C’è un nuovo terreno di scontro possibile tra l’Unione Europea e Elon Musk. E riguarda ancora la sua piattaforma X, già oggetto di una multa di 120 milioni di euro a dicembre 2025. Il 2 agosto entra infatti in vigore il nuovo Regolamento dell’AI Act, varato in base all’Omnibus Digital voluto dalla Commissione Europea. Punta alla semplificazione e alla razionalizzazione di alcune norme della legge sull’intelligenza artificiale dell’Unione Europea. Ma uno degli elementi di spicco delle novità è la guerra alla “nudificazione”, cioè la messa al bando dei deepfake a sfondo sessuale creati con l’IA. Abbondano in alcune piattaforme, come X. Il meccanismo è quello di usare l’IA per denudare donne che appaiono in foto dove in realtà sono regolarmente vestite. Così si ritrovano sui social come se avessero voluto mostrare le proprie nudità. Uno dei tanti casi in cui la tecnologia è utilizzata in modo sessista e discriminante.
Con le modifiche all’AI Act introdotte, i sistemi di IA che generano immagini di nudo di persone reali o rimuovono gli abiti da foto esistenti per rivelare parti intime saranno vietati a partire dal dicembre di quest’anno. Questa norma esiste già nel Minnesota e colpisce anche i produttori di certe immagini aberranti. Pochi giorni fa l’azienda di Musk, XAI, ha aperto una causa contro lo Stato del Minnesota per bloccare la legge, da lui definita “troppo restrittiva”. La Procuratrice Generale del Minnesota, Keith Ellison, ha difeso fermamente la legge: “L’uso dell’IA per generare falsi nudi è un atto deplorevole che arreca gravissimi danni alle vittime” ha sottolineato. È la stessa considerazione che ha portato all’introduzione nell’AI Act di una norma simile a quella del Minnesota. Vedremo se Musk si muoverà anche contro l’Unione Europea, da lui definita istituzione “inutile e da sopprimere” dopo la multa del 2025.
D’altronde, . Il livello massimo è stato raggiunto nel novembre 2025, quando a un pranzo offerto dai negoziatori europei sui dazi a quelli americani, tra un brindisi e una pacca sulle spalle, Howard Lutnick, Segretario al Commercio USA, dichiarò che gli Stati Uniti erano disposti a ridurre i dazi su acciaio e alluminio imposti all’Unione Europea solo se Bruxelles avesse adottato una normativa digitale più “equilibrata” e meno stringente per le Big Tech. Lutnick mise sul tavolo anche la richiesta di una revisione delle regole come l’AI Act e la risoluzione delle vertenze aperte contro aziende americane come Apple, Amazon e Meta.
Quando, poche settimane dopo, l’Unione Europea multò Elon Musk, la reazione degli Stati Uniti fu esplicitamente connessa alle regole digitali del Vecchio Continente. Venne infatti vietato il visto d’ingresso negli Usa a Thierry Breton, ex commissario europeo al Mercato interno e uno dei principali artefici della nuova regolazione digitale dell’Unione. Il Segretario di Stato Marco Rubio motivò così quell’atto: “Ha compiuto azioni concertate per costringere le piattaforme americane a sanzionare le opinioni alle quali si oppongono”.
Così, quando la Commissione Europea propose il provvedimento Omnibus Digital per modificare l’AI Act, il timore di molti fu che ciò rappresentasse una cessione ai diktat di Trump. Dopo tutto il cammino compiuto fino all’approvazione del nuovo testo pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 24 luglio 2026, si può dire che l’Unione Europea ha semplificato l’AI Act, ma non ha ceduto alla deregulation che avrebbe voluto imporre Trump.
C’è l’applicazione ritardata delle norme in materia di alto rischio fino al 2 dicembre 2027, ma c’è anche alla lotta alla nudificazione; c’è la conferma alla necessità di trasparenza sulle procedure algoritmiche, dilazionata solo fino a dicembre 2026. Immediati sono invece gli obblighi di trasparenza sanciti dall’articolo 50 senza alcun rinvio. Sia i fornitori che gli utilizzatori/deployer avranno l’obbligo di informare gli utenti dell’utilizzo di intelligenza artificiale e contrassegnarne i contenuti con una marcatura sintetica.
Per quanto riguarda i sistemi di interazione (Chatbot e Assistenti Virtuali), dovrà essere chiara l’informazione che si sta interagendo con una chatbot e non una persona.
Dal 2 agosto diventa operativa anche la macchina della vigilanza con l’avvio di ispezioni per verificare il rispetto delle regole. Per esempio, diventa sanzionabile il mancato rispetto dell’obbligo di formazione del personale aziendale che utilizza sistemi di IA. Entra in vigore anche il sistema delle sanzioni: le multe possono arrivare fino a 15 milioni di euro o toccare il 3% del fatturato globale dell’azienda.
Il testo chiarisce inoltre le competenze dell’ufficio per l’IA per quanto riguarda il controllo dei sistemi basati su modelli di IA per finalità generali nel caso in cui il modello e il sistema siano sviluppati dallo stesso fornitore, attraverso un elenco di eccezioni che restano di competenza delle autorità nazionali. Il nuovo regolamento aggiunge inoltre un nuovo obbligo, a carico della Commissione, di fornire orientamenti per aiutare gli operatori economici di sistemi di IA ad alto rischio disciplinati dalla normativa.
«Il rischio è che il rinvio per i sistemi ad alto rischio venga letto come un liberi tutti – osserva Daniele Stocco, CEO e CTO di Delta Art&Tech Group – Non lo è. La trasparenza e le sanzioni partono adesso. L’obbligo di formare le persone che usano questi strumenti è in vigore da febbraio dell’anno scorso e non è mai stato toccato. Quello che è slittato è la parte più pesante, non tutta la partita. Il Digital Omnibus interviene su scadenze specifiche, non sull’intero calendario del Regolamento. Il 2 agosto 2026 resta la data in cui entrano in applicazione gli obblighi di trasparenza e diventa operativo il regime sanzionatorio, a livello nazionale ed europeo. E alcune regole sono già in vigore, sanzionabili, da oltre un anno. Il paradosso – osserva Delta – è che molte imprese l’AI la usano già, senza saperlo e senza governarla. Il commerciale che incolla un’offerta su ChatGPT. L’ufficio acquisti che carica i contratti dei fornitori su un assistente. Scelte che prese singolarmente sembrano ragionevoli, ma sommate restituiscono un’azienda che usa l’intelligenza artificiale senza averla autorizzata, senza tracciarla e, da agosto, senza poterla rendicontare”.
Matteo Flora è uno dei massimi esperti in Italia in materia di intelligenza artificiale. È professore in Fondamenti di Sicurezza delle AI e delle SuperIntelligenze (European School of Economics) e docente in altre Università. Scrive su Startup Italia, insieme a Giuseppe Vaciago: “Da mesi si parla del Digital Omnibus come del rinvio dell’AI Act. Falso, o almeno: falso a metà. L’alto rischio slitta, ma il 2 agosto 2026 è il giorno in cui l’AI Act smette di essere un esercizio teorico e diventa una cosa che qualcuno controlla: le autorità di vigilanza sono operative, debuttano gli obblighi di trasparenza dell’articolo 50, e la Commissione acquisisce per la prima volta il potere di sanzionare i fornitori dei grandi modelli. Il tempo guadagnato sull’alto rischio va investito, non consumato. E il primo banco di prova, per le imprese e per chi le assiste, è un obbligo che è in vigore da un anno e mezzo e che quasi nessuno ha presidiato: la formazione”.
In sostanza, dal 2 agosto le regole dell’Unione Europea continuano il loro cammino. Sarà difficile ogni passo. Perché la strada dei diritti e delle garanzie è sempre molto più difficile, soprattutto quando il potere lo detengono personaggi come Donald Trump ed Elon Musk.