Settimo prima della Badia. Le novità dell’ultimo scavo archeologico

Sono venuti in luce resti di strutture risalenti all’epoca altomedievale

Scandicci – Sono ormai numerose le scoperte che forniscono nuovi dati e dettagli sulla storia del complesso monastico di Badia a Settimo. Ma non soltanto sul monastero, come dimostrano gli ultimi rinvenimenti.

Nel corso degli scavi per la sistemazione del Chiostro dei Melaranci sono venuti in luce per la prima volta resti di strutture risalenti all’epoca altomedievale, e dunque precedenti alla fondazione della stessa abbazia che è datata intorno all’anno Mille. A una profondità di circa 2 m dall’attuale piano del chiostro, gli archeologi hanno messo in luce le tracce di una struttura a pianta circolare.

Si ipotizza – spiega la soprintendente Antonella Ranaldi – che sia una cosiddetta Grubenhaus, una capanna seminterrata, con il fondo scavato nel terreno. Strutture del genere, che dovevano avere pareti in legno e terra e una copertura vegetale, sono comuni nell’Altomedioevo dell’Europa centrale e orientale. Seppur rare, sono ben documentate archeologicamente anche in Italia. I materiali ceramici associati, formati da recipienti per la cucina (olle, testi, teglie) e per la tavola (boccali e recipienti per liquidi), nonché un manico in osso con decorazioni, fanno propendere per una datazione tra l’VIII ed IX secolo d.C..

Il rinvenimento è significativo perché attesta lo stanziamento, in questo punto della pianura di Settimo, di una piccola comunità o nucleo rurale, già diversi secoli prima della fondazione dell’abbazia. Lo scavo, la cui esecuzione è stata molto travagliata a causa di ripetuti allagamenti, si è concluso proprio in questi giorni. Le settimane a venire saranno dedicate alla documentazione e al riordino di dati e materiali raccolti sul campo, per poter poi affrontare il successivo lavoro di interpretazione.

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