Pistoia – Il 2, 3 e 4 ottobre sono state giornate di incontri e laboratori sulla Montagna Pistoiese – più precisamente tra Campo Tizzoro e Cutigliano – per recuperare la vita dell’Appennino guardandolo non come spazio di periferia, bensì come luogo attraverso il quale è possibile capire il presente con tutte le sfumature che lo caratterizzano e guardare al futuro immaginando nuovi scenari di vivibilità.
Abitare i margini. Paesi, comunità, nuove forme di vita è il titolo scelto per questa tre giorni, in cui particolare attenzione è stata dedicata alla scrittura, considerando la narrazione come metodo sempre più accreditato di riappropriazione del sé, delle proprie radici, vero e proprio strumento di introspezione personale che fa di ogni individuo un valore sociale unico, contenitore della cultura che lo ha forgiato.
Tema, questo, approfondito con Vito Teti – scrittore e antropologo, già professore dell’Università della Calabria – con un percorso di parole e immagini realizzate da lui a Cavallerizzo, la frazione dell’Appennino in provincia di Cosenza dove è nato e cresciuto, e di cui ha curato una attenta analisi socio-antropologica dopo che nel 2005 divenne “borgo fantasma”, a seguito una frana devastante. Il paese, già tratteggiato da una sua particolare identità – fu infatti fondato nel XV secolo da rifugiati albanesi, della cui cultura molti legami ha conservato – fu ricostruito in diverso luogo, non lontano dal precedente ma sufficiente a modificarne i caratteri identitari agli occhi degli abitanti.
Per motivi diversi, magari non a causa di una frana bensì con l’intenzione – o, detto con il senno di poi – con l’illusione di trovare condizioni di vita migliori, sono stati molti i paesi delle nostre montagne a spopolarsi, vivendo esperienze analoghe a quelle di Cavallerizzo: amici che si salutano, consapevoli che le rispettive vite cambieranno, sia a chi parte sia a chi resta, o il dubbio di ritrovarsi reso difficile dalle distanze spesso davvero grandi…
Il Prof. Teti ne ha parlato diffusamente, citando molte delle sue ricerche sul campo, nella terra una volta anche sua e che oggi è luogo di ricordi, ancora celebrati nel paese fantasma durante le ricorrenze importanti, come lo è, per esempio, quella del patrono San Giorgio, festività che va perpetrata e mantenuta, sacralizzando nella ritualità dei gesti che si compiono il prendersi cura del luogo di origine, mantenendone quel genius che permette di contrapporlo al “non luogo” del nuovo paese, dove mancano i piccoli gesti di quotidianità che rendono intimo il rapporto di relazione con gli altri.
Accompagnato dal dialogo con Simona Santarelli, Elena Munafò – rispettivamente direttrice generale ed editor di Donzelli – e Bruno Simili, caporedattore della rivista Dissonanze/Donzelli, il Prof. Teti ha esposto con ampia ricchezza di dettagli la realtà di molti dei luoghi montani che si sono nel tempo spopolati, ma verso i quali si stanno generando attenzione e sensibilità, probabilmente nella consapevolezza che recuperare memorie cui, seppure non sempre consapevolmente, apparteniamo rappresenti un valore identitario essenziale allo star bene.
Una posizione che sembra proprio essere non solo condivisa ma favorita da enti e istituzioni, che lavorano per generare nei cittadini nuova consapevolezza del proprio esserlo. Per esempio, il luogo scelto per l’appuntamento con il Prof. Teti sono stati gli spazi di Mo.To.Re., realizzati recuperando una parte dell’area ex SMI, quindi significativi perché rappresentano un pezzo di storia industriale e sociale della Montagna Pistoiese: infatti, la Società Metallurgica Italiana nel Novecento fu una delle industrie belliche più importanti d’Italia, risorsa e sostegno per molte famiglie del territorio che qui lavoravano, centro di socializzazione intorno al quale viveva una comunità intera. Motivi, questi, più che sufficienti per riportare gli spazi SMI a essere un luogo non “vuoto” ma riferimento di nuove forme aggregative dalle quali venga ben forte il messaggio – che il Prof. Teti ha spiegato chiaramente – che il vuoto, appunto, è spazio vissuto da possibili energie innovative.
Ente promotore della tre giorni è stata Anci Toscana, che ha trovato il supporto di Fondazione Caript, Donzelli Editore, Associazione Riabitare l’Italia, Comune di San Marcello Piteglio e Gruppo Azione Locale (GAL, la società consortile senza scopo di lucro che gestisce i fondi europei per lo sviluppo rurale e la valorizzazione delle aree montane in Toscana, in particolare tra le province di Lucca e Pistoia) MontagnAppennino.