Contro il “diritto” all’eutanasia

eutanasiaIl merito di Marco Cappato e del Partito Radicale che raccontano come hanno aiutato una loro militante, M. Velati, a morire, è quello di togliere ogni velo di ipocrisia al dibattito sul fine-vita, nel senso che si chiarisce che l’obiettivo non è il testamento biologico ma il diritto all’eutanasia, cioè non a lasciarsi morire ma a farsi morire. Si chiede di legalizzare l’eutanasia. Se fossi ancora in parlamento mi attiverei contro. Rispetto le opinioni di tutti, la coscienza di tutti, com’è ovvio, e cerco anche di capirne l’essenza, ma io penso che l’ordinamento non possa contemplare l’autorizzazione “a dare la morte” (eutanasia), neppure a se stessi (suicidio), seppur in circostanze particolari. Personalmente penso che i principi contenuti già oggi nel sistema legislativo (divieto di eutanasia, divieto di accanimento terapeutico), se interpretati con intelligenza umanità e amore, possano bastare ad affrontare le situazioni anche più complesse e drammatiche. La legge deve affermare e difendere la vita, l’umanità e la dignità della vita, promuovendone le condizioni necessarie. Punto. Oltretutto quando lo Stato interviene a regolamentarne la misura del senso e le condizioni della sua cessazione, esercita obiettivamente una violenza e una violazione di uno spazio che appartiene alla persona, senza voler aggiungere che è difficile prevederne e disciplinarne le possibili derive.

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