La Regione Emilia-Romagna mette in campo 700mila euro per chiudere i grandi campi nomadi ancora esistenti in Emilia-Romagna. Si tratta di “una piccola spinta ai Comuni“, come ha sottolineato la vice presidente Elisabetta Gualmini, per arrivare al superamento delle aree sosta. Prende così corpo il progetto di legge regionale annunciato nei giorni scorsi.
“Dobbiamo recepire la normativa Ue, non si scappa da questo“, ha aggiunto Gualmini. La proposta dell’amministrazione Bonaccini abrogherà la legge regionale del lontano 1988, epoca rispetto alla quale “il mondo è completamente cambiato“. In futuro, ha sottolineato la vice presidente, “non ci possono più essere aree abusive, non può più essere che ci siano aree le cui spese ricadono sulle spalle delle istituzioni pubbliche, bisogna andare verso una regolarizzazione e una assoluta legalità. Proprio perchè noi riconosciamo le identità culturali, chiediamo che si rendano autonome e responsabili“.
Obiettivo del progetto di legge della giunta è il “superamento dei campi grandi“, con l’offerta ai comuni di “un menù di soluzioni abitative quanto più possibile uguali a quelle degli altri emiliano-romagnoli, con anche l’idea di una strategia a gradini“. Si va dall’alloggio pubblico “se ci sono i requisiti” alle cosiddette microaree. La legge si muove anche sul versante sanitario: Gualmini cita le “condizioni igieniche assolutamente intollerabili e indecenti dentro queste aree, ne ho visitate alcune e c’è un tema di igiene prioritario“. Infine ci si propone una lotta all’abbandono scolastico tra i giovani sinti e rom. “La gran parte dei ragazzi si ferma alla scuola media e questo non è un bene per nessuno“.