Montedomini, Frittelli si difende con i numeri, solo il 5% degli immobili per affitti brevi

Salviamo Firenze: “Uno scandalo non compreso”
Protesta di un’anziana nelle prime vendite di metà anni ’90

Firenze – Il presidente di Asp Montedomini, Maurizio Frittelli, davanti alla stampa. O meglio, davanti alla città. Davanti, soprattutto, a quella grossa questione che riguarda l’uso di immobili di un ente di welfare cittadino per produrre rendita. E rendita delle più sotto accusa in questa città preda dell’overtorurism, ovvero rendita da affitti brevi. Quello per cui Firenze è scesa in campo stabilendo delle norme di contenimento del fenomeno che l’ha posta alla ribalta nazionale, comprese le accuse del centrodestra scatenato. E che ha avuto buon gioco in questi giorni ad accusare la giunta fiorentina di non volere affitti brevi per i privati, tranne poi attuarli in concreto quando si parla di proprietà pubbliche proprie.

Insomma, al netto del fatto che ai fiorentini non può andare giù che una delle loro più prestigiose istituzioni faccia soldi con il turismo più predatorio, ieri in conferenza stampa si è verificata un’appassionata difesa di se stesso, del cda e dell’ente da parte di Frittelli, da relativamente poco insediato alla presidenza al posto di Luigi Paccosi, transitato alla presidenza di Casa spa. Una difesa che dovrebbe avere la sua insuperabile muraglia nei numeri. Eccoli: 229 unità gli immobili che costituiscono il patrimonio dell’ente; 78 (34%) destinati al sociale; 30 destinati ad uso abitativo non residenziale. 23 dotati di Cin, ovvero il Codice Identificativo Nazionale, richiesto e ottenuto quando ancora si poteva fare. di questi, 12 vanno alla formual bed&breakfast, 13 agli affitti brevi. turistici. Tirando le somme, si tratta del 5% del patrimonio immobiliare, contando solo gli affitti brevi. Poco? Tanto? Ma è questo il problema vero?

Tornando all’uso degli immobili, Frittelli è un fiume in piena e non si ferma. Altri 38 alloggi, spiega, sono affittati a privati, con contratti regolari (4+4) per il 16%; altri 30 immobili, pari al 13% del patrimonio, sono affittati a attività di ristorazione e bar; il 17% è libero; il 6% si trova nel piano alienazioni. Naturalmente, rimangono gli immobili sedi istituzionali. E quindi? Quindi, dice Frittelli, il vero problema è capire come e in che modo il patrimonio dell’ente va valorizzato. Perché i soldi servono e con urgenza, come emerge dalla necessità di adeguare le proprie RSA alle norme antincendio, ovvero 11 milioni di euro. Nei prossimi giorni, dice Frittelli, ci sarà un incontro con la sindaca Funaro. E mercoledì prossimo, 29 luglio, sarà il momento del redde rationem, in cui la riunione del Cda dovrà pronunciarsi sia se inaugurare un nuovo corso, sia se la gestione finora tenuta sia responsabile di qualcosa. Osservato speciale, va da se’, Emanuele Pellicano, direttore generale dell’ente dal 2015.

Intanto, le reazioni non si fanno attendere. Salviamo Firenze, l’associazione che ha dato la stura all’affaire, dirama una nota nell’immediato dell’incontro: “Chi e in quale sede ha deciso tra il 2021 e il 2022 di inserire il famoso art.11 nella bozza contrattuale che prevede la possibilità esplicita di fare affitti brevi? Il Cda, il Presidente Paccosi in autonomia o in accordo con il Comune? Perchè l’art.11 è stato continuato ad essere applicato dopo l’estate 2023, primo blocco degli affitti brevi? – incalza Massimo Torelli – Mi sembra comunque di capire che l’avv. Frittelli non colga il punto dello scandalo che è: in proprietà pubbliche destinate all’ospitalità aprono affitti turistici.”

“Una conferenza stampa che avrebbero dovuto tenere la Sindaca e la Giunta già giorni fa, e i cui contenuti contestiamo anche a distanza di tempo – dice Dmitrij Palagi, consigliere comunale di Spc – ci ha colpito negativamente il modo in cui è stata convocata la conferenza stampa di oggi dell’ASP Firenze Montedomini sul proprio patrimonio immobiliare, a partire da chi poteva parteciparvi. In un primo momento è stato detto «solo stampa», e abbiamo dovuto ricordare che anche chi siede in Consiglio comunale ha il diritto di ascoltare: è bastato esplicitarlo. Fuori sono però rimaste le altre persone, comprese quelle di comitati e movimenti. Che senso ha rinchiudersi in una fortezza e annunciare che si sarebbe risposto solo a giornaliste e giornalisti? Le risposte politiche, ci è stato detto, arriveranno in Commissione controllo il 30 luglio, sempre che il Presidente possa parteciparvi, perché ancora non è certo. Ma non spetta a lui darle: spetta a chi lo ha nominato. C’è, in chi governa la Città, una profonda incapacità di rispettare le grammatiche politiche e istituzionali, e dispiace, perché fa arretrare l’intero dibattito pubblico. Oggi è andato in scena un pezzo di potere cittadino che risponde in autonomia alla stampa: e questo, di per sé, è un enorme problema di sistema”.

Un problema di sistema che secondo Spc, riguarda il meccanismo spiegato con dovizia di numeri da Frittelli. “I numeri danno ragione a chi da giorni ripete che non siamo davanti a casi isolati. Su un patrimonio che nei bilanci supera le 428 unità, l’ASP dichiara oggi che 23 immobili hanno un CIN: di questi, 12 con attività turistico-ricettive e 11 con affitti brevi. Non «meno di una ventina di casi» da derubricare a incidente, ma invece un pezzo strutturale della gestione. È esattamente quello che diciamo dal 16 luglio, nel silenzio della Sindaca e della Giunta: la messa a reddito turistica del patrimonio pubblico non è un’anomalia di via Guelfa, è una logica. La conosciamo perché non la condividiamo e la contrastiamo da anni. Ed è ipocrita pretendere una specificità tutta di Montedomini, quando lo stesso schema attraversa altri grandi patrimoni della città”.

Sul problema della sostenibilità economica, Palagi ribatte: “Si è rivendicata la sostenibilità come necessità di «far fruttare gli immobili», e in quel linguaggio c’è tutto il sistema. Solo dopo tutti questi giorni si scopre che l’eccellenza vantata del Centro Diurno Alzheimer «Athena» sarebbe possibile «grazie a queste valorizzazioni»: ma allora il tema era questo fin dall’inizio, non un dettaglio da svelare a scandalo esploso. E pesa una contraddizione: ai privati si vuole limitare la locazione turistica breve perché non vivano di rendita, mentre nel pubblico la si accetta per «fare cassa». Per noi il pubblico deve dimostrare che un altro modello è possibile”. Sgombrato il campo dalla riduzione della questione alla storia personale del presidente, è la questione politica quella su cui Spc chiede di puntare i riflettori. ” La questione politica è un’altra, e ha un solo indirizzo: chi ha nominato quel Consiglio di amministrazione, chi doveva esercitare il controllo previsto dallo statuto e non ne ha lasciato traccia, chi ha incassato 77 milioni di imposta di soggiorno nel 2024 senza destinarne strutturalmente un euro all’abitare o a chi finisce ai margini”.

Conclude Palagi:” Alla fine chiediamo solo che il patrimonio nato per l’assistenza e per il diritto alla casa torni alla sua funzione sociale (abitare, diritto allo studio, assistenza) e che a risponderne, in Consiglio e non solo davanti alla stampa, siano la Sindaca e la Giunta, che questo modello di città lo hanno costruito e avallato”.

Anche la CGIL: entra a piè pari nella vicenda con una nota. “Al netto delle questioni ancora da chiarire sulla specifica vicenda, ribadiamo che, in linea generale, il patrimonio pubblico abitativo deve avere un utilizzo marcatamente sociale. Questa faccenda, in ogni caso, conferma ancora una volta ciò che la Cgil e il Sunia di Firenze sostengono da tempo: serve un vero piano casa complessivo, capace di definire quale modello di città vogliamo costruire.

Per farlo occorre partire da una mappatura completa del patrimonio abitativo pubblico, degli immobili pubblici inutilizzati o sottoutilizzati che possono essere recuperati e destinati all’edilizia pubblica popolare e sociale, ma anche una mappatura degli sfitti privati affinché possano essere reimmessi sul mercato, con canoni sostenibili, anche attraverso una vera e propria Agenzia sociale per la casa pubblica di respiro metropolitano e strumenti di premialità fiscale progressiva. Solo con questa organicità è possibile programmare interventi efficaci e coerenti, aumentare l’offerta di alloggi accessibili e rispondere concretamente all’enorme domanda abitativa. In questo quadro, anche il patrimonio abitativo di Asp Montedomini dovrebbe essere destinato ad edilizia sociale”.

“Firenze ha bisogno di un progetto complessivo sulla casa basato sull’incremento di alloggi a canone sostenibile, che privilegi le fasce di fragilità sociale e rompa definitivamente con la rendita. In questo quadro rientra il caso delle Quinte, fortunatamente ancora non concluso, che rischia di far perdere alla città ulteriore patrimonio a canone calmierato.
Per questo chiediamo all’amministrazione di accelerare sulla definizione di un Piano casa complessivo che dia una visione chiara e di lungo periodo per la città, ribadendo la necessità urgente di convocare, oltre che il Tavolo con il Comune di Firenze, anche il Tavolo metropolitano dell’abitare, dal momento che una problematica sistemica così articolata non può essere affrontata solo comune per comune”.

Unione Inquilini mette sul tavolo anche altre questioni di ordine più tecnico, oltre a una carta con le proposte immediate per far ripartire la macchina nel rispetto dei suoi fini fondatori. “​Il punto centrale oggi non è semplicemente reclamare le dimissioni del Consiglio di Amministrazione (per due terzi di nomina comunale) o dell’attuale direttore, ma cambiare completamente rotta rispetto all’impostazione e alle scelte degli ultimi anni – precisa il segretario fiorentino di U.I., Pietro Pierri – non si può continuare a trattare un patrimonio nato per finalità sociali ed assistenziali come un cespite da svendere o da concedere a condizioni di  vantaggio a chi persegue reddito speculativo sul mercato turistico”

​E le difese accampate dal presidente Frittelli? “Appaiono del tutto deboli e non persuasive le dichiarazioni rese da ultimo dal Presidente di Montedomini, Maurizio Fritelli, secondo il quale solo un numero esiguo di appartamenti sarebbe stato destinato ad affitti brevi per vacanze. Tali dichiarazioni confermano   l’enormità di quanto accaduto. Frittelli che sembra non cogliere la gravità, dimentica, come pure chi ha governato per anni questa città,    che l’obbligo di comunicazione al Comune per le locazioni turistiche in Toscana è stato introdotto con la Legge Regionale n. 86/2016 entrata in vigore il 1° marzo 2019 in attuazione della delibera di Giunta n. 1267/2018.  Dunque, Palazzo Vecchio,  sapeva, consentiva e voleva”.

​Perciò, il vulnus   “non è solo  di natura  quantitativa,  né si limita alla distorsione del patrimonio pubblico a finalità turistica: la criticità profonda risiede nell’orientamento generale, nell’applicazione di canoni di locazione speculativi e di mercato, del tutto privi di calibrazione sociale e palesemente non allineati con la missione istituzionale e storica dell’azienda”.

​L’Unione Inquilini chiede “l’apertura di un approfondimento che sia pubblico e massimamente trasparente. Questo percorso deve vedere il coinvolgimento attivo dei corpi intermedi e delle parti sociali, proprio come è avvenuto a Milano per il Pio Albergo Trivulzio — un’altra storica ASP con funzioni e radici del tutto simili a Montedomini — dove l’Unione Inquilini e le altre sigle sindacali hanno siglato uno specifico accordo integrativo, per la tutela del patrimonio abitativo pubblico”.

​Per queste ragioni, l’Unione Inquilini e il dirigente nazionale e provinciale Pietro Pierri rilanciano e formalizzano le seguenti richieste alle istituzioni: “sospensione immediata di tutti i piani di vendita; blocco di ogni asta, alienazione e dismissione in corso del patrimonio abitativo dell’ASP Montedomini; avvio immediato del Tavolo di confronto; apertura di un tavolo di concertazione pubblico con le istituzioni e i sindacati per definire una gestione chiara, trasparente e coerente con la missione storica dell’ente; accordo integrativo dei Patti Territoriali ed ERS; destinazione prioritaria di tutti gli alloggi “a reddito” quale asset strategico nell’ambito dell’Edilizia Residenziale Sociale (ERS) e del canone concordato, sottoscrivendo uno specifico accordo integrativo ai patti territoriali”.

Conclude Pierri: “Serve una presa di responsabilità collettiva per restituire al patrimonio pubblico la sua funzione sociale primaria: garantire il diritto alla casa ai cittadini e alle famiglie di Firenze. Questa assunzione di responsabilità è particolarmente doverosa in una realtà territoriale già fortemente incisa e in profonda crisi sotto il profilo abitativo e delle tutele; un contesto in cui vengono a mancare non solo le risposte dell’Edilizia Residenziale Pubblica, ma anche quelle dell’Edilizia Residenziale Sociale, vedi il caso “Le Quinte”, a causa di una serie di ritardi ed errori di impostazione che si sono colpevolmente accumulati negli ultimi anni”.

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