Perché le persone contano ancora nell’era dell’intelligenza artificiale

L’IA crea nuovi mercati del lavoro, nuove specializzazioni e nuove tensioni politiche

Ogni grande rivoluzione tecnologica ha alimentato il timore che le macchine avrebbero reso il lavoro umano superfluo. L’attuale ondata di intelligenza artificiale sembra rafforzare questa paura, ma — come osserva Ruchir Sharma, chair di Rockefeller International, in un recente commento sul Financial Times del 25 gennaio,— l’IA si sta diffondendo in un contesto storico inedito: un mondo che invecchia rapidamente e in cui la forza lavoro inizia a ridursi.

Sharma ricorda che nel 2024 il numero di nascite in Cina è sceso al livello più basso dalla fondazione della Repubblica Popolare nel 1949, mentre in Giappone ha toccato il minimo dal 1899. Il tasso di fertilità globale è ormai stabilmente sotto il livello di sostituzione e, secondo le proiezioni demografiche da lui citate, la popolazione mondiale in età lavorativa potrebbe raggiungere il picco circa trent’anni prima di quanto previsto in precedenza. Questo dato è cruciale per comprendere l’impatto economico dell’IA: l’automazione avanza proprio mentre i lavoratori iniziano a scarseggiare.

La storia suggerisce cautela nel prevedere una disoccupazione di massa. Le precedenti rivoluzioni tecnologiche hanno eliminato professioni specifiche, ma hanno anche creato nuovi settori. Negli Stati Uniti, l’espansione di internet ha distrutto milioni di posti di lavoro, ma ne ha generati molti di più nel lungo periodo. Oggi, circa un terzo delle occupazioni americane non esisteva 25 anni fa, segno di quanto l’innovazione tenda a riorganizzare il lavoro piuttosto che cancellarlo. Anche per l’intelligenza artificiale, le stime più ampie parlano di un potenziale enorme: il mercato del lavoro teoricamente “indirizzabile” dall’IA e dalle tecnologie correlate — inclusi i robot umanoidi — potrebbe arrivare a miliardi di posti di lavoro a livello globale.

Se l’analisi di Sharma offre il quadro macroeconomico, un secondo filone mostra come l’IA dipenda concretamente dal lavoro umano. Questo aspetto è al centro di un’inchiesta di Bethany Staton pubblicata sempre sul Financial Times, dedicata alla nascita di un nuovo settore: quello dell’addestramento e della valutazione dei modelli di intelligenza artificiale.

Un caso emblematico è Mercor, una società di recruiting fondata nel 2023 che seleziona professionisti incaricati di insegnare ai modelli come ragionare, risolvere problemi complessi e migliorare la qualità delle risposte. L’azienda collabora con sviluppatori di modelli di punta e coordina il lavoro di decine di migliaia di esperti provenienti da settori come consulenza, ingegneria, data science, diritto e medicina. Mercor genera milioni di dollari di ricavi al giorno ed è stata valutata 1 miliardo di dollari, diventando uno dei casi più visibili di una filiera occupazionale spesso invisibile al grande pubblico.

Secondo analisi economiche citate nello stesso contesto, i lavoratori impiegati nell’addestramento dell’AI sono in larga maggioranza altamente qualificati, con livelli di istruzione superiori alla media. Negli Stati Uniti, questo settore ha già contribuito per miliardi di dollari al prodotto interno lordo, con previsioni di crescita robuste nel prossimo decennio. I compensi riflettono la specializzazione richiesta: le retribuzioni orarie sono elevate e variano in base al dominio disciplinare, a conferma del fatto che non si tratta di mansioni ripetitive, ma di lavoro cognitivo avanzato.

Questo nuovo mercato presenta però anche fragilità. Molti addestratori operano come freelance o contractor, senza le tutele tipiche del lavoro dipendente. Esiste inoltre una tensione evidente: le persone stanno contribuendo a costruire tecnologie che potrebbero ridurre la domanda per alcune competenze umane. Tuttavia, come osservano diversi economisti del lavoro, questa dinamica non è nuova. Storicamente, l’automazione ha spostato il lavoro verso funzioni di supervisione, coordinamento e decisione, aumentando il valore del giudizio umano.

Nel frattempo, i governi devono affrontare una carenza strutturale di lavoratori. Le politiche tradizionali — innalzamento dell’età pensionabile, aumento della partecipazione femminile, immigrazione — mostrano limiti crescenti. In questo contesto, l’intelligenza artificiale appare meno come una forza distruttiva e più come uno strumento per sostenere la produttività in economie che invecchiano.

L’evidenza suggerisce quindi che l’IA non stia rendendo superflue le persone, ma ne stia ridefinendo il ruolo. Sta creando nuovi mercati del lavoro, nuove specializzazioni e nuove tensioni politiche. Nell’era dell’intelligenza artificiale, le persone continuano a contare — non solo come forza lavoro, ma come decisori, supervisori e protagonisti del cambiamento tecnologico.

Total
0
Condivisioni
Prec.
La mafia uccide anche i bambini

La mafia uccide anche i bambini

Le storie dei piccoli ritrovano la voce in un libro scritto dagli studenti

Succ.
L’arte di Antonio Berti, documentario di Leandro Giribaldi

L’arte di Antonio Berti, documentario di Leandro Giribaldi

Un profilo profondo e allo stesso tempo delicato nei ricordi del figlio Giovanni

You May Also Like
Total
0
Condividi