Siamo realisti. In questo momento la Fiorentina vale sì e no il Genoa, l’Udinese o il Parma (la verifica, per quest’ultimo paragone, il prossimo lunedì). Non può competere con le grandi, neanche con le ex-grandi. E la ragione è una sola: quella che scende in campo non è la Fiorentina, sempreché si sappia, ma lo si congettura solo “sulla carta”, cosa sia la Fiorentina. Sabato contro l’Inter, della squadra che l’album Panini dà come titolare mancavano Tomovic e Savic in difesa (due su tre); Borja Valero e Ambrosini a centrocampo; Rossi, Gomez (e Matri e Rebic) all’attacco. Nella ripresa, sull’1-1, esce per infortunio Gonzalo, e nel momento di disperato forcing, esce anche Cuadrado. Entrano in campo un Tomovic senza allenamento e fuori ruolo, e un Matri che si sapeva affaticato e “risparmiato” per l’Europa, tra l’altro a far da spalla al fantasma di Gomez. Cosa dovevamo pretendere? Forse un arbitro meno “distratto” (è l’ennesimo torto che la Viola subisce), ma ha ragione anche Mazzarri a dire che la superiorità dell’Inter non può essere messa in discussione da un episodio (o due: perché quel calcio in testa a Ilicic a un metro dalla porta non lo ha commentato nessuno, mentre la domenica prima un’uscita sul pallone “a gamba tesa” di Neto ha fatto addirittura risfogliare codici polverosi sul gioco pericoloso e le punizioni a due in area!). Dunque, nessun alibi, se non quello, sotto gli occhi di tutti, di una squadra che non c’è. Non c’è perché non c’è ancora mai stata; perché ha giocato in formazione tipo due o tre partite all’inizio, ma con Rossi che da due anni non vedeva il campo, e con Pizarro che non era…ancora tornato dal Perù. Poi la lunga teoria di disgrazie, fino al clou di sabato. Qualcuno dirà: ma le assenze croniche una grande squadra le deve pur rimediare. E qui un po’ di ragione la do per il modo in cui sono stati trattati i problemi dell’attacco. È mancato per cinque mesi Gomez, e non c’era un sostituto che gli somigliasse. Si è cambiato gioco, tornando un po’ al palleggio corto senza centravanti dell’anno prima, e immolando Rossi in un ruolo non suo, come si era già fatto con Jo-Jo. Poi è arrivato il mercato di riparazione. Ma a quel punto l’infortunato grave era Rossi, mentre Gomez stava per rientrare (almeno ancora si spera!). E perché è stato preso Matri? Io non sono mai stato d’accordo. Non lo vedo accanto a Gomez, e non lo vedo nel gioco della Fiorentina, a meno di stravolgimenti per ora solo immaginati. Questo, sì, può essere stato un errore o una valutazione troppo ottimistica, anche relativamente ai tempi utili per un adeguato inserimento del giocatore. Eppure non è Matri il problema; né l’attacco di fortuna con Joaquin accanto a Ilicic. Quello che pesa è lo stillicidio di assenze in altri ruoli chiave, che non ha mai consentito di stabilizzare uno schema, di collaudare automatismi e di fare scelte non forzate. Ormai rassegnamoci. Sarà così fino alla fine; anche se resta il miraggio di poter giocare la finale di Coppa Italia con Rossi-Gomez all’attacco e magari Borja Valero, Gonzalo e Cuadrado in campo insieme e in salute. E questa rassegnazione, in pratica, che vuol dire? Mi è capitato di anticipare cose pensate e poi fatte da Montella, ma questa volta non importa essere “mentalisti” per leggergli nel pensiero. Montella sa di aver ottenuto un grande risultato: la virtuale vittoria della Coppa Italia, che conta come tale per il prossimo calendario di Europa League. L’Europa non ce la leva nessuno, e ci entriamo dalla porta principale, risparmiandoci anche i preliminari. Cosa deve fare Montella in questo stato di costante emergenza? Quello che ha fatto sabato: sacrificare qualche partita di campionato. Era troppo importante la semifinale di mercoledì con l’Udinese, e sarà importante la partita di giovedì prossimo in Danimarca. Ha fatto bene Montella a non rischiare giocatori acciaccati e a tentare di “resistere” contro l’Inter limitando i danni. Questo deve fare da ora. Però, a questo punto, io spero lo faccia “provando” seconde linee. Nei momenti di tanti impegni ravvicinati, il campionato deve diventare quello che era l’Europa League nel girone di qualificazione: l’occasione per dare spazio a giocatori che, magari soltanto con un’iniezione di fiducia, potrebbero tornare utili nelle partite che contano davvero. Perché di quelle ce n’è ancora tante; come il probabile doppio confronto con la Juve in Europa, e la finale che vale la Coppa Italia. Tutto da ora va fatto per preparare quegli appuntamenti; perché se li centrassimo, quello per noi varrebbe più di un “triplete”!
Alessandro Pagnini