Il rogo di Odessa e la “disinformacija” della propaganda di Putin

La Corte Europea: filorussi responsabili, ma per Mosca è colpa dell’Ucraina

La recente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (ECHR) sui tragici fatti di Odessa del 2014, quando 48 persone morirono nei violenti scontri tra ultras nazionalisti ucraini e filorussi e nell’incendio della Casa dei Sindacati, è interessante, perché rappresenta un caso da manuale di disinformacija di stampo moscovita.

E’ vero infatti che la ECHR, che è riconosciuta dai 27 Stati della UE e da altri 20 Paesi europei, quelli che siedono nel Consiglio d’Europa, dunque Ucraina inclusa e Russia esclusa, ha riconosciuto la responsabilità della autorità ucraine, sottolineando la loro “negligenza” sia nel non prevenire gli scontri che nel circoscrivere l’incendio della Casa dei Sindacati che nelle successive indagini.

Ma la Corte indica esplicitamente che i responsabili di questo comportamento “negligente” e “complice” sono da invididuare nella autorità filorusse della città dell’Ucraina meridionale. Ad esempio nel vicecapo della Polizia di Odessa, poi fuggito in Russia, e nel Capo dei Vigili del Fuoco della regione ucraina, a sua volta fuggito in Russia.

Un’immagine della grande manifestazione per l’Europa di sabato scorso a Roma: per i rossobruni italiani, i 50.000 di Roma sono “guerrafondai” al servizio della Von der Leyen

La Corte stigmatizza, in merito alle indagini relative a 19 attivisti anti-Maidan (cioè filorussi contrari alla Rivoluzione di Maidan che aveva destituito nel febbraio 2014 il presidente ucraino filorusso Yanukovyc), sospettati di avere organizzato e preso parte ai tumulti di massa del 2 maggio, “la manifesta incompetenza e il sabotaggio del lavoro investigativo da parte delle autorità”.

La Corte ha anche ribadito che “la distorsione degli eventi di Odessa alla fine è diventata uno strumento di propaganda russa per la guerra scatenata dalla Federazione russa contro l’Ucraina nel febbraio 2022”. Basti pensare che Putin in uno dei suoi primi discorsi pronunciati per “giustificare” l’invasione dell’Ucraina  proclamò che avrebbe consegnato alla giustizia russa e punito i responsabili della strage della Casa dei Sindacati di Odessa.

Peter Brookes del Sunday Times interpreta il cessate il fuoco visto da Putin

Ricordiamo che poche settimane prima del 2 maggio 2014, la Crimea era stata occupata dagli “omini verdi”, cioè da soldati russi privi della divisa ufficiale della Federazione Russa, e che anche nelle città di Donetsk, Lugansk e Kharkiv  uomini armati provienienti dalla Russia, come il famigerato Igor Girkin (golpista reo confesso, correponsabile dell’abbattimento nel Donetsk nel luglio 2014 dell’aereo di linea olandese MH17, dove morirono 298 persone, per il quale è stato condannato all’ergastolo), avevano proclamato la secessione dall’Ucraina di tre sedicenti “repubbliche popolari”.

Per la Tass, l’Agenzia di Stato russa, l’occasione della pronuncia della Corte Europea è stata ghiotta, e la sentenza è stata diffusa in maniera assai rozza e distorta: “la Corte Europea – è il mantra dell’agenzia putiniana – ha condannato l’Ucraina”. La bufala putiniana è stata prontamente recepita dagli organi di informazione più schierati contro l’Unione Europea e il governo legittimo ucraino, ed è dilagata in rete, diffusa e condivisa a manetta da attivisti, troll e bot compiacenti. Alcuni divulgano le fake news putiniane per adesione ideologica, altri per semplice dabbenaggine, altri perché pagati dalla Russia, altri ancora per opportunismo politico. Dimostrare che Ucraini e Russi sono ugualmente colpevoli permette di lavarsi le mani del sanguinoso conflitto scatenato dall’invasione russa, e fare campagne acchiappa-like e acchiappa voti contro la Von der Layen e i “guerrafondai” europei.

Fa eccezione un sito di estrema sinistra, “Ancorafischiailvento.org“, che ha riportato in maniera sostanzialmente corretta il contenuto della sentenza della Corte biasimandola però per il presunto “retrogusto politico”, cioè per avere puntato l’indice contro le autorità filorusse.


Gioco di parole di Charlie Hebdo sul “cessate il fuoco”, in francese “cessez le feu”, che diventa “fermate il folle”

La Corte Europea ha poi condannato l’Ucraina “a risarcire le spese legali e i danni non materiali” patiti dai familiari delle vittime che hanno presentato il caso alla Corte, semplicemente perchè, ovviamente, c’è continuità giuridica tra l’Ucraina di 11 anni fa e quella di oggi, anche se quella di 11 anni fa era fortemente inquinata da esponenti filorussi.

La Corte ha anche  ricostruito lo svolgimento dei tragici fatti. Gli ultras di due squadre di calcio ucraine, quella di Odessa e quella di Kharkiv, decisero di sfilare insieme nel giorno della partita, nel segno dell’unità nazionale. Ultrà filorussi però si erano accampati in una piazza di Odesa, organizzando un accampamento permanente antiucraino, una specie di anti-Maidan. Una parte degli ultras filorussi attaccò la marcia dei tifosi ucraini, accusandoli di essere neonazisti. Questi primi scontri causarono 6 morti. Gli ultras filorussi si rifugiarono nella Casa dei Sindacati, armati di molotov e armi da fuoco che usarono contro gli assalitori pro Maidan. Nell’incendio che si sviluppò, morirono 42 persone, quasi tutti ultras filorussi. Numerose immagini video – ovviamente senza che ciò scagioni gli estremisti filoucraini che parteciparano agli scontri – testimoniano che numerosi cittadini ucraini rischiarono la vita per portare in salvo molte delle persone che erano rimaste intrappolate nell’edificio.

Il testo della sentenza (in Inglese o Francese) si può scarica dal sito della Corte, www.echr.coe.int

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