Alla Pergola la commedia degli equivoci capolavoro di Eduardo

Teresa Saponangelo e Claudio Di Palma sono i protagonisti di Sabato, domenica e lunedì, diretti da Luca De Fusco

Firenze – Fra le commedie classiche di Eduardo, Sabato, domenica e lunedì, che vide la luce nel 1959 inserita nella Cantata dei giorni dispari, la raccolta dei testi scritti nel dopoguerra, a partire da Napoli milionaria del 1945 fino alla conclusiva Gli esami non finiscono mai del 1973, è quella che ha goduto, dopo Filomena Marturano, del maggior prestigio e del maggior numero di rappresentazioni all’estero. Toccando, dopo Mosca nel 1962, tutta l’Europa, e poi il Sud America, il Canada, gli Stati Uniti, il Sud Africa, solo per ricordare le tappe più significative. Indiscutibile indizio dell’universalità della sua opera.

Nessun altro autore teatrale italiano del Novecento (forse più dello stesso Pirandello) ha visto i suoi titoli tradotti e rappresentati in un così gran numero di lingue e di paesi diversi. Nel lungo periodo della “guerra fredda”, della divisione del mondo in blocchi contrapposti, le commedie di Eduardo hanno costituito uno dei pochi canali di comunicazione aperti fra i due campi. E la loro fortuna, in particolare nelle nazioni dell’Est europeo, era la prova di quanto il messaggio in esse contenuto potesse essere accolto, compreso e fatto proprio da pubblici e da popoli che stavano vivendo un’esperienza tanto sofferta quanto drammatica.

Fino a giovedì 19 febbraio, sul palcoscenico della Pergola, Teresa Saponangelo e Claudio Di Palma sono i protagonisti di Sabato, domenica e lunedì, diretti da Luca De Fusco, regista che accompagna il profilo di quotidiana, apparente armonia regnante in una famiglia borghese, fra le trappole e i sospetti, i non detti e gli equivoci, le contraddizioni e le inquietudini, tutti i pregiudizi insomma della “normale” conflittualità, dell’incomprensione, della cieca risolutezza dei propri sentimenti (scene e costumi Marta Crisolini Malatesta, luci Gigi Saccomandi).

Il capolavoro edoardiano, assente da più di vent’anni dalle nostre scene, trova in De Fusco un abile interlocutore, capace di insinuarsi nelle pieghe della drammaturgia originale per offrire un affresco vivido sulle dinamiche, i segreti e le tensioni intime di un nucleo familiare, dominato al centro di quella fatidica tre giorni di svelamenti e accecamenti, dal rito del ragù, categoria ancestrale e pilastro laico della partecipazione e condivisione domestica, celebrato a suo modo, in tutt’altro contesto ma con le stesse finalità di riconoscenza e appartenenza parentale, da Martin Scorsese in Quei bravi ragazzi. Il sacrosanto “pranzo della domenica” non potrebbe essere palestra più dotta, ring più raffinato, scenario più estroverso.

Il testo, il più borghese e quasi cechoviano di Eduardo – sottolinea De Fusco – delinea il racconto di un momento di equilibrio sociale oggi perduto, tra le mura di una grande casa che abbraccia tre generazioni. Una famiglia compatta e affezionata ai propri rituali, come appunto quello del tutti insieme a tavola nel giorno del dì di festa”. Ed è proprio nella lenta ebollizione del ragù, vero tormentone drammaturgico e leit motiv crepuscolare, che si insinuano le tensioni che minacciano sentimenti ed equilibri. In questo interno domestico, che sfoggia l’equilibrio della coralità e l’irruenza del contrappunto, si muove un cast folto e affiatato, sostenuto da Pasquale Aprile, Alessandro Balletta, Anita Bartolucci, Francesco Biscione, Paolo Cresta, Rossella De Martino, Renato De Simone, Antonio Elia, Maria Cristina Gionta, Gianluca Merolli, Domenico Moccia, Alessandra Pacifico Griffini, Paolo Serra, Mersila Sokoli.

“L’opera, che fa parte della Cantata dei giorni dispari, raccolta in cui compare una visione edoardiana amara dell’esistenza – conclude Luca De Fusco – sembra discostarsene, lasciando un pensiero ottimista riguardo la sopravvivenza dell’istituzione familiare. Siamo di fronte a una commedia senza tempo, in cui si sorride, ci si commuove e si riflette, anche e soprattutto, sul ruolo della donna. Rileggendo questo capolavoro ci viene da rimpiangere più l’equilibrio perduto che l’anticipazione dei futuri conflitti. Ed emerge forse il rimpianto di Eduardo per una famiglia ‘normale’, che lui non ha mai avuto”. Inizio spettacoli ore 21; domenica alle 16; mercoledì alle 19. Info 055 0763333.

Foto di Tommaso Le Pera

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