Il presepe di Montepescali, uno dei più grandi d’Italia

Una tradizione della zona che si ripete ogni anno dal 1993

Grosseto – E’ uno dei presepi più grandi d’Italia. Tanto quanto il luogo che lo ospita e’ piccolo e appartato. Il presepe monumentale di Montepescali, affascinante borgo medievale in cima a una collina della Maremma affacciato come una terrazza sul mare dell’arcipelago toscano a 13 chilometri da Grosseto del cui Comune è una frazione, è ormai una tradizione della zona che si ripete ogni anno dal 1993 quando fu la prima   edizione. Richiamando per Natale nel paesino abitato da meno di 240 anime, per lo più pensionati, moltissimi visitatori da fuori.

Nella bella chiesa romanica dei Santi Stefano e Lorenzo all’entrata del paese, il presepe di 80 metri quadri, intitolato a Maria e così spazioso da occupare l’intero presbiterio e ospitare dentro il prete che celebra messa. Si è inaugurato il 6 dicembre alla presenza del vescovo e rimarrà aperto fino al 2 febbraio. Se ne occupano gli “operai delle chiese”, il cui nome risale a una tradizione antichissima anche se la loro funzione ora è assai mutata dal 1400 quando ne apparve per la prima volta il nome nello statuto di Montepescali, come racconta Fabiana Paladini che, insieme al marito, Vinicio Mannucci, è l’anima del presepe. “Gli operai delle chiese si occupavano a livello materiale delle chiese, le edificavano, le restauravano, le tenevano in buono stato. Ora che si mura poco, chi chiude e apre le chiese, chi suona l’organo, noi ci occupiamo del presepe” , spiega Paladini. 

Noi vuol dire quattro persone. Oltre a Paladini e Mannucci anche la sorella di Vinicio, Grazia Mannucci, e Luisella Carnesecchi che hanno iniziato da metà ottobre a lavorare sodo giorno e notte con cartone, carta, polistirolo, legno, colla, tempere, collage, possibilmente tutto materiale di recupero. “Mio marito è pensionato e esperto di bricolage”, spiega Fabiana. Lei è anche socia del Soms, la locale Società operaia di mutuo soccorso, che nata ai primi del ‘900 per le necessità di operai senza assistenza sociale, ora soprattutto porta in su e in giù dall’ospedale, per qualsiasi cosa ci sia bisogno, i tanti anziani di un paese senza presidio medico.  Ha studiato per conto proprio teologia e “le sacre scritture aiutano molto”. In  questo caso hanno aiutato a   studiare il tema, la suggestione spirituale intorno a cui ruota il presepe, che non è mai solo un gigante ma è anche spiritualmente pensante. Altre volte è stata la pace. “Quest’anno mi è venuto in mente il tema di Maria, una figura maestosa alta 3,50 metri, il cui enorme mantello azzurro lucente avvolge tutto l’altare. Come recita il canto sacro: ‘Sotto il tuo manto, nella tua protezione noi cerchiamo rifugio’. E mai come in questi tempi se ne è  sentito il bisogno”, dice Paladini.

E poi le case bianche dei paesi orientali, l’angelo dell’Annunciazione, i quadretti della vita di Maria, un’enorme giglio-purezza che allude a Gesù, un personaggio in zattera  e un rosario in mare, quando “il personaggio è l’uomo di oggi che va alla deriva e si ritrova nel pregare”, le rose, simbolo di bellezza e dunque di Maria.  Anche la messa del 24 vigilia di Natale sarà dentro al grande e simbolico presepe: “Di pomeriggio però, qui non siamo più giovani da andare alla messa di notte”, conclude Paladini.

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