Caserta, sindacati contro il direttore stakanovista

Lettera a Franceschini, nel mirino il neo direttore bolognese della Reggia Felicori: “Lavora troppo e resta nel weekend”. Ironia e sdegno da Renzi ai social

Allarme rosso, il nuovo direttore della Reggia di Caserta lavora troppo. Dai social alle istituzioni ai commentatori dei giornali è un diluvio di ironia quello che sta sommergendo i sindacati di Caserta dopo la nota di protesta emanata nei confronti di Mauro Felicori, bolognese, direttore della struttura museale campana dall’agosto scorso.
I rilievi in sostanza sono questi: lavora troppo, sta in ufficio anche di sera e non torna a casa nemmeno nel weekend. Evidentemente, è una cosa mai vista e grave. Non solo: “Mette a rischio l’intera struttura” dove lavora. Sono le parole contenute nella lettera rivolta al ministro della Cultura Dario Franceschini.

Caserta Reggia 2
La Reggia di Caserta

La notizia, uscita venerdì sul quotidiano Il Mattino di Napoli, in poche ore fa il giro dei social e a Bologna sta destando stupore ma anche ammirazione per lo storico dirigente di Palazzo D’Accursio super-esperto di cultura. Tantissime le manifestazioni di solidarietà sul profilo facebook di Felicori, dove qualcuno arriva addirittura a candidarlo a sindaco di Caserta. A scrivere sono politici ma soprattutto gente comune, compreso lo staff dello storico Caffè Terzi, in centro a Bologna.

“Il direttore permane nella struttura fino a tarda ora, senza che nessuno abbia comunicato e predisposto il servizio per tale permanenza. Tale comportamento mette a rischio l’intera struttura”. È questo il passaggio chiave dell’accusa dei sindacati (lo hanno firmato più sigle, ma non tutte), che a quanto pare è stata anche presa in considerazione, visto che Il Mattino scrive che a Felicori sono state chieste delle spiegazioni.
Il documento si intitola “Gestione della Reggia di Caserta. Rilievi” e, oltre che al capo di gabinetto di Franceschini, è stato inviato anche al segretario generale del ministero dei Beni Culturali e ai responsabili della Direzione generale dei musei: Giampaolo D’Andrea, Antonia Pasqua Recchia e Ugo Soragni. Nel mirino dei rappresentanti dei lavoratori c’è – oltre che gli orari da stakanovista di Felicori – anche la piccola grande rivoluzione che il dirigente bolognese in questi mesi ha portato a Caserta. Alcuni dipendenti sono stati spostati, scrive ancora Il Mattino, ma non solo.
L’obiettivo di Felicori, a cui è stata affidata la missione di rimodernare e riportare in auge la Reggia di Caserta, facendo crescere il numero dei visitatori e riorganizzando il servizio, sarebbe quello di arrivare a tenere aperta la struttura sette giorni su sette, togliendo anche lo storico riposo del martedì, giorno in cui i dipendenti stanno a casa perché la Reggia è chiusa. Dopo i primi cambiamenti di questi mesi, dunque, ne arriveranno altri. E questo non entusiasma tanti lavoratori, che già ora trovano scomoda la presenza costante di un direttore che non torna a Bologna neanche nel weekend (si è trasferito in provincia di Napoli), abituati com’erano – scrive il quotidiano napoletano – a precedenti figure che si trattenevano a Caserta il minimo indispensabile facendo la settimana corta e lasciavano l’ufficio ben prima di loro.

Una Reggia "troppo" aperta
Una Reggia “troppo” aperta

Tra il divertito e l’indignato la reazione via facebook del premier Matteo Renzi: “Questo direttore lavora troppo. Così non va. Questo il grido d’allarme lanciato contro il nuovo direttore della Reggia di Caserta, Mauro Felicori. L’accusa sembra ridicola, in effetti lo è. I sindacati che si lamentano di Felicori, scelto dal governo con un bando internazionale, dovrebbero rendersi conto che il vento è cambiato. E la pacchia è finita. La Reggia di Caserta – prosegue il premier – è un luogo meraviglioso, ad appena un’ora di treno da Roma Termini. Il direttore Felicori ha un mandato chiaro: rilanciarla. E noi siamo con lui. Non è un caso se a febbraio 2016 i visitatori sono aumentati del 70% rispetto a febbraio 2015 e gli incassi aumentati del 105%. Quando ho visitato la Reggia ho detto chiaramente che noi credevamo in questo luogo pazzesco e che faremo di tutto perché gli italiani e gli stranieri tornino a visitarla. Il direttore sta facendo semplicemente il suo lavoro. E tutti siamo con lui, senza paura. Il vento è cambiato. Viva la cultura, viva l’Italia che si impegna”.

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