Nuove scoperte archeologiche agli scavi del Santo Sepolcro

La relazione del Dipartimento della Sapienza di Roma

Il Dipartimento di Scienze dell’Antichità dell’Università di Roma Sapienza ha presentato un aggiornamento sugli scavi in corso presso il complesso del Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Le ultime indagini svolte hanno approfondito lo studio dell’area di ingresso, del deambulatorio meridionale e dell’area francescana a nord. Le prime conclusioni indicano che il sito si sviluppa su un piano roccioso modificato da antiche attività estrattive, con evidenze di coltivazioni di vite e ulivo in epoche successive, segno di un riuso agricolo tipico delle cave dismesse già dall’età del Ferro.

Durante il periodo di Adriano (II secolo d.C.), l’area fu inclusa nel perimetro urbano di Gerusalemme e subì opere di livellamento, facilitando il collegamento con le vie cittadine.

Gli scavi suggeriscono la presenza di una struttura di culto romana che rendeva inaccessibile la tomba venerata fino all’età costantiniana ma ne conservava la memoria per i pellegrini.

Nel IV secolo, sotto l’imperatore Costantino, l’area fu trasformata: la collina venne spianata e una camera funeraria risparmiata, iniziando il processo di monumentalizzazione del sito. Questo primo santuario, probabilmente all’aperto, era circondato da colonne e presentava un’anticamera con gradini, permettendo lo svolgimento di cerimonie anche durante i lavori di costruzione della Rotonda.

Il complesso santuariale, completato alla fine del IV secolo, offriva ai pellegrini un percorso rituale attorno ai luoghi di culto, riparati da portici e collegati alla basilica cristiana, riprendendo le tradizioni dei santuari precristiani.

Le indagini proseguiranno nella navata nord della chiesa e sulla documentazione degli annessi, contribuendo alla conoscenza approfondita di uno dei luoghi di culto più importanti del cristianesimo.

Foto: Tower of David Museum. Credit Ricky Rachman

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