Ben vengano gli anniversari se aiutano a diffondere la conoscenza di pagine importanti e di alto valore etico della nostra storia. Lo fa un volume pubblicato da Edizioni di Storia e Filosofia che, a ottant’anni dal suo inizio, ripropone l’esperienza rivoluzionaria di una sperimentazione didattica e pedagogica volta a formare piccoli cittadini addestrati sul campo alla pratica dell’autogestione e della partecipazione, della solidarietà e della democrazia.
Prima a introdurre un percorso unitario dell’obbligo fino ai 14 anni di età, senza distinzioni di classe né di prospettive o aspirazioni occupazionali e professionali e destinato, al pari di altre sue specificità, a diventare patrimonio comune dell’ordinamento scolastico italiano, la Scuola-Città Pestalozzi, basata sull’idea avanguardistica di comunità, apriva le porte a Firenze nel gennaio del 1945, all’indomani della Liberazione, nel popolare quartiere di Santa Croce, allora tra i più poveri e malfamati del capoluogo toscano. L’obiettivo, apertamente dichiarato, era quello di scolarizzare i ragazzi delle classi sociali più umili e disagiate e a maggior rischio sociale e favorirne l’integrazione nel corpo vivo della società.
Fondata da Ernesto Codignola assieme alla moglie Anna Maria e intitolata al pedagogista svizzero Heinrich Pestalozzi, del quale il filosofo fiorentino condivideva l’interesse per una scuola di popolo e alcune delle idee ad essa collegate, fino a tradurne le opere per pubblicarle nella sua Nuova Italia Editrice nata nel ’26, la ‘nuova’scuola nella sua impostazione prendeva radicalmente le distanze dal sistema d’istruzione corrente, da loro
accusato di coltivare inclinazioni alla passività, aborrire l’indipendenza di giudizio, promuovere uno spirito conformistico e gregale, trasmettere un’enciclopedia farraginosa di nozioni anziché optare per la formazione di uomini e cittadini liberi e addestrare, in tal modo, “piccoli pappagalli presuntuosi”.
Del resto, il nome stesso dell’istituto, Scuola-Città, racchiudeva in sé l’essenza delle linee guida che hanno caratterizzato un’esperienza educativa forse velata da un alone di utopia, a mio avviso benvenuta, se non addirittura necessaria, negli anni difficili e al tempo stesso pieni di nuove speranze della ricostruzione postbellica, dopo i vissuti della guerra,
del fascismo e della sua drammatica caduta.
Il volume è composto da due capitoli centrali (La scuola-città Pestalozzi e Linee programmatiche), che costituivano il libro La scuola-città Pestalozzi pubblicato a Firenze nel 1951 e firmato dai due fondatori, al fine di dare testimonianza dei principi che avevano ispirato la loro azione. Il primo narra la nascita e illustra principi e funzionamento di un istituto radicalmente innovativo nel panorama scolastico del tempo, entro e oltre i confini nazionali. Il secondo espone il progetto didattico, compendiandolo in paragrafi i cui titoli già ne configurano obiettivi e contenuti. Qualche esempio: Dell’autogoverno, Del lavoro, Dei turni di lavoro, Degli insegnamenti estetici, Dell’attività assistenziale, con parallela introduzione di una mutua e relativa raccolta fondi, e così via per l’insegnamento delle diverse materie. Uno spazio particolare è riservato all’organizzazione della scuola come “città”, i cui piccoli cittadini sono chiamati a eleggere e gestire gli organi di governo e amministrativi, dal sindaco e dalla formazione della Giunta fino agli organi giudiziari.
L’odierna edizione (Edizioni di Storia e Letteratura, Roma, 2025) aggiunge ai due capitoli centrali un’approfondita introduzione di Tommaso Codignola (Scuola-città Pestalozzi. Le origini di una scuola attiva), che ripercorre la vicenda di una “scuola laboratorio”, secondo la definizione del MIUR, a forte valore sperimentale e ne traccia un bilancio, tra risultati fecondi e principi ancora disattesi; e una postfazione di Matteo Bianchini (La storia di scuola-città
Pestalozzi. Dall’adolescenza alla senilità) che ne ricostruisce le diverse fasi e le trasformazioni, senza omettere di mettere in luce anche polemiche e difficoltà. Il risultato complessivo del lavoro è un libro avvincente e formativo, che con intelligenza e passione ripropone un’esperienza educativa destinata ad acquisire notorietà fra gli studiosi a livello internazionale.