
D’accordo la folla dei protestatari non è propriamente oceanica; nel momento clou, subito dopo il voto che ha bocciato la richiesta di trattazione urgente del problema acqua, le persone saranno state una 50ina. Ma è questo il “popolo” che in qualche modo il consiglio dovrebbe ascoltare perché li rappresenta. Tra i fischietti e le grida “scendete giù in mezzo alla gente” e una sala Tricolore dall’atmosfera quasi soporifera, in mezzo c’è il vuoto.

Un vuoto numericamente schiacciante, quello di decine di migliaia di persone che mano sanno di cosa si sta discutendo, ma appunto “assente”. E come tale considerato neutrale. Si consuma con una doppia bocciatura la terza e ultima giornata di “presidio” dei Comitati acqua bene comune sotto il comune di Reggio. Bocciata una richiesta di trattazione urgente della loro richiesta, avanzato dai 5 stelle (se ne parlerà venerdì in un’apposita commissione consiliare), bocciata un’altra richiesta, di Sel, di saperne di più della cacciata notturna degli “acampados” da sotto i portici municipali da parte della polizia municipale per “campeggio abusivo”.
Cacciati venerdì sera dalla notte blu di Iren che mostrava le bellezze di Reggio dall’altitudine del suo fungo major, sgombrati sabato notte dalle loro tende sotto il comune, quelli del Comitato stanno iniziano una nuova vita di nomadismo protestante lontani dalle certezze stanziali di una protesta in grado di fermarsi, per un tempo determinato, in un luogo preciso.
Il niet sulla trattazione urgente dell’acqua bene comune è stata politicamente al cardiopalmo. 11 a favore, 11 contrari e 2 astensioni (quelle dei Pd De Franco e Scarpino) ma alla fine il rimando alla commissione di venerdì ha prevalso. La tre giorni di protesta per ora va in archivio. Tre giorni di riflessione poi si ricomincia. Anche se le decisioni sono già state prese.