Tempo fa avevo scritto a proposito delle bombe atomiche ancora presenti sul territorio nazionale (sono del tipo B61) e dei nuovi aerei F35, con capacità nucleari, che il nostro Paese dovrebbe acquistare. Duecento bombe B61 sono dispiegate e conservate in sei basi militari di cinque paesi europei (Italia, Belgio, Paesi Bassi, Turchia e Germania), come parti della difesa NATO; si stima che in Italia ce ne siano 60-70. Complessivamente in servizio ce ne sono circa 1300.
Mi domandavo, incredulo, “Ma chi vogliamo bombardare?”
Più recentemente ho appreso dalla stampa che il Pentagono progetta la revisione di queste armi nucleari per aggiornarle e per adattarle all’impiego sugli F35. Si dovrebbero spendere 11 miliardi di dollari per il LEP (Life Extension Program). Queste bombe, sino ad ora dotate di un paracadute in coda per rallentarne la discesa, saranno ammodernate dalla Boeing. In particolare viene progetto di un nuovo kit di coda per dotarle di un sistema di guida di precisione e direzione.
Ciò è, fra l’altro, in contraddizione rispetto alla volontà di disarmo nucleare espressa dal presidente Obama, premio Nobel per la pace 2009. Continuiamo a domandarci, e a domandare al nuovo Parlamento e al nuovo Governo: “Ma chi vogliamo bombardare?”
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Ho letto recentemente le dichiarazioni di tre personaggi di rilievo nel panorama nazionale e internazionale.
La prima: “… non solo le accuse non sono fondate, ma la stessa loro affrettata formulazione conferma ciò che molti in Italia sanno, e cioè che XY è stato accanitamente perseguitato soprattutto per le sue idee politiche. Egli è stato accusato di reati che non ha commesso e di cui non può essere in alcun modo ritenuto colpevole. La particolare situazione politica in Italia è tale per cui non è esagerato pensare che le sinistre non si fermeranno davanti a nulla pur di mettere con le spalle al muro XY.”
La seconda: “Qualsiasi tentativo di XY di difendersi dalle accuse in Italia sarebbe inutile, perché XY, contrariamente ai veri responsabili, è già stato processato e condannato nelle menti dei magistrati italiani”.
E infine la terza: “(una importante personalità politica) mi disse che XY era evidentemente l’obiettivo di un perfido attacco politico, dato che i comunisti lo consideravano un importante nemico dei loro programmi di collettivizzazione e nazionalizzazione dell’economia”.
Oggi la situazione è molto cambiata.
Si era nel 1976. XY era un vero grande criminale, fece assassinare l’avvocato Giorgio Ambrosoli (1979), fu condannato all’ergastolo (1986) e in seguito assassinato in carcere. Secondo Sergio Turone il movente sarebbe stato il timore che rivelasse segreti riguardanti i rapporti tra politici italiani, Cosa Nostra, e la P2 durante il processo d’appello.
XY sta per Michele Sindona.
Queste informazioni vengono da un bellissimo saggio di Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio, un vero eroe del nostro tempo.
Oggi i comunisti non ci sono più, ma le pesanti accuse alla magistratura continuano, come allora.
