Elezioni storiche? Sarà, forse per il risultato ma ancor più per alcuni punti fermi (già in nuce da tempo per la verità) da cui bisognerà ripartire per cavare almeno un ragno dal buco: partiamo dal famoso terzo polo o centro di relatività permanente. Gli italiani, se non sparuti branchi di nostalgici ancora avvinghiati a residuati simboli religiosi e/o incomprensibili sigle di improvvisati capipopolo, non lo vogliono punto. L’apposito referendum del ’93 è ancora lì a urlarlo nonostante la protervia con cui gruppuncoli e formazioni cercano di rinascere come arabe fenici per il semplice fatto di cuccarsi poi succosi rimborsi elettorali.
Il primo spunto porta con sé il secondo: l’insostenibile leggerezza e inutilità delle estreme sinistre e fratellanze varie d’Italia e dei cenacoli giustizialisti di magistrati e variopinti legulei la cui azione politica è evidentemente più efficace con ancora la toga addosso che in versione laica. Insomma una maturità politica in Italia con due schieramenti, uno più conservatore e uno maggiormente riformista è ancora di là da venire.
Veniamo al tema del giorno: Grillo e compagnia canterina. Gli attoniti soloni che con indescrivibile faccia di tolla continuano a imperversare su giornali e tv sembrano ancora non capire. Probabilmente il grillismo eviterà loro di finire rincorsi per le strade perché incarna e simboleggia la svolta democratica (le urne appunto) ad uno sdegno ed una disaffezione alla politica che non hanno precedenti nella storia della bislacca Repubblica italiana. L’unico mezzo possibile per far sì che la pruderie manesca non varchi la soglia e rimanga sotto l’asticella del confronto dialettico-istituzionale.
Passiamo all’inevitabile scontro generazionale mai così marcato come nell’ultima tornata: è evidente che i mezzi di informazione tradizionale, via edicole e via etere, abbia sempre meno peso a favore della rete. Un’affermazione non certo originale ma, oltre al vano e interessato cianciare di chi vi opera, per certificare l’avvenuto passaggio epocale, c’era bisogno di una prova-provata. E l’abbiamo avuta.
E a Reggio? In via Gandhi, quartier generale piddì, non si sono sono ancora riavuti dallo choc ma è chiaro che la resa dei conti è vicina e che le grandi manovre per un abboccamento coi grillini sono già iniziate. Pena, perdere le prossime amministrative nel 2014. Oggi, già qualche comune locale vede una maggioranza 5 stelle. Gli altri partiti solo stelle. Ma il Pd, lo diciamo col cuore in mano mentre non sveliamo l’ubicazione dell’altra, dovrà fare un cambiamento non solo politico, non solo culturale ma addirittura mentale se vorrà evitare l’estinzione a breve. E smetterla di arroccarsi nei palazzi di vetro per paura del confronto guardando dalla torre eburnea il brulicare della gente e dei suoi problemi e circondarsi di analisti e sociologi d’accatto, rabdomanti della fuffa, cantori di corte e profanatori di torte, tutti intenti nello scovare il Berlusconi che è negli altri senza accorgersi del Bersani che è in loro