
Per non saper né leggere né scrivere, noi di 7per24 un po’ l’avevamo preannunciato. Lo sdoganamento del Pd meno a trazione sinistra della recente storia reggiana (di sicuro nella punta dell’iceberg, e un po’ anche in mezzo e alla base), ovvero quello diretto dall’ex renziano Massimo Gazza, da parte dell’aedo del Pci anni ’70 tutto gnocco fritto, CCCP (quelli di Ferretti e Zamboni, ma anche quella di Breznev e Cernenko) ed Inti Illimani Max Collini sarebbe divenuto l’evento clou o quasi, mediaticamente parlando, dell’intera kermesse. Non tanto per il contenuto artistico dello show, su cui non entriamo, quanto per la valenza simbolica del contesto in cui è stato calato. Lo spettacolo di Collini sui social ha surclassato quello di Manuel Agnelli e sicuramente oscurerà anche quello di Daniele Silvestri. Perderà il confronto con la Festa del Marabù in programma domani sera sempre alla Festa del PD, ma piazzarsi in un’ideale classifica subito dietro Viola Valentino non sarà per nulla disonorevole. In fondo in tutte le elezioni repubblicane anche il PCI è sempre arrivato secondo dietro la DC.
La benzina a 2,20 al litro? Bollette Iren che per pagarle bisogna accendere un mutuo? Chissefrega poi di queste piccolezze o minimalismi, alla festa del partito di maggioranza si deve sempre e solo volare alti per educare il popolo ai valori imperituri dell’antifascismo, anzi dell'”antifasismo” per dirla alla reggiana. E così è stato: lo spettacolo colliniano “Storie di anfascismo senza retorica” ha letteralmente mandato in delirio il pubblico presente. Non a caso Collini si è fatto immortalare su Meta-Facebook, insieme ad Elly e ai musicisti Jukka Reverberi e Giovanni Truppi, con una maglietta (“I love Dongo”, il paesino sul lago di Como dove nell’aprile 1945 vennero fucilati dai partigiani Mussolini e Claretta Petacci) che è tutto un programma e riecheggia i fasti degli anni ’70, quando la lotta tra rossi e neri era dura e pura, pure troppo.

Il pubblico da casa però ha gradito meno, i leoni da tastiera senza se e senza ma del primo Collini, quello che fino a ieri aveva opposto uno sdegnoso niet agli ammiccamenti del PD, hanno usato proprio i social per esprimere la loro delusione. Ma come, Max, proprio tu, che fino a ieri cantavi col braccio teso e il pugno chiuso la rivoluzione comunista, ora ti intruppi nel PD di Graziano Delrio, Massimo D’Alema e Dario Franceschini? Molti di costoro non hanno gradito la svolta moderata del venerato Max e, sul suo profilo, qualcuno ha gridato “Viva gli Offlaga, morte al Pd!” ironizzando pure sulla assenza dell’armocromista, che “forse era in ferie”. Contraddizioni in seno al popolo, le avrebbe chiamate Togliatti. Troppo contradditorie, però, a tal punto che lo stesso Collini si è sentito in dovere di rispondere, chiosando con un commento che pare la relazione di sintesi di un Direttivo di sezione del Pci anni ’70, quelli belli, quelli di una volta che si facevano con le foto di Berlinguer, Togliatti e Lenin appese al muro.
“Sono stato educato alla politica nel Pci di Reggio Emilia negli anni ’80. Non nell’Autonomia Operaia o in Lotta Continua – si giustifica il Collini davanti a un fan deluso – forse ti manca il contesto storico dell’epoca. E un po’ anche della mia biografia politica”. Il Comitato Centrale della Sezione avrebbe approvato all’unanimità, con tanto di applauso e pacche sulle spalle, la relazione del compagno Collini.
Certo, se consideriamo che non più tardi di un mese fa sullo stesso prato si esibiva Harry Styles, davanti a 100.000 ragazzi e ragazze provenienti da tutta Europa che Karl Marx manco sanno chi sia, tutto ciò suona vagamente surreale. Ma, signori e signore, prendere o lasciare, questa è Reggio Emilia: gli Offlaga Disco Pax, riecheggiando i sopra citati CCCP-Fedeli alla Linea, l’hanno sempre orgogliosamente celebrata come l'”ultima provincia filosovietica dell’impero”.