Otto pretendenti otto. Per una poltrona. Un vincitore annunciato, qualcuno fuori dalla partita prima ancora di cominciare, due che puntano al ballottaggio. E sognano il colpaccio. Tra il ritorno del civismo e il tentativo di ricompattare il centrodestra, le amministrative di maggio sono di fatto un banco di prova per la tenuta del Partito democratico. Al momento si è parlato tanto dei nomi, poco dei programmi: per questo la campagna elettorale potrebbe riservare qualche sorpresa.
Ecco chi sono i candidati in corsa per il municipio

Luca Vecchi: 41 anni, commercialista, ha alle spalle una lunga “gavetta” politica. Già capogruppo comunale del Pd, è l’erede designato da Graziano Delrio. Stile pacato e moderato, ha vinto le primarie senza muovere un dito lasciando strillare i suoi avversari. Nonostante la difficile situazione del suo partito a livello nazionale e i segni di cedimento della “gioiosa macchina da guerra” che a Reggio ha sempre garantito percentuali bulgare ai propri candidati, ha dimostrato di avere sangue freddo. E’ convinto di vincere al primo turno, senza passare da un pericoloso ballottaggio. Fino ad oggi ha mantenuto un profilo basso, cercando di allargare la base del consenso. Ma dopo avere sbaragliato gli avversari interni, deve dire cosa vuole fare da sindaco e come intende affrontare i problemi della città. Oggi come oggi convincere la gente ad andare a votare è l’impresa più difficile: se Vecchi non lo tiene presente rischia di avere delle brutte sorprese.

Donatella Prampolini: classe 1971, è la presidente di Ascom. Non è riuscita nell’impresa disperata di unire il centrodestra (causa defezione dei leghisti e degli ex leghisti di Progetto Reggio) ma ha incassato l’appoggio di Forza Italia, Ncd e Fratelli d’Italia. Lei proviene politicamente da Alleanza Nazionale, ma è alla Confcommercio che si è costruite una buona rete di relazioni. E’ energica e predisposta al gioco d’attacco, ma è un’esordiente e la campagna elettorale non si annuncia facile. Dopo avere fissato il perimetro della coalizione, la Prampolini ora deve spiegare perché la città dovrebbe cambiare direzione dopo 70 anni di amministrazioni di sinistra. E soprattutto cosa intende cambiare rispetto alla tradizione. Al momento è un grande punto di domanda.

Norberto Vaccari: non più giovanissimo, militante della prima ora del Movimento 5 Stelle, è uno stimato architetto dalle influenze buddhiste. Lontano dall’immagine del grillino di lotta, rappresenta un tentativo di replicare il successo di Pizzarotti a Parma. Ma le condizioni che nella città ducale hanno portato in municipio il primo sindaco pentastellato sono lontanissime da quelle attuali. Per il momento si è distinto per un duro attacco a Luca Vecchi, accusandolo di copiare il programma del M5s, e per la gaffe sull’utilizzo dell’auto blu da parte della parlamentare Antonella Incerti a un funerale (l’auto era sì blu ma di proprietà della Incerti). Va detto, però, che almeno Vaccari un programma lo ha presentato. Nonostante l’inizio non esaltante, Vaccari è l’unico insieme alla Prampolini che ha qualche possibilità di andare al ballottaggio.

Cinzia Rubertelli: giovane imprenditrice dall’ottimo curriculum, è il candidato sindaco dell’alleanza tra gli ex leghisti di Progetto Reggio e i civici di Grande Reggio, la creatura di Dario Caselli. Per quale ragione abbiano candidato una ragazza completamente a digiuno di politica e dalle idee piuttosto confuse non è ancora chiaro. Magari la Rubertelli sorprenderà tutti in campagna elettorale, non si può mai dire. Per il momento ci limitiamo a registrare una imbarazzante e imbarazzata presentazione nel corso della quale non ha spiegato perché si è candidata e cosa ha intenzione di fare. Non ha nemmeno risposto alla domanda sul parcheggio interrato di piazza della Vittoria, uno dei talloni d’Achille di Luca Vecchi, e ci ha dovuto mettere una pezza il presidente di Grande Reggio Primo Gonzaga. Viene il sospetto che la Rubertelli sia stata candidata con lo scopo preciso di non disturbare nessuno. E magari andare a trattare in caso di ballottaggio.

Ernesto D’Andrea: da consigliere comunale ha sempre giocato a fare la voce critica all’interno del Pd, qualche volta con ottime ragioni. Quando si è candidato alle primarie, ha fatto una fine analoga a quella di Franco Corradini. Ma alla fine è stato lui ad andarsene sbattendo la porta, accusando gli ex compagni di averlo apostrofato come “fascista” e denunciando brogli alle primarie. Che nel Pd non abbiano preso bene la sua candidatura è un dato di fatto, ma quello che è accaduto davvero non lo sapremo mai. L’impressione comunque è che D’Andrea si sia candidato per fare un dispetto agli amici di un tempo. Tanto lui un lavoro ce l’ha.

Antonio Casella: Come D’Andrea, anche Casella è un ex esponente del Pd ora in contrasto con il suo partito, Casella ha dato vita con l’ex Idv Zeno Panarari all’associazione Reggio democratica e ha lanciato una coalizione di sinistra alternativa con i Comunisti italiani. La battaglia principale è contro il parcheggio sotterraneo di piazza della Vittoria. Per il resto sono bandiere rosse e tanta nostalgia.

Francesco Fantuzzi: dipendente della cooperativa Mag6, ex segretario cittadino dell’Italia dei Valori, appoggiato da Reggio Città Aperta e Rifondazione Comunista è forse il candidato più civico. Dai comitati per l’acqua pubblica alle assemblee di Iren, Fantuzzi ha sempre combattuto le proprie battaglie con generosità e coerenza. La sua è una candidatura civile senza alcuna probabilità di successo. E’ un outsider, ma in mezzo a tanti personaggi a caccia di un posticino rappresenta una risorsa.

Gianluca Vinci: 32 anni, avvocato, capogruppo comunale e segretario provinciale di ciò che resta del Carroccio dopo la bufera che ha investito il partito e la scissione di Progetto Reggio, sceglie la strada della corsa in solitaria. Sostenitore della linea dura nei confronti di possibili alleanze, gioca una partita piena di incognite. Le speranze di un buon risultato non sono molte, ma potrebbe guadagnare qualcosa nel caso naufragasse il progetto civico degli ex alleati.