Pd, PdL, Grillo e le vittorie di Pirro

Pd-resto d’Italia: 16 a 0. E’ giusto rallegrarsi? E’ giusto; ha senso esultare? No, almeno se si ha davvero a cuore il futuro del Paese. L’ultima tornata amministrativa ha avuto un risultato impietoso, per quel che può contare. Il Partito democratico dato per morto un giorno sì e l’altro pure, ha sbaragliato il contendente di sempre (con cui però oggi è al Governo) ovvero il PdL, e annichilito la valanga crescente (almeno fino a ieri) della società civile a 5 stelle.

Sia ben chiaro; si tratta pur sempre di alcuni comuni di media importanza e del comune più importante della nazione, cioè la Capitale. Veniamo proprio a Roma per esemplificare il ragionamento successivo: si è recato alle urne nemmeno il 45% dei capitolini e Marino ha ottenuto poco più del 60%. Leggi che nemmeno tre romani su dieci hanno votato l’attuale sindaco. Ovvero, sette romani su dieci amministrati dal Pd non si riconoscono in chi li amministrerà per i prossimi anni. Hai voglia a parlare di americanizzazione fisiologica del non-voto. La maggioranza degli aventi diritto lo scorso week-end ha preferito non esprimersi. E il dato è semplicemente drammatico.

Perché drammatico? Perché è molto probabile che il grosso dell’astensione non affondi le radici nel desiderio di svago marittimo bensì di delusione profonda e disincanto totale verso la politica politicante. Lo ribadiamo da mesi; torniamo a ribadirlo. Il movimento grillino (coi suoi attuali enormi limiti di assenza propositiva e smodata vis epurativa dopo ogni critica) ha il pregio di incanalare in forme democratiche la rabbia italiana per i motivi ultranoti.

A nostro modesto avviso, coi voti dell’ultima tornata, è stato prorogato l’ultimatum al governo Letta (non a caso esponente Pd) e il Premier lo sa bene. Come sa bene che le larghe intese sono ora più difficile da gestire; il Cavaliere cercherà di forzare a suo favore per non scomparire nell’immaginario collettivo. Ma nei prossimi mesi sarà necessario dare le prime risposte concrete: qualche risultato sul lavoro e la ripresa, la riforma elettorale e non prendere più per i fondelli gli italiani con la storia dell’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Altrimenti, sempre tra pochi mesi, saremo a raccontare una storia affatto differente.

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