

Ufficialmente si tratta di un valzer di incarichi di routine nell’ambito del gruppo editoriale L’Espresso ed effettivamente, passata l’era pluridecennale di Umberto Bonafini, la sosta è sempre stata di due-tre anni. E così anche per Paolo Cagnan, direttore della Gazzetta di Reggio dal giugno 2014, è arrivata l’ora di fare le valigie, destinazione Veneto, ove condirigerà “Il Mattino di Padova”, “La Tribuna di Treviso”, “La Nuova Venezia”, “il Corriere delle Alpi”. Media rispettata, più o meno, in questo caso due anni quasi. Al suo posto in Gazzetta è in arrivo Stefano Scansani, da “la Nuova Ferrara”.
I meglio informati (è d’obbligo chiamarli così) assicurano che la locuzione latina “promoveatur ut amoveatur” in questo caso non c’entra niente. Ciononostante l’avvicendamento di Cagnan, 49enne da Bolzano, avviene nel bel mezzo (anzi siamo appena all’inizio dibattimentale) del processo Aemilia, delicatissimo capitolo giudiziario su cui il suo (ormai ex quotidiano) ha particolarmente posto l’attenzione facendo della cronaca e della cronaca giudiziaria i due cavalli di battaglia con cui affrontare in campo aperto da una parte la numerosa concorrenza plurimediale, dall’altra il fisiologico calo dei lettori dei quotidiani.

Battaglia in parte vinta anche grazie ad una linea che in questi quasi due anni non ha guardato in faccia a nessuno (e se sì a pochi non facilmente individuabili) e che ha irritato più d’un potere “pianoforte” almeno dalle nostre parti. Mai tenera con l’attuale maggioranza politica, la linea editoriale non è sembrata dare troppi punti di riferimento. E Cagnan ha riportato sul cartaceo quella sana verve polemica che di tanto in tanto, piaccia o non piaccia, giusta o sbagliata, dà alla luce quei botta e risposta che stimolano i lettori meno frettolosi. Basti pensare ai suoi affondi verso la gestione del Consorzio del Parmigiano-reggiano di Giuseppe Alai o l’assessorato di Natalia Maramotti.
Qualcuno, ai piani alti, starà tirando un sospiro di sollievo?