Il 1° agosto del 2024 entrava in vigore l’AI Act, la prima legge sull’intelligenza artificiale voluta dall’Unione Europea. Un primo tentativo di delimitare entro un binario di regole l’escalation irrefrenabile di una rivoluzione affascinante anche se piena di contraddizioni. Non è un caso che due anni dopo, proprio alla luce di certe controindicazioni e di evidenti bisogni, una regione italiana, la Toscana, abbia approvato la prima legge regionale sull’IA. E molte altre siano sulla stessa strada. Un tentativo effimero di entrare in una partita che si gioca a ben altri livelli, nell’ambito della quasi esclusiva sfida tra Cina e Stati Uniti? Un volo pindarico entro emisferi che non di addicono ai compiti di un ente territoriale? Le risposte affermative che potrebbero emergere sarebbero, in realtà, molto superficiali. Perché è proprio dalle istituzioni più vicine ai cittadini che può venire un contributo determinante su due versanti che la legge approvata dal Consiglio Regionale della Toscana ha ben individuato: la conoscenza e la consapevolezza.
Mancano entrambe, in maniera evidente. E allora tutta l’enorme partita del possibile progresso umano agevolato dalle macchine governate dagli algoritmi, rischia di rimanere solo una questione di business a vantaggio delle Big Tech, e di potenza geopolitica come è chiaro dalle mosse di Trump, che si vuole ergere a dominus senza scrupoli dei benefici dell’IA soprattutto in campo bellico. E allora, per arginare la smania di potere e la logica degli affari, ben vengano iniziative legislative come quelle della Toscana.
Ma cosa dice la norma approvata il 21 luglio? Il provvedimento introduce la Carta toscana dei diritti digitali, che riconosce ai cittadini il diritto a essere informati sull’uso dell’IA, a ottenere spiegazioni comprensibili sulle decisioni algoritmiche e a chiedere l’intervento di una persona a fronte di decisioni amministrative automatizzate. Prevede inoltre l’istituzione di un Osservatorio regionale sull’intelligenza artificiale, gestito con il supporto di IRPET, il rafforzamento della rete dei Punti Digitale Facile, misure per la tutela dei minori e il diritto alla disconnessione, oltre al riconoscimento del diritto alla felicità digitale. Si comprende già solo da questi elementi che si va sul concreto, non si rimane nel limbo della dissertazione etica – seppure dovuta – o filosofica.
“Con questa legge – commenta il presidente Eugenio Giani – la Toscana scrive una pagina che va oltre i confini regionali: siamo la prima Regione italiana a dotarci di una disciplina organica sull’intelligenza artificiale, e lo facciamo scegliendo con chiarezza da che parte stare. Non inseguiamo la tecnologia per la tecnologia, la governiamo mettendo al centro le persone, i loro diritti, il loro lavoro. Il percorso che ci ha portato fin qui, dal confronto in commissione fino al voto di oggi, dimostra che un’IA etica non è uno slogan ma un lavoro paziente di ascolto e di scrittura delle regole. È un atto di responsabilità verso i cittadini toscani, ma anche un contributo che offriamo al dibattito nazionale ed europeo: si può innovare senza lasciare indietro nessuno”.
“Il voto di oggi – afferma l’assessore all’innovazione digitale Alberto Lenzi – chiude un percorso serio, arricchito ad ogni passaggio del confronto con il mondo universitario, la ricerca, le parti sociali e anche con l’opposizione, che ha contribuito con proposte concrete recepite nel testo. Non abbiamo scritto una legge di princìpi astratti: abbiamo costruito gli strumenti concreti di un’IA etica, dall’Osservatorio regionale ai Punti Digitale Facile, perché nessun cittadino e nessuna impresa toscana resti solo di fronte alle trasformazioni portate dall’intelligenza artificiale”.
Commenta Antonio Mazzeo, vicepresidente del Consiglio Regionale: “La Toscana è la prima Regione italiana a dotarsi di una legge organica in questa materia e si colloca tra le esperienze più avanzate in Europa. Il principio da cui siamo partiti è semplice: la tecnologia deve ampliare le capacità delle persone, non ridurne l’autonomia, i diritti e la libertà di scelta. Il testo è cresciuto attraverso un confronto lungo e approfondito”.
Non sono mancate posizioni contrarie, durante il dibattito in Consiglio Regionale: “Tante belle citazioni, in questa discussione, ma nel testo della legge non c’è nulla di tutto quello di cui finora si è parlato in Aula”, ha detto la capogruppo di Fratelli d’Italia Chiara La Porta. Bene parlare della centralità dell’uomo e di nuove tecnologie, della tutela delle persone e della tutela dei minori, ma nel testo non c’è scritto nulla sul come fare per dare concretezza. La legge 57, come avevo avvertito, già c’era per tutelare i diritti delle persone nell’uso delle tecnologie digitali e infatti, con i vostri ordini del giorno, andate proprio a chiedere di modificare quella legge, dove si stabilisce il diritto alla connettività. Il che suona strano, visto che in questo palazzo i telefoni cellullari non prendono il segnale e che il 40% del territorio toscano non è ancora coperto a sufficienza dal segnale internet, con vere e vaste zone bianche”.
Secondo La Porta, servono misure concrete. L’esempio è la Liguria, che ha fatto una legge sull’IA applicata alla gestione delle liste di attesa in sanità. Invece, noi abbiamo prodotto un testo di filosofia”. Secondo Jacopo Maria Ferri (Forza Italia), “questa non è una norma innovativa. È carica di principi e valori assolutamente condivisibili, ma non è utile, nel concreto, a seguire il movimento veloce che la diffusione dell’IA ha messo in moto. Sarebbe stata innovativa se avesse messo tante risorse o su leggi che gli ci sono o su nuovi indirizzi per cui sostenere imprese, centri di ricerca o università affinché l’IA sia più utilizzata e utilizzata al meglio e nel rispetto di quei principi che vengono richiamati. La mancanza di concretezza e di risorse, purtroppo, non produce innovazione”. Per Claudio Gemelli (Fratelli d’Italia), “l’IA va gestita e non subita, ma questa legge non è lo strumento adatto. In questo mostrano più concretezza le impegnative degli ordini del giorno presentati, anche se viene il sospetto, a proposito della zona pisana, che si voglia fare una norma di territorio. Così come si è voluto togliere, a proposito della realizzazione di Data center, il richiamo alla legge della Lombardia, che per prima ha normato la materia”.
Un tema sempre più emergente quello dei Data Center, approdato pochi giorni fa alla decisione dello Stato di New York di bloccare ogni nuova costruzione di queste enormi infrastrutture indispensabili per l’elaborazione algoritmica.
La legge della Tosca a prevede anche l’istituzione di un Osservatorio regionale sull’intelligenza artificiale, gestito con il supporto di IRPET. Un luogo di incontro e di scambio di opinioni, ma anche lo strumento ideale per gettare ponti di conoscenza soprattutto verso la scuola e le piccole imprese. Iniziative già avviate come le challenge rivolte ai giovani per la progettazione di assistenti virtuali al servizio di bisogni sociali concreti, dimostrano che si può non rimanere inermi di fronte ai diktat degli algoritmi. C’è da fare. La Regione Toscana, con la legge approvata, quanto meno si mette in cammino lungo la strada dei diritti, dell’innovazione e della conoscenza. Il tempo dirà quanti e quali tappe verranno percorse.