
C’era un tempo in cui la trimurti cattodem Delrio, Spadoni e Catellani, all’apice della visibilità, subiva (ma anche stimolava) una teoria di lingue da far infiammare i deretani più intonsi. Gli stessi giornali, gli stessi siti web, gli stessi tg che oggi sollevano presunte questioni di principio sui contenuti di Fotografia europea e sorelle minori o aprono dibattiti sulla cultura o l’utilità del competente assessorato, formavano un unico muscolo di fuoco in grado di insinuarsi anche negli anfratti più intimi e reconditi dell’amministratore di turno. A quei tempi invece il sottoscritto, dalle invisibili pagine di un quotidiano locale, sparava a zero sulle “catellanate” (versione naif delle Catilinarie), specie sulla nascente Fotografia e soprattutto sulla Notte bianca, additati quali punte dell’iceberg del vuoto propositivo, dello sputtanamento di pubbliche risorse e dell’opportunità mancata di dare una svolta alle stagioni di visione ideologica della gestione del tempo libero. Solo contro tutti e sbertucciato assai quale tristo Savonarola di serie C, un po’ frustrato perché assente dai corposi faldoni delle generose consulenze.

Oggidì (per usare un’espressione che allora faceva giustamente infuriare il professore Giuseppe Gherpelli, ora direttore dei Teatri), le cose sono molto cambiate: d’accordo Delrio è vicereginetto d’Italia (una sorta di Matildo di Canossa nei giochi di ruolo fantasy) e come tale sempre più oggetto di adulazioni spudorate, ma il duo Spadoni e Catellani sta per uscire dalla scena amministrativa e le lingue di un tempo si sono avvizzite e ritirate tramutandosi in sottili lame taglienti (si fa per dire), rese più dolorose da anni di profondo insinuarsi. Gli acritici leccaculo di inizio 2000 si sono convertiti in agguerriti critici akkulturati assai, mandando a chi di dovere nitidi segnali di immediata riconversione a giunta fatta. Noi che abbiamo nel nostro dna un modus donchisciottesco di calarci (non richiesti) nell’agone dibattimentale pubblico, rendiamo (per restare in controtendenza) l’onore delle armi al duo Spadoni-Catellani. Sul secondo ci siamo già recentemente espressi (si sta preparando sul primo un “coccodrillone” di commiato, dalla vita pubblica naturalmente) ma vogliamo ribadire che Fotografia europea è cambiata nel tempo: costa molto meno ed ha una sua più credibile filologia. Oltre che capacità di coinvolgimento dal basso. Certo, tutto è migliorabile (o anche stravolgibile) e ai “vernissage” abbondano come da copione i papaveroni che manco sanno cosa sia un selfie. E’ nella natura delle cose.


Certi che, anche questa volta la voce fuori dal coro sarà vissuta come stonata dallo spostamento all’unisono delle polifonie di regime, il nostro tentativo di allora di aprire un dibattito sulla cultura, restò lettera morta. Tra le ghignate compiaciute degli addetti ai lavori. Oggi infine, guardiamo invece con sospetto gli altrettanti tentativi di aprire improvvisi dibattiti alla vigilia delle elezioni (il nostro non a caso avvenne a cose fatte…) così come la stesura di manifesti MinCulPop (anzi, PopMinCul). Sempre pronti a cambiare idea e a schierarci con (l’apparente) caduto in disgrazia di turno.