseppe Manzotti