Il pittore e scultore Antonio Berti visto attraverso l’obiettivo del regista fiorentino Leandro Giribaldi. Il documentario presenta l’uomo, l’artista di grande talento e il suo credo artistico. Un profilo profondo e allo stesso tempo delicato, evocato anche dai ricordi del figlio Giovanni. Realizzato nel 2025 da Tourbillon, “Antonio Berti. L’arte e la memoria” rappresenta una delle storie care al regista che presto sarà presentato al cinema di Castello a Firenze. Nel documentario, il figlio Giovanni Berti conduce lo spettatore nel mondo del padre Antonio. Il suo pensiero è un testamento artistico vivo e forte da tramandare alle generazioni future.
Antonio Berti nacque i primi del ‘900 nell’alto Mugello, ed è cresciuto a Cascina di Val Fiorana, vicino a Colle di Vespignano, città natale di Giotto, da una famiglia umile che non vede di buon occhio la propensione artistica del piccolo Antonio. Il Berti, grazie ad un incontro fortunato, riesce a frequentare l’Istituto d’Arte di Firenze con il maestro Libero Andreotti e ne subisce l’influsso. Negli anni Trenta ha realizzato alcune sue sculture memorabili come Il risveglio, del 1933, Paola Ojetti, dedicata alla figlia dello scrittore Ugo Ojetti, del 1934-35, Barbara Hutton e Ugo Foscolo, del 1938, che si trova nella basilica di S. Croce a Firenze. Dopo la Seconda Guerra Mondiale ha realizzato un monumento ad Alcide De Gasperi, situato a Trento, e a Giuseppe Mazzini, posizionato nell’omonimo viale a Firenze. A Sesto Fiorentino, cittadina dove Antonio Berti si trasferì dopo il matrimonio, opera la Fondazione, con molte delle sue opere.
Abbiamo chiesto a Leandro Giribaldi, come è nata l’idea di un documentario su Antonio Berti.
Mi è stata suggerita da un componente della famiglia Berti, Claudio Berti, il quale aveva visto un mio precedente documentario. Successivamente sono entrato in contatto con Giovanni, il figlio di Antonio. Attraverso alcune conversazioni con lui ho capito come potevo realizzare il documentario. Poi il comune di Sesto Fiorentino, luogo di residenza e di lavoro di Antonio Berti per circa sessant’anni, dove si trova il laboratorio dell’artista e il Centro Espositivo Antonio Berti, mi ha fornito un importante supporto.
Nella sua professione si è occupato spesso di artisti…
Ho realizzato vari documentari d’arte. I più importanti sono: “Giovanni Fattori pittore del vero” del 2001, “I Macchiaioli” del 2004, “Il futurismo a Firenze” del 2009, “Jorio Vivarelli – La materia della vita” del 2009, “Federico Zandomeneghi” del 2017. Volendo anche “Angeli del fango” del 2006 e “Nessuna ricompensa” del 2020, la storia della Misericordia di Firenze, si sono occupati di argomenti artistici, anche se in modo indiretto.
Di che cosa si sta occupando adesso?
Al momento sto realizzando un documentario sul centenario del cinema di Castello di Firenze.
I suoi progetti futuri prevedono altri documentari su figure di artista?
Non ho un progetto preciso su un documentario d’arte in questo momento. Solo alcune idee, vediamo se si potranno concretizzare perché è un argomento che mi è sempre interessato.
Leandro Giribaldi si occupa di cinema dagli anni Ottanta, quando realizzava i suoi primi cortometraggi in super-8 e 16 mm. Allievo di Ermanno Olmi e Mario Brenta a “Ipotesi Cinema” di Bassano del Grappa, collabora con il Cinema Castello di Firenze, presso il quale conduce corsi di storia del cinema, organizza rassegne e retrospettive.
Nel 2018, insieme a Patrizia Sommi, ha fondato l’Associazione Culturale Tourbillon. Nel 2021 è uscito il suo libro presso l’editore Campi Magnetici: “Un’ombra è soltanto un’ombra”, una guida alla storia del cinema dai fratelli Lumière a Stanley Kubrick. Come sceneggiatore e regista ha realizzato numerosi cortometraggi e documentari.
Il film “Antonio Berti. L’arte e la memoria” con la fotografia di Francesco Ritondale e le musiche di Marco Bucci, ha ricevuto il contributo del Comune di Sesto Fiorentino, Publiacqua e realizzato in collaborazione con Fondazione per la scultura Antonio Berti, Rai Toscana e le Teche Rai.