Adolescenti in crisi e angosciati, cresce l’allarme

L’Indagine IARD vede in loro “l’unica concreta speranza di un futuro migliore”

Gli adolescenti preoccupano, ma saranno anche coloro che salveranno un’Italia invecchiata e furiosa: gli unici che a larghissima maggioranza vedono in una società multietnica una convivenza naturale e tale da portare valore umano, culturale, economico. E, ancora, gli unici che sempre a larga maggioranza difendono l’articolo 3 della Costituzione che vuole uguali tutti i cittadini. Un valore assoluto che spunta a sorpresa dal mare di parole allarmanti – come cyberbullismo, violenza fisica agita, autolesionismo, abuso di alcol e contiguità con il consumo di droghe, isolamento –   in aumento tra chi parla di adolescenti . Ultimo esempio, l’edizione 2026 dell’Indagine nazionale sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia, realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca IARD con il patrocinio della Società Italiana di Pediatria, su un campione nazionale rappresentativo, a quantità proporzionate di 3.040 studenti dai 13 ai 19 anni che hanno risposto a un questionario anonimo.

Parole forti e dati in preoccupante crescita, quelli dell’indagine IARD. Eppure è proprio la stessa  che considera queste ragazze e questi ragazzi “l’unica concreta speranza di un futuro migliore”. In un paese pallido di energia, pauroso delle diversità, attaccato ai propri supposti privilegi che stanno crollando, se non quelli di pochi, e cieco di fronte al proprio invecchiamento progressivo che combacia con un progressivo calo delle nascite, tale da fare immaginare che senza iniezioni di novità, nuove braccia, nuovi cervelli (i propri li fa scappare all’estero) potrebbe avviarsi verso un tramonto di tutto: industria, economia, welfare. Un paese che invece di accogliere e valorizzare diversità e nuove forze si è fissato sulla remigrazione, che già la parola ha dell’assurdo. Esempio lampante, il patriottico tetto meloniano del 30% di alunni “stranieri” per classe.

La torcia che spande  la “luce in fondo al tunnel” in cui si sono infilati gli adolescenti è tenuta in mano, secondo l’indagine, proprio da quelle ragazze e quei ragazzi che destano preoccupazione ma che, con una maggioranza del 78,8%, introvabile su questo argomento in nessuna altra fascia di età, vedono una società multiculturale e multietnica come un’opportunità e non come un danno. Anzi, due torce: la seconda splende per via di un’altra consistente maggioranza del 73,3% dei medesimi adolescenti che aderiscono con convinzione all’articolo 3 della Costituzione che sancisce l’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali . Lo fanno, gli adolescenti,  con la tranquilla innocenza che percepisce con naturalezza diretta un mondo per loro ovvio e per i loro genitori spesso nemico.

Altra buona notizia, delusi dalle performance in questi ultimi anni di leader tonitruanti ma impreparati e incapaci, sta aumentando la percentuale di adolescenti convinti che non basti l’essere dotati ma che la cosa più importante per raggiungere gli obiettivi fondamentali della vita sia una buona preparazione scolastica e universitaria. Lo pensa il 35% contro il 29  dell’indagine 2019. “Segno – dice Maurizio Tucci, presidente di Laboratorio Adolescenza – che il martellante screditamento della cultura a cui abbiamo assistito negli ultimi anni non fa più presa e che le frequenti dimostrazioni di incompetenza anche di figure istituzionali importanti (che di scuola ne hanno probabilmente fatta poca) non crea più appeal”.

Ma non rallegratevi troppo, raccomanda lo stesso Tucci. Il resto del tunnel è  buio. Gli adolescenti vedono un futuro sempre più cupo, e sempre più spesso stanno male anche fisicamente.  Aumentano  difficoltà a dormire, ansia, tristezza immotivata, nervosismo. I social invadono sempre di più la loro vita e passano ormai, da intrattenimento, a modelli di vita e fonte di informazioni su salute fisica e psicologica. Gli adolescenti contemporanei non sognano più, come i loro coetanei di inizio secolo, di diventare ballerine e calciatori, spiega l’indagine IARD, ma ormai il sogno è unisex e ha il volto dell’ influencer. Il 60% pensa che se, stando sui social, si mette insieme un buon capitale di follower, quello sarà il trampolino base per diventare influencer. Motivo per cui  l’88% degli adolescenti contemporanei pubblica cuna valanga di  “reel” e “story” sui propri profili. Ogni epoca ha i suoi eroi.

L’indagine, come abbiamo visto all’inizio, parla di cyberbullismo, violenza sugli altri e su se stessi, alcol che ubriaca anche abitualmente, familiarità con le droghe, tendenza all’ isolamento. Abitudini proprie o perlomeno viste praticare da altri. Ragazzi che non si aspettano molto dal mondo e dalla  vita.  Il 70 % degli adolescenti odierni, se pensa al futuro, lo vede in nero, ben l’82% teme guerre all’orizzonte, il  65% è convinto che la prospettiva di futuro per i loro coetanei di trent’anni fa fosse molto più  scintillante. La minaccia che  sentono incombere di più, subito dopo la guerra, è la questione e ambientale e conseguenti catastrofi (72%), convinti che la salvezza o la distruzione della terra si decida nelle stanze del potere, quelle dei governi (72,6%). Senza però trascurare neanche responsabilità e comportamenti individuali che l ’80% di loro considera molto importanti.

Sarà stata la calda estate a insospettirli? Se davvero le ondate di caldo li hanno impressionati sarebbe l’unica cosa buona di questi mesi di fuoco, ragiona Gianni Bona, presidente onorario di Laboratorio Adolescenza e vicepresidente di AMBO (Alleanza per un ambiente a misura di bambino e adolescente): “È  confortante che gli adolescenti mettano i problemi del cambiamento climatico e dell’inquinamento ambientale tra le principali preoccupazioni. Non è scontato, perché alcune fasce della popolazione continuano a sottovalutare il problema o a considerarlo come qualcosa di inevitabile. È invece il momento di agire con azioni concrete e condivise, e le nuove generazioni dimostrano di essere disponibili a farlo”.

Ma il rovescio della medaglia vede il 27% degli adolescenti  (addirittura il 36% dei maschi) che conosce, per averli praticati una o più volte, i giochi d’azzardo online: tanto, confessano, i filtri per controllare la maggiore età di chi gioca si aggirano con facilità come anche quelli dei siti pornografici (68%) . Sarà il caso di preoccuparsi anche del fatto che il rischio li attira a tal punto che sempre il 27% ha già partecipato o si ripromette di farlo presto a una “challenge” (che significa la sfida a misurarsi in azioni rischiose proposte dei social). 

Altro allarme mosso dall’indagine: gli adolescenti non ricorrono più ai medici, ampiamente sostituiti dai social di cui dal punto di vista medicale si fidano assai (il 65% delle femmine e il 57% dei maschi) facendone addirittura  la prima fonte di informazione su tutto quanto riguarda sessualità e organi genitali (41,5%). Alla mamma ricorre solo il 12% e al proprio medico il 2,4%.

Infine: quanto interessa l’IA  ai giovanissimi che ne sono praticamente nativi? Più gli allarmati che gli entusiasti, secondo la ricerca. La maggioranza relativa  (38%) se ne preoccupa, contro il 27% che invece ne sostiene i benefici e un terzo che non si sa esprimere. Comunque i ragazzi la studiano a scuola (il 62% delle femmine e il 57% dei maschi), più alle superiori (68%) che alle medie (39%).  Dopodiché quasi tutti sono rimasti colpiti dall’auto licenziamento di Jacob Coxon, il ricercatore  di Anthropic che ha avvertito della pericolosità dell’intelligenza artificiale, capace tra poco tempo, secondo lui, perfino di uccidere gli esseri umani. “ Ma al di là delle catastrofi globali – sottolinea Carlo Buzzi, sociologo, direttore scientifico dell’indagine e coordinatore del comitato scientifico IARD –  l’uso delle tecnologie digitali e le loro applicazioni finalizzate all’apprendimento necessitano cautela, riflessività e, in alcuni casi, anche diffidenza”. A scuola, per esempio, la preparazione degli studenti potrebbe trasformarsi in un grande  copia-incolla. “Quando gli strumenti utilizzati diventano meno controllabili, il loro utilizzo rischia di perdere le funzioni di supporto e assume ruoli ancora ignoti”, avverte Buzzi.

Giudicate dagli estensori dell’indagine pericolose anche le chat gestite dall’intelligenza artificiale, che sempre più spesso gli adolescenti utilizzano in veste di “amico-confidente” . “Tra le principali seduzioni che la nuova tendenza esercita – spiega Loredana Petrone, psicologa e psicoterapeuta dell’Università di Chieti e consulente di Laboratorio Adolescenza – è che confidarsi con l’intelligenza artificiale, piuttosto che con una persona reale, mette innanzi tutto al riparo dal giudizio e dal rischio che la confidenza fatta possa in qualche modo rendere critica la relazione con l’interlocutore” . In più, mentre l’altra persona a un certo punto può sempre interrompere la conversazione, l’AI la trovi sempre disponibile. 

Dopodiché, quale giudizio danno gli adolescenti della società in cui vivono? Quanto li riguardano i problemi sociali? Per esempio, il femminicidio. Il  47% delle ragazze e il 38% dei maschi ritiene che i femminicidi siano aumentati,  ma la maggioranza relativa pensa che avvenga “solo perché  ora se ne parla di più” e  il 10% li trova addirittura diminuiti. La maggioranza  (63%) afferma che la gelosia non può mai essere un’attenuante,  comunque il 37% sostiene che non va mai sottovalutata, sorprendentemente anche il 33% delle ragazze. Quanto all’omosessualità, per il 70% dei ragazzi e il 55% delle ragazze il dichiararla crea ancora problemi.

Al di fuori della scuola la maggioranza relativa degli adolescenti (39,5%) si incontra “fisicamente” con gli amici solo due o tre volte alla settimana. Il 21% lo fa tutti i giorni e il 16% meno di una volta alla settimana. I maschi “vedono gli amici” con frequenza maggiore rispetto alle ragazze. Il luogo di incontro più gettonato (indicato dal 60,6%) è un posto della città,  strade o piazze che siano , il 40% incontra invece gli amici prevalentemente a casa propria o di un amico, il 28% vicino alla scuola, poco più del 10% ha come luogo di incontro privilegiato l’oratorio.

Gli adolescenti parlano poco al telefono in diretta, solo uno su quattro. Preferiscono conversazioni mute a suon di messaggi scritti o vocali anche se la conversazione è lunga. Una tendenza che non si spiega con motivi economici che  gli strumenti attuali hanno reso di scarso rilievo, ma che, secondo gli estensori dell’indagine, hanno a che vedere con una pluralità di motivi diversi: dal non volere essere invasivi allo scegliere una comunicazione breve che non li metta in uno stato di ansia. Figuriamoci che oggi perfino gli amori, come hanno sottolineato i ragazzi, nascono, crescono e finiscono via whatsapp, in modo più sbrigativo e meno impegnativo, con meno rischi di essere presenti davanti a un possibile no che ragazzi abituati ad avere tutto  preferiscono evitare. Meno  complicazioni, suggerisce la ricerca.

Poche conversazioni dirette e, ahimè, niente libri. Leggere diventa occupazione obsoleta tanto che il 33% degli adolescenti (40% dei maschi) non ha letto neanche un libro non scolastico nell’ultimo anno. Ma anche su questo fronte gli adolescenti appaiono comunque “meno peggio” degli adulti la cui percentuale di non lettori assoluti, ovvero di chi non ha letto alcun libro nel corso di un anno, viene data dall’Istat oltre il 60%. Tra i giovani, invece, perlomeno il 23% delle ragazze afferma di leggere più di sei libri non scolastici all’anno.

Lo sport va più forte delle parole scritte. Il 49,2% dei maschi e il 32,6% delle femmine afferma di dedicare a attività sportive o comunque motorie più di 4 ore alla settimana, anche se la percentuale cala progressivamente con l’aumentare dell’età, quando il 21,3% (28,6% delle femmine) non pratica alcuno sport o attività fisico-sportiva: per  mancanza di tempo, dice il 60%, dei ragazzi. Una percentuale che, che tra i liceali sale al  66%. Pochi dicono che non fanno sport perché  “non mi piace” o  perché “non sona brava o bravo”, ma per l’8,4% delle ragazze la ragione è di tipo economico. Una limitazione che riguarda i maschi solo al 3,8%: la sconfortante testimonianza che se una famiglia h problemi economici preferisce ancora tagliare sulle figlie femmine piuttosto che sui maschi. 

Immagine di Rai Play

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