Sul palco installato all’interno dell’affascinante architettura industriale della vecchia stazione granducale Leopolda di Firenze addobbata a gran festa, Andrea Bocelli canta “Con te partirò”. E mai titolo sembrò più adatto. Perché “signori, si vola” , si potrebbe aggiungere. Si vola insieme e in una continua crescita, appunto, di partenze e arrivi. Si celebrano, il 4 giugno scorso, i fattivi dieci anni dalla nascita di Toscana Aeroporti (TA), quando due fiocchi fatti con i tagliandi di volo e appesi all’entrata dell’aeroporto Galileo Galilei di Pisa e dell’Amerigo Vespucci di Firenze, annunziarono, il 1* giugno 2015, la nascita del primo sistema aeroportuale regionale inserito nel Piano nazionale aeroportuale italiano gestito da un’unica società .
Gli scali di Pisa e Firenze diventarono il Polo Aeroportuale Toscano sotto la comune gestione di Corporacion America, la società creata e presieduta dall’armeno-argentino Eduardo Eurnekian, che ha in concessione 54 aeroporti tra Sud America e Italia e intende seguitare a gareggiare per espandere l’impresa. Da allora a oggi di passi se ne è fatti e la soluzione del sistema aeroportuale viene ormai considerata vincente anche altrove. Visti i buoni risultati del primo, in cui ormai a Pisa e Firenze si è ultimamente aggiunto anche il più piccolo aeroporto dell’Elba.
Eppure la felice storia di questa fusione è la bandiera di un successo ma anche una vera storia italiana.Tra ingegno, perseveranza, volontà, capacità delle persone di risolvere anche i cavilli più attorcigliati e ostinata perseveranza di campanili, lungaggini burocratiche, promesse e disdette delle medesime, spesso per bocca delle medesime persone, una politica che si frastaglia e si bisticcia con se stessa, ovvero non solo tra sponde opposte ma anche in seno al medesimo partito, e, su tutto, la magia della fatidica parola “ricorso” degli uni contro gli altri che inesorabilmente arriva ad ogni decisione di cambiamento presa. E allora si ricomincia da capo.
Tanto è vero che, se la battaglia contro i campanili è stata vinta dall’evidenza del miglioramento derivato dalla collaborazione, è ancora al palo quella dell’adeguamento del Vespucci di Firenze all’inesorabile crescita del traffico aereo ma anche alle necessità specifiche della città che non è solo turistica ma anche fortemente industriale – basti citare Baker Hughes Nuovo Pignone, Leonardo, Menarini, Eli Lilly – e dunque ha bisogno di uno scalo da dove sia possibile viaggiare per affari nella stessa giornata senza pericolo di essere dirottati chissà dove anche da un fil di vento. Si tratta dell’ormai famosa modifica della pista e del nuovo terminal, i cambiamenti di cui si parla da un tempo infinito e che dopo dieci anni sono ancora da realizzarsi.
Ciò nonostante, la società di gestione prevede ottimisticamente di iniziare i lavori nel 2026, essendo che le procedure preliminari per ottenere l’autorizzazione sono in direzione d’arrivo, come si puntualizza alla celebrazione di 10 anni del Polo. Lavori che costeranno in tutto 400 milioni di cui 150 di contributi pubblici, tra adeguamento dell’aerea della nuova pista e del sistema stradale intorno e un terminal più ampio ed efficiente visto che il Vespucci, nonostante si sia arrangiato e abbia fatto il possibile per attrezzare il piccolo vecchio terminal, sta scivolando sull’orlo della saturazione. Oltretutto, il Piano aeroportuale nazionale calcola, tra Galilei e Vespucci, 12 milioni di passeggeri entro il 2030. Quanto a posti di lavoro. TA ne prevede duemila nuovi a opera finita.
Ma vediamo lo stato attuale delle cose. Per prima cosa parlano i numeri. Il Polo Aeroportuale Toscano toscano supera per la prima volta i 9 milioni di passeggeri nel 2024, il 10,7% in più dell’anno precedente, centrando in pieno il trend di aumento dei passeggeri del cielo scattato dopo il Covid, non solo superando abbondantemente i 7 milioni di passeggeri del precovid ma di qualche punto anche la media europea. Quanto ai dieci anni di sistema Firenze – Pisa che si sono appena celebrati, ovvero dal 2015 a oggi, Pisa è passata da 3,5 milioni di passeggeri a 5,5 e Firenze da 2 milioni a 3,5. Si sono aperte nuove rotte, si sono incrementate quelle esistenti.
Come si evince, il sistema ha giovato a tutti, di qua e di là. Nessuno si è fatto concorrenza e i due scali si sono specializzati. Il Galilei di Pisa in low cost e turismo di massa, con la possibilità anche di fare voli intercontinentali tanto che uno degli obiettivi è adesso di riaprire il volo diretto per New York, come auspica l’ad di TA, Roberto Naldi. Firenze i voli di linea, il turismo d’affari e di un certo livello, i voli a medio raggio, ovvero per l’intera Europa con gli scambi intercontinentali negli hub nazionali e europei. A Pisa, si dice, si fanno i numeri, a Firenze gli utili. I quali vanno a rimpinguare anche lo scalo pisano per ristrutturare il cui terminal ( i lavori sono in corso) TA sta spendendo 80 milioni oltre ai 12 annuali (dunque 120 milioni nei 10 anni di sistema) di market contribution che TA spende per Ryanair, la compagnia low cost di casa al Galilei.
Bene. Dieci anni di grande soddisfazione, dunque, come ripetono tutti gli interventi alla festa di 250 persone tra cui, oltre a un commosso Naldi, partecipano il presidente di TA, Marco Carrai, il presidente della Toscana Eugenio Giani e il suo precedessore Enrico Rossi, “che – riconosce il merito Naldi – è stato la chiave di questo progetto”. Dicendo, ai tempi, Rossi a Eurnekian che gli avrebbe ceduto le quote della Regione nel Galilei di Pisa solo se avesse acquistato anche quelle di Firenze e fatto la fusione dei due scali assumendosi la gestione, a quel punto interamente privata, di un unico Polo aeroportuale toscano. Alla Leopolda ci sono anche la sindaca di Firenze Sara Funaro e il sindaco di Pisa, Michele Conti, i due presidenti Enac, quello attuale Pierluigi Di Palma e l’ex, Vito Riggio, in carica al momento della nascita del Polo da lui caldeggiato, come ricorda ancora l’ad. In rappresentanza di Toscana Aeroporti interviene il ceo, Martin Eurnekian, nipote di Eduardo. Solo per citare alcuni nomi.
La vicenda è di gran successo. Al tempo stesso è, come abbiamo detto, anche una storia italiana. L’inizio è clamoroso. Il campanile è un vizio nazionale e il primo sistema aeroportuale italiano nasce proprio nella regione, la Toscana, che del campanilismo è simbolo e tra due città, Firenze e Pisa, che si sono date battaglia fin dal medioevo. Erano anni e anni che si discuteva inutilmente di fusione, con i pisani timorosi di venir fagocitati da Firenze. C’è voluto, un armeno-argentino per riuscirci, appoggiato da un presidente di Regione nato e cresciuto in area pisana che non ha però temuto di giocarsi il favore del territorio. Ma se ne è dette di tutte e si sono rotte amicizie. Ora, alla celebrazione dei 10 anni, anche il pisano sindaco Conti ha applaudito al buon affare.
Una storia di successi si è detto. Ma anche una vera storia italiana, lo ripetiamo. Nei cieli si vola, sul palco Bocelli vuole partire su “mari che non esistono più”, a terra si è costruito tra tante peripezie un sistema che funziona ma cui manca ancora l’ultimo anello: la “nuova” pista al Vespucci di cui si parla da secoli e che sembrava doversi concretizzare con la nascita del polo Pisa-Firenze e ancora non c’è. Ovvero la pista ruotata su un’angolazione diversa da come è adesso, stretta tra autostrada e Monte Morello e con il vento spesso in coda, e allungata da 1.700 a 2.200 metri, più un nuovo terminal progettato dal noto architetto Marco Casamonti.
Eduardo Eurnekian si comprò il 1* giugno del 2015, l’aeroporto con la pista in tasca. Sarà pronta per il G7 a Firenze nel 2017 gli promise l’allora sindaco Matteo Renzi. Già un azzardo, visto che le procedure per l’autorizzazione sono lunghissime e poi ci vuole il tempo dei lavori, comunque ci sarebbe stata ad aiutare la legge speciale per il G7 e c’erano già 50 milioni dello Sblocca Italia. Non si vide più niente: ne’ G7, ne’ pista e ne’ soldi. Il G7 parti’ per la Maddalena e quei soldi sparirono perché erano legati all’inizio dei lavori ma i lavori non cominciarono. E non sono ancora cominciati. Nonostante due master plan aeroportuali, quantità di prescrizioni e di discussioni, oltre che su cose serie, anche sulla lotta pista – rospo smeraldino o pista- tritone crestato, due animali che, protestavano gli oppositori, avrebbero potuto sparire data la necessità di spostare un laghetto artificiale.
Il primo masterplan presentato al ministero da Ta conquistò l’autorizzazione ma fu sconfitto per ragioni procedurali da un ricorso. Il secondo masterplan è in dirittura di arrivo, ma sono già in agguato tre ricorsi dalla Piana, l’unico terreno in pianura rasente la città e per questo intensivamente sfruttato . Comunque TA è convinta questa volta di farcela. “Abbiamo fatto e previsto tutto con la massima serietà, attenzione e cura a ogni dettaglio”, rivendica Naldi. Eppure nel tempo c’è anche chi ha detto a proposito della storia infinita della pista: Corporacion America se ne andrà. Ma è sempre lì e l’indomabile presidente classe 1932, Eduardo Eurnekian, mandando dall’Argentina un messaggio video alla festa dei 10 anni, definisce tutto il lavoro di pervicacia, capacità di non abbandonare il campo e fiducia di farcela portato avanti da chi gestisce e chi lavora nell’aeroporto con un’unica parola: “Intelligenza”. In un’impresa in cui Ta si occupa non solo del volo ma anche di questioni sociali impegnandosi in vario modo, insieme al centro antiviolenza fiorentino Artemisia, nella lotta contro il femminicidio di cui è stata vittima anche una sua dipendente, Michela Noli, in nome della quale l’aeroporto si muove.