Fuori dalle Emergenze, il libro di Grassi e De Angelis presentato a Prato

La prefazione affidata a Francesco Rutelli, direttore della Città del Futuro

Prato – Presentato a Prato  il libro «Fuori dalle Emergenze»,scritto da Erasmo De Angelis e Mauro Grassi per Il Mulino edizioni, con  prefazione  di Francesco Rutelli direttore della “Città del Futuro”. Che tra le righe auspica, per il nostro Paese, nuovi programmi di resilienza partendo dai progetti post Pnrr, oltre che investire sull’adattamento climatico. Perché, sempre Rutelli, “secondo la Banca centrale Europea investire nell’adattamento genera tripli  dividendi e danni evitati”. 

Una riflessione che trova  supporto anche in un recente discorso di fine anno,(2024), del Presidente della Repubblica Mattarella che aveva sottolineato come la crescita della spesa in armamenti, dettata nel mondo dall’aggressione della Russia all’Ucraina  e che aveva che costretto anche il nostro Paese a provvedere alla nostra difesa, avesse toccato la cifra record di 2.443 miliardi di dollari. Ovvero otto volte di più di quanto stanziato per contrastare il cambiamento climatico, esigenza, vitale per l’umanità.  

Questo il fil rouge dell’intervista al direttore  della Fondazione Earth and Water Agenda, dove si occupa di temi legati allo sviluppo economico e alla transizione ecologica legata ai cambiamenti climatici, e segue progetti sul rischio idraulico nonché sull’approvvigionamento dell’acqua. Cioè anche di come l’uomo dei giorni nostri possa adattarsi  al nuovo concetto di adattamento climatico che si sta facendo strada in settori chiave dell’economia e della società, per affiancare la mitigazione del climate change. Una strategia di resilienza ormai necessaria per un futuro sostenibile. 

E in questo contesto Grassi ha spiegato come la gestione delle risorse idriche sia un tema cruciale nell’ambito dei cambiamenti climatici ai quali non si sottrae la Toscana, come dimostrano le recenti drammatiche alluvioni che l’hanno colpita “L’acqua–ha detto – ad esempio, si presenta sempre  nella sua duplice veste di mancanza di poca acqua o di troppa acqua. Ma perché questo è un Paese, come abbiamo detto più volte, hotspot di rischi naturali dove si alternano fenomeni come le frane, le alluvioni, e la siccità. E le colpe sono del sistema Italia che deve reagire a tutto questo con un piano, una strategia di lungo periodo per rimettere in sicurezza il Paese. Ma per affrontare al meglio questo piano di lungo periodo servono le risorse. E non spiccioli , come quelli che ha dato il Pnrr che per l’acqua ha messo  a disposizione 4 miliardi su 200 miliardi”. 

Ha ricordato a questo proposito quanto fosse stato importante il progetto Italia Sicura, (di cui lo stesso Grassi fu direttore per quattro anni), che aveva scoperto i tre punti  importanti per la battaglia contro i rischi naturali. Passare innanzitutto dalle emergenze alla prevenzione con un grande piano ventennale; la governance, poiché le competenze sull’acqua essendo tantissime ci vuole un centro, come lo era Italia Sicura che dipendeva dalla Presidenza del Consiglio, affinché si possano coordinare e indirizzare tutte le forze del Paese e tutti i soggetti nazionali, regionali e locali. E da ultimo “last but not least”, le risorse e gli investimenti. Quelli  di peso  e continuativi e non una tantum in qualche legge di  bilancio di questo o di quel governo. 

A sostegno delle parole  di Grassi l’accorato intervento della scienziata pratese e presidente della Fondazione Parsec, Antonella Fioravanti, che ha spiegato come in realtà il cambiamento climatico anche da un punto di vista prettamente scientifico è ormai un dato di fatto incontrovertibile e che allo stato attuale saremmo ancora in tempo per arginarne gli effetti catastrofici,purché tutti facciano la propria parte. A cominciare dalla politica sia quella internazionale, americana per intenderci, ma anche quella di casa nostra.  È infatti compito della politica trovare fondi e risorse per investire nella prevenzione e nella cultura della salvaguardia dell’ambiente in cui noi tutti viviamo.  Che oggi è fragile più che in passato e potrebbe senza ulteriori precauzioni presentare un conto assai salato all’umanità. 

Al termine della serata la parola ai cittadini e ai rappresentanti dei Comitati degli Alluvionati di Bagnolo e di Campi Bisenzio  che si sono costituiti dopo l’alluvione del 2023. Hanno chiesto in primis alla politica, invitata, ma assente quella istituzionale, (negato all’iniziativa il patrocinio della Provincia di Prato e la Sala),una maggiore attenzione alle loro richieste che nascono dalla conoscenza diretta del territorio e invitato a prendere atto del nuovo “Manifesto degli Alluvionati”,scritto da Giovanni Mariotti del Comitato Arca di Noè di Campi Bisenzio. 

In sala era presente Cristina Betti, rappresentante dei residenti di via Fratelli Cervi a Montemurlo, che ha portato all’attenzione la questione della Ciclovia del Sole. I cittadini, ha spiegato, sono venuti a conoscenza di questo progetto solo a febbraio, con l’arrivo degli espropri. Nonostante il dissenso espresso, l’amministrazione comunale di Montemurlo avrebbe confermato l’intervento, che prevede anche il senso unico della strada, con il rischio – secondo i residenti – di congestionare ulteriormente la viabilità, già segnata dalla chiusura della Montalese.

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