Non c’è ormai niente di più antitetico alla forma, ed all’arte, del dibattito di quello imbastito sui social-web. Eppure risulta sociologicamente utilissimo per tastare il polso al livello culturale dei dibattenti di turno e, per estensione, alla realtà presuntamente dialogante. Credevamo di esserci imbattuti nel peggio del luogocomunismo scentrato (e collateralmente nella mancanza di rispetto per i cadaveri sul lungomare non trattandosi propriamente di morti ammazzati esotici) dopo i fatti di Nizza, ma siamo stati smentiti subito dopo, almeno ai fini del nostro intervento presente.
E così basterebbe rileggersi gli allarmatissimi post di parte della “intellighenzia” nostrana (parte, per fortuna, non tutta va detto) esternati freneticamente la notte del fallito golpe militare in Turchia (o colpo di Stato burla se non fosse che in centinaia ci hanno rimesso la pelle) ed accostarlo all’attuale silenzio sulle epurazioni che Erdogan sta compiendo a largo raggio ora anche sulle classi intellettuali del suo Paese. Storicamente preludio a regimi liberticidi della peggior specie ideologica. E probabilmente prodromico ad una controrivoluzione islamizzante che purghi i residui laici del kemalismo. La netta differenza social-comportamentale dei locali salottini dal mouse doppiopesista s’ha forse da ascrivere al fatto che la prima situazione evocasse, nell’immaginario collettivo (oggi più soggettivo che mai) circostanze da destra sudamericana mentre il secondo ricordi meglio fatti e purghe maoiste e staliniane e come tali più da contestualizzare.
Ma la spiegazione potrebbe invece essere molto più semplice e, come spesso accade accorgendocene tardi, appena dietro l’angolo. Ovvero che a costoro, i benpensanti del sempre e comunque politicamente e terminologicamente corretto, dei Cristiani d’Oriente, dell’Islam, del dialogo tra le fedi, di Gerusalemme, di Costantinopoli-Bisanzio-Istanbul, gliene frega, diciamo così, il giusto. Che nella fondamentale età della formazione (personale e identitaria), tra i 20 e i 30 anni, non frequentavano certo romiti eremi chiedendosi il senso del dialogo ecumenico, bensì vocianti Fonderie Italghisa avendo già risposte di vita pop. Beati loro.
Ed il “giusto” è rappresentato dai paletti gnoseologici dentro i quali recintano se stessi e le loro sicurezze sradicat-scem (versione emiliana dei più borghesi radical-chic) in una sorta di triangolo della sospensione cerebrale di epos, ethos e pathos. Così, mentre il loro (che purtroppo è anche il nostro) “piccolo mondo antico”, ahinoi in senso inverso a quello fogazzariano, ruota attorno a se stesso, il tempo corre sempre più forte, i problemi diventano sempre più complessi, l’ignoranza si cristallizza e l’idealità si fa maggiormente rarefatta.