Scenari: il nuovo ecosistema informativo mediatico prodotto dall’IA

Il report prodotto dalla fondazione di George Soros

Sono cinque gli scenari possibili per l’ecosistema mediatico trasformato dall’Intelligenza Artificiale, in una gradazione che dipende dall’armonica o squilibrata integrazione con l’uomo. L’arco temporale è quello dei prossimi 5-15 anni. Sono i punti di approdo del report “AI in journalism Future” prodotto dalla Open Society Foundation di George Soros, con la partecipazione di un migliaio tra giornalisti, comunicatori, docenti in media studies, di ogni parte del mondo. Cinquantasei pagine sui possibili futuri scenari curati da David Caswell e Shunai Fung, che provano a delineare una tempistica della mutazione genetica già cominciata.

Il report identifica due fasi di cambiamento che si sovrappongono: “Una fase di efficienza temporanea, iniziata all’incirca nel novembre 2022 con il rilascio di ChatGPT. In questa fase – si legge nell’indagine – l’IA viene applicata principalmente a compiti, flussi di lavoro e prodotti esistenti, con modalità che operano essenzialmente nell’ambito dell’ambiente competitivo esistente. Produttori e consumatori generalmente producono e consumano prodotti informativi già noti. Nella fase 2 – riporta ancora il report – si afferma un nuovo sistema mediatico stabile e permanente, in cui la struttura dell’ecosistema informativo è fondamentalmente diversa e in cui le attività, i flussi di lavoro e i prodotti informativi sono relativamente sconosciuti rispetto all’ecosistema attuale. Questo nuovo e diverso ecosistema informativo può produrre nuove norme, paradigmi, comportamenti (sia tra il pubblico che tra i produttori) e forse una nuova economia politica”.

Considerazioni che meriterebbero un’ampia e più consapevole riflessione: “Tra l’attuale fase di efficienza e il nuovo ecosistema informativo previsto – si afferma nel report – possiamo anche aspettarci una fase di transizione temporanea, durante la quale iniziano a emergere processi, prodotti, infrastrutture e strutture di potere completamente nuovi. Anche se non sappiamo con certezza quando il nuovo ecosistema dell’informazione mediato dall’IA potrebbe prendere completamente il sopravvento, è probabile che per alcune parti dell’ecosistema la fase di transizione sia già iniziata”.

L’arco temporale della mutazione genetica del sistema mediatico viene così sintetizzata, in tre fasi:

Efficiency Phase – Now (Fase di Efficienza Temporanea, la situazione odierna): durante questa fase, l’IA ottimizza i processi esistenti, all’interno di flussi di lavoro consolidati per produrre gli attuali prodotti giornalistici, nel sistema competitivo fin qui conosciuto.

Transition Phase (Fase di Transizione): emergono nuove strutture e nuovi prodotti mediatici in un quadro del tutto rinnovato di concorrenza e di equilibri di potere all’interno del sistema.

A new AI-mediated information ecosystem (Nuovo Ecosistema Informativo): La rivoluzione dell’AI è compiuta con il cambiamento delle strutture fondamentali sia per la produzione delle notizie, sia per la modalità di informarsi.

I curatori così commentano una certa genericità previsionale: “Abbiamo osservato un forte desiderio da parte degli attori dell’attuale ecosistema dell’informazione di avere una tabella di marcia chiara e concisa che delinei esattamente le conseguenze dell’IA sui media nei prossimi anni. Chi sperava che questo rapporto fornisse una tale tabella di marcia rimarrà probabilmente deluso. Stiamo chiaramente entrando in un periodo di significativa e inevitabile incertezza per quanto riguarda il giornalismo e l’informazione civica”.

Si potevano definire meglio le scansioni temporali? Probabilmente no. Il rischio era quello di una opinabile determinazione futuribile che, per esempio, caratterizza la famosa previsione di Philip Meyer, (peraltro tra i più autorevoli studiosi dell’editoria americana), sull’ultima copia su carta del New York Times che sarà acquistata nel 2043. Ipotesi che, vista la crisi dell’editoria cartacea, pare perfino ottimistica.

Quali, dunque, le necessità, per viaggiare in modo più spedito verso la nuova dimensione dei media, con maggiore consapevolezza sia sui tempi del viaggio che sulla destinazione? Il report, che si annuncia come un primo contributo a cui ne seguiranno altri, sottolinea la necessità di ampiare il confronto “Dobbiamo reimmaginare fondamentalmente – sottolineano Caswell e Fung – cosa vogliamo che diventi il nostro ambiente informativo in presenza dell’IA e articolare una visione specifica di ciò che consideriamo un risultato favorevole per noi stessi, le nostre organizzazioni e le nostre società. Questa è probabilmente la preoccupazione principale di chiunque abbia il compito di navigare nell’intersezione tra IA e giornalismo”.

Il report sembra calarsi in una realtà da “dimensione zero”, ma in realtà da ormai più di un decennio in molte redazioni si sperimentano fasi produttive integrate con l’Intelligenza Artificiale. La conditio sine qua non è la gestione delle fasi operative e della revisione finale da parte del giornalista. Nonché la trasparenza nel comunicare al fruitore del contenuto, l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Sono anche già abbastanza evidenti agli attori del sistema mediatico, i vantaggi e le opportunità della convivenza con le “macchine pensanti”, nel cui ambito il report della Fondazione Soros, delinea questi cinque scenari:

1. Machine in the Middle (Macchine al centro): La raccolta di notizie è alimentata dall’AI e la produzione di informazioni personalizzate, direttamente dalla fonte al consumatore, è guidata dall’Intelligenza Artificiale senza l’intervento di esseri umani.

2. Power Flows to those who know your needs (Il potere passa a chi conosce le vostre esigenze): Il potere mediatico passa nelle mani di coloro che meglio comprendono le esigenze informative individuali in un ecosistema informativo basato sull’IA. In un ecosistema di informazioni che, attraverso l’AI, consente l’accesso a qualsiasi contenuto digitale e la produzione di qualsiasi esperienza di consumo, sapere cosa produrre effettivamente per ogni consumatore diventerà sempre più importante e fonte di potere.

3. Omniscienze for me, noise for you (Onniscienza per me, rumore per te): Gruppi diversi all’interno della società possono sperimentare forme molto diverse di consumo di informazioni da parte dell’IA, per scelta o meno, con un divario sociale fra chi saprà approfittare della tecnologia e chi sarà preda di un basso livello di informazione.

4. AI vith its own Agenzcy and power (IA con la propria agenzia e il proprio potere) Nel corso del tempo gli esseri umani potrebbero perdere il controllo diretto e la comprensione del flusso di informazioni attraverso un ecosistema informativo mediato dall’IA. E’ uno scenario caratterizzato dall’autonomia organizzativa e operativa dell’Intelligenza Artificiale”.

5. AI on a leach (AI al guinzaglio)”: Molte delle potenziali opportunità e dei potenziali effetti derivanti dall’utilizzo dell’IA all’interno dell’ecosistema dell’informazione restano inutilizzati a causa delle limitazioni poste dalle autorità di regolamentazione statali o dai vincoli sociali prodotti direttamente dai consumatori di informazioni

Al di là della titolazione fin troppo caricaturale, nel report si sottolinea in modo trasparente la debolezza del punto di arrivo: “Gli scenari proposti si basano in modo squilibrato su convinzioni radicate nello status quo del giornalismo.  È per questo – sottolineano i curatori – che molti partecipanti ritengono, abbastanza ragionevolmente, che mentre l’IA trasformerà inevitabilmente l’ecosistema dell’informazione, tale trasformazione sarà determinata da attori con un potere e una flessibilità non adeguati a concepire il giornalismo e l’informazione civica in modi fondamentalmente nuovi, perché troppo legati alla tradizione”.

La sollecitazione che viene dal report è sostanzialmente quella di un abbandono dei ruoli giornalistici ed editoriali per come sono stati determinati dalle trasformazioni del Novecento: “Dobbiamo evitare i preconcetti – si legge nel report – e toglierci gli occhiali rosa sullo status quo e sul nostro ruolo all’interno di esso, adottando un atteggiamento di estrema onestà intellettuale sul valore che creiamo e sulle potenziali nuove opportunità di creare quel valore in modi nuovi e sconosciuti. Dobbiamo anche impegnarci a delineare un elenco coerente di obiettivi specifici. Niente di tutto questo sarà facile, ma sarà necessario”.

In sostanza, è difficile immaginare una visione credibile e coerente per un ecosistema informativo mediato dall’intelligenza artificiale, se l’analisi e le prospettive maturano nell’ambito delle attuali conoscenze e soprattutto in base alle proprie convinzioni consolidate negli anni: “L’unica strada per il futuro del giornalismo mediato dall’AI – suggeriscono, infine, gli autori del report – è concentrarsi sul servizio al pubblico”. Che poi, è un concetto che fa riemergere dalle nebbie del giornalismo epico di un tempo passato, la famosa frase di Indro Montanelli: “L’unico padrone del giornalista è il lettore. E quando lo si ha dalla propria parte, non c’è potere che possa imbavagliarti”. Forse, verrebbe voglia di attualizzare: neppure l’arrembante potere della tecnologia.

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