Lavoro povero e costo della vita: milioni di europei sono restati a casa

L’Italia è il paese Ue con il tasso più alto di rinuncia alle vacanze

Con la famosa villeggiatura dei nonni il conto era già chiuso da tanto tempo. Ma c’erano comunque le vacanze, più o meno lunghe, più o meno stanziali o mordi e fuggi, avventurose o familiari,  il mare, i viaggi (che invece adesso  diminuiscono del 19% rispetto al 2019). Ecco, scordatevelo. O perlomeno se lo deve forzosamente scordare una buona fetta di cittadini europei, tra cui soprattutto quelli italiani, i cui portafogli si sono sgonfiati vertiginosamente negli ultimi tempi, mentre crescono i prezzi, cresce tutto fuorché i salari. E non si tratta di frivolezze, precisano le statistiche e neanche più di un indicatore marginale, ma è il segnale non occasionale ma strutturale di un’economia in crisi e instabile e di una crescente e allarmante precarietà sociale.

 Secondo i dati Eurostat, le vacanze sono negate in Europa per 121 milioni di cittadini, il 27% della popolazione, che non possono godersi le ferie. È la spia della gravità della crisi economica che ormai coinvolge milioni di persone. Si penserà: restano a casa disoccupati, pensionati. No. Devono rinunziare anche lavoratori occupati a tempo pieno, ma con stipendi inadeguati e che, di inflazione in inflazione, non corrispondono più al costo della vita.

Del rapporto Eurostat parla il quotidiano europeo, Eunews. E non sono fiori per l’Italia: quanto a vacanze perdute,  è prima della lista, come rivela appunto Eurostat. Con il  31,4% della popolazione che non può permettersi neanche una settimana di ferie. Una percentuale in crescita dietro cui si scorge una sempre maggiore difficoltà  economica diffusa anche tra i lavoratori a basso reddito. Siamo il paese europeo con il tasso più alto di rinuncia alle vacanze, davanti a Romania (30,1%) e Grecia (28,7%). Secondo le stime Eurostat, ciò equivale a oltre 18,5 milioni di italiani che non hanno un soldo per concedersi un periodo di riposo. Forte il divario tra Nord e Sud : secondo l’Istat, nel Mezzogiorno la quota dei senza vacanza in assoluto supera il 45%, con picchi in Sicilia e Calabria.

 Andiamo a curiosare nell’estate degli altri. Per esempio i grandi paesi UE. Le difficoltà economiche battono su tutta l’Europa e l’estate fatta in casa sta dilagando.

Anche in Germania, Spagna e Francia che presentano percentuali di senza ferie elevate. In Germania, non possono permettersi una vacanza 17,3 milioni di persone (circa il 21% della popolazione). In Spagna si scende leggermente fino a 16,2 milioni (34%) forzati a casa ma i dati ci dicono anche che sempre in Spagna quasi 3 milioni di bambini (33 %) vivono in famiglie senza possibilità di portarli in vacanza d’estate. A proposito di bambini, Save the Children avverte che questa forzata rinuncia influisce negativamente sullo sviluppo emotivo, cognitivo e sociale.

In Francia, circa 15 milioni di cittadini sono in difficoltà (22%). I paesi con la percentuale più bassa di rinuncia alla vacanza sono Svezia (11%), Paesi Bassi (12%) e Austria (14%). Il divario Est-Ovest è meno netto del passato, con miglioramenti significativi in Polonia (dal 43% al 29% in cinque anni) e Croazia (dal 51% al 32%).

Perché non si va? Secondo Eurostat non si va in vacanza perché  si ha un reddito troppo basso (68% dei casi), per via del costo della vita  (21%), perché si è sommersi da debiti e rate (11%). Dunque, lavoro povero, inflazione e precarietà, che sono i discutibili tratti dei tempi, sono le principali cause della rinuncia a qualsiasi vacanza, anche di una sola settimana. La chiave non sta  solo nell’area della povertà assoluta ma il nodo è quello che comunemente  si chiama lavoro povero. Te lavori, magari sei assunto, magari anche con il posto fisso, ma il tuo stipendio è  così misero che una settimanina di svago non te la puoi pagare. Milioni di lavoratori in Europa, dicono le statistiche, guadagnano troppo poco per concedersi spese extra, peraltro sempre più costose. La confederazione dei sindacati europei (Etuc) denuncia che sono 41,5 milioni i lavoratori europei a basso reddito privati di una settimana di vacanza, con un’ “evidente erosione del contratto sociale” .

Mettici anche l’inflazione a far precipitare le cose. Qualche esempio: tra il 2021 e il 2024 il costo dei trasporti è aumentato in media del 23,4% (fonte, ECB), l’energia domestica del 38,7%, l’ospitalità e i servizi turistici del 15,2% . Per di più in molti casi la vacanza non ha ancora assunto nell’immaginario collettivo la dignità di venire considerata un diritto ma resta ancorata alla sua etichetta di bene superfluo. Eppure  l’Organizzazione Mondiale della Sanità avverte che il recupero psicofisico attraverso il tempo libero è una componente essenziale della salute mentale. Se ne deduce che la vacanza non è solo un’evasione, ma serve anche a rimetterti in forze a non farti finire  burnout, a considerare non solo quanto rendi ma anche la qualità della vita. Infine spesso le vacanze perdute fanno anche saltare la coesione sociale.

 Chi se ne preoccupa? Ci  sono paesi che ci tentano, non il nostro. in Francia si sono adottati voucher vacanza per famiglie a basso reddito attraverso l’Agenzia ANCV, in Germania si danno incentivi al turismo interno attraverso sgravi fiscali locali, in Portogallo si sono lanciare le “Vacanze sociali” per pensionati e disoccupati. In Italia, invece, il problema continua a essere considerato marginale e il Fondo nazionale per il turismo sociale, previsto dal PNRR, è stato ridimensionato nel 2024.

 Infine, quanto spendo se in vacanza ci vado? L’indagine fatta da Altroconsumo per Il Sole 24 Ore rivela che nell’estate 2025 una settimana di vacanza in Italia costa in media oltre 1.000 euro, con aumenti del 34% rispetto al 2020, soprattutto per gli alloggi in montagna e nelle città d’arte. Così per molti la vacanza è diventata al massimo la gita fuori porta da mattina a sera. Dormire fuori, impossibile.

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