Femminicidi: più giovani le vittime, più giovani anche i carnefici

Il libro di Lella Palladino della Fondazione “Una nessuna centomila”

Parlare di Femminicidi in Italia significa prendere atto di un fenomeno sul quale bisogna continuare a tener alta l’attenzione, nonostante i dati riportino che essi, nel nostro Paese, non sono aumentati ma diminuiti. Nel 2025, le donne assassinate sono state 97,in calo del 18 % rispetto al 2024, di cui 85 uccise in ambito familiare e 62 per mano di partner o ex partner. Percentuali che, secondo il parere del Ministero dell’Interno, sono passati in pochi anni da circa 120 casi annui a numeri inferiori al centinaio. Nella stragrande maggioranza (circa l’88%-93%), l’autore è un uomo e la vittima lo conosceva. Si tratta quasi sempre del compagno, coniuge, fidanzato o amico.

Diversamente allarmano, invece, i reati spia come gli atti persecutori (stalking) e maltrattamenti in ambito familiare probabilmente per una maggiore propensione a denunciare da parte delle vittime. Un importante passo avanti per proteggere la propria libertà anche se, è ormai certo che, sul piano culturale l’azione legale da sola non è bastevole a smantellare un sistema radicato, a cominciare dal patriarcato che purtroppo nel nostro Paese si basa ancora su norme di potere e sociali che normalizzano la sopraffazione. 

E la sua decostruzione richiede percorsi educativi a lungo termine, un vero e proprio cambiamento sociale collettivo unitamente al superamento degli stereotipi di genere.

In questo contesto la Casa Internazionale delle Donne ha ospitato la presentazione del libro “Che sia l’ultima. Femminicidi e violenze di genere“, (Donzelli Editore) di Lella Palladino, vice presidente della Fondazione “Una nessuna centomila”, da anni impegnata sui temi dei diritti delle donne, del contrasto alla violenza maschile e della trasformazione culturale necessaria per prevenirla. Hanno dialogato con l’autrice Azzurra Rinaldi economista femminista, Giulia Minoli presidente della Fondazione “Una Nessuna Centomila”, che ha spiegato quali sono le attività e gli impegni della Fondazione: prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne, ricordando l’importanza dell’educazione all’affettività ancora oggi trascurata nel nostro Paese, Celeste Costantino, vicepresidente  della Fondazione “Una Nessuna Centomila”, e Noemi Caputo, vicepresidente della “Casa Internazionale delle Donne”.

Il volume della Palladino nasce a distanza di cinque anni da un altro suo precedente lavoro, sempre sullo stesso tema, a seguito della tragica morte di Martina Carbonaro. E che narra con drammatica lucidità le storie di Femminicidi che nel nostro Paese hanno il nome di Martina, Giulia, Giuseppina, Ivana, Ana, Giustina, Maria, Joy, leggendo le quali, una dietro l’altra, si provano sentimenti di rabbia, sconforto e impotenza, soprattutto perché coinvolge donne giovane età incastrate in relazioni malevoli.

Non a caso nella prefazione Carola Carazzone, ha scritto, “Ci troviamo di fronte a una “doppia crisi – il disagio maschile e la violenza contro le donne – strettamente connessa. Entrambi sono sintomi di un sistema di relazioni di genere che sta implodendo, che non offre ai giovani maschi modelli di identità costruttivi, né strumenti emotivi per navigare in un mondo dove i privilegi storici del patriarcato vengono messi in discussione e, allo stesso tempo, intrappola ancora troppe giovani donne in un vicolo cieco che confonde l’amore con la gelosia, il controllo, la subordinazione”.

Una risposta alla domanda del perché accade ancora tutto questo, la possiamo trovare nelle ultime pagine del volume scritte da Roberto Graziano, giovane studioso di sociologia digitale, sul rapporto tra l’epoca social in cui viviamo e i comportamenti delle nuove generazioni in Italia, soprattutto quella maschile. Che registra un fattore inquietante: sempre più giovani sono le vittime, sempre più giovani sono anche i carnefici. E nella sua analisi sulla  “mascolinità tossica”, un tema sul quale interrogarci, Graziano cita come esempio, tra gli altri, la dichiarazione di uno dei protagonisti della serie «Mare Fuori», “Questi video possono essere pericolosi perché i giovani prendono il malessere come modello. Noi nella fiction proviamo a mostrare alternative, ma non so se ci siamo riusciti”.

Il libro della Palladino contrariamente a quanto si pensi non è però un inno al pessimismo ma alla speranza e che le cose in Italia, in tema di  Femminicidio, possano cambiare grazie non solo al lavoro delle associazioni e dei centri antiviolenza che agiscono sul nostro territorio offrendo aiuto e supporto ma ad anche per  una maggiore consapevolezza degli operatori di giustizia che redigono norme sempre più stringenti che vanno nella giusta direzione a difesa dei diritti delle vittime.

Anche se Palladino ribadisce che, contro la violenza sulle donne, la strada tracciata non è ancora del tutto in discesa a cominciare dalla mancata approvazione dell’educazione sentimentale come materia scolastica da parte dell’attuale Governo: “Si tratta di uno scenario a più facce nel quadro di una situazione di grande complessità, dove si può andare avanti, così come compiere passi indietro”.


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