Titolo originale: Selma
Regìa: Ava DuVernay
Top star: non pervenute
Gran Bretagna 2014
Ma candidato all’Oscar perché? Per il politicamente corretto della storia che racconta, ovvero della battaglia di Martin Luther King per la conquista del diritto di voto dei neri statunitensi? Beh, ma questo non è in discussione, siamo tutti d’accordo, si spera.
“Selma” però non è un documentario, quindi deve essere giudicato come un film. E oltre a un 4 e mezzo di stima fatichiamo ad andare. Lento, poco coinvolgente, poco aiutato anche dalla scelta di lasciare agli attori più noti (Cuba Gooding jr e Tim Roth, per citarne due) i ruoli da comprimari. Davvero fatichiamo a comprendere la candidatura dell’Academy per un Oscar comunque finito altrove (Birdman). Poi è sempre il solito discorso: se si deve pagare una tassa al politicamente corretto ok, allora fate finto di non aver letto nulla di quello che abbiamo scritto.
Le leggi del desiderio
Regìa: Silvio Muccino
Top star de noantri: Silvio Muccino, Maurizio Mattioli
Italia 2015.
In tutta sincerità non siamo in grado di dirvi se ci è piaciuto oppure no. Di sicuro non ci è piaciuto il finale, prevedibilmente buonista. Ma a parte questo il film non passa inosservato, e tanto basta per suggerirne una visione. Muccino (anche regista) con barba incolta e capello lungo, life coach e scrittore di successo, ci sta; sempre grandissimo Maurizio Mattioli, molto brava la co-protagonista Nicole Grimaudo, ottima la comparsata di Bebo Storti. Il limite è il cambio di registro: sulle frequenze del cinismo la storia viaggia spedita, quando imbocca l’autostrada del giusto in nome dell’Ammmmore, sbanda e diventa scontata. Peccato.
Foxcatcher
Regìa: Bennett Miller
Top star: Steve Carell, Channing Tatum, Mark Ruffalo, Vanessa Redgrave
USA 2014
Sei candidature all’Oscar e un clamoroso “zeru tituli” per questo film che fa quantomeno venire la voglia, una volta terminata la visione, di andare a controllare come sono andate veramente le cose tra il milionario John Du Pont e i due fratelli Schultz, campioni di lotta. Della serie: quando la realtà, seppur in questo caso romanzata, supera la fantasia. Impressionante la trasformazione di Steve Carell-John Du Pont: passi tutto il film a guardare la sua faccia, convinto che non possa essere lui sotto quel make up. Invece è proprio lui, e sfodera un’interpretazione convincente di un personaggio parecchio complesso.


