Recessione alle spalle (sperando che non si diverta troppo)

Adesso sì, che possiamo stare tranquilli: la Recessione, lo dice l’Istat, ce l’abbiamo alle spalle. Dopo ben 4 anni in cui il PIL vedeva il segno negativo, i dati congiunturali ci fanno tirare un bel sospirone di sollievo: + 0,3 nel primo trimestre 2015, con una previsione straordinariamente positiva che parla di una forchetta tra +0 e +0,4 per il secondo trimestre. Se vi state chiedendo se la media tra +0 e +0,4 non sia in fondo simile a +0,2, ecco, siete già quasi degli economisti. Se invece vi state chiedendo perché ci sia di mezzo una forchetta, è semplice: ricordatevi che siamo in Italia, qui è tutto un magna – magna. Certo, sarebbe potuto andare peggio.
A questo punto, avremmo potuto essere seppelliti sotto un mare di numeri relativi, quelli con lo zero davanti, però di segno meno; oppure da una serie simile al conto alla rovescia stile Guido Pancaldi e Gennaro Olivieri, meno tre, meno due, meno uno, un Giochi Senza Frontiere coll’immancabile Fil Rouge della privatizzazione dei Beni Demaniali (lo sketch con Guzzanti nei panni di Tremonti che liquida intere regioni italiane per fare fronte ai buchi di bilancio è a tutt’oggi inarrivabile) e con uno splendido Jolly sempre in serbo, da giocare a sorpresa: l’uscita dall’Euro. Che non si sa bene quale male l’Euro ci abbia fatto, se non agganciare le nostre disgrazie a quelle di tutti gli altri; col risultato che oggi, se è pur vero che non possiamo andare in default come cavolo ci pare, orgogliosamente nello sfacelo tra il disinteresse generale, è anche vero che con tutti i soldi che tutti i Paesi forti dell’area Euro (e non soltanto loro) hanno investito nel nostro debito pubblico, al momento, possedendo un’economia reale e una capacità fuori dal comune di ripagare i debiti contratti con l’estero, siamo paradossalmente uno dei Paesi più forti del mondo.
Perché se crolliamo noi i soldi che ci hanno messo in cassa non li rivedono più, e quindi, nonostante tanta voce grossa fatta ad ogni due per tre, al pensiero di lasciarci implodere (come la Grecia, per dire) senza aver fatto di tutto per evitarlo li fa sudare sangue come Gesù nell’Orto degli Ulivi. Qualcuno forse ricorda che trovata geniale fu la precedente uscita dal Sistema Monetario comune, quello SME che, nel 1992, aveva pensato di lasciarci fuori per sanare il giochino. Buoni del Tesoro a due cifre, impennata dell’inflazione, intere vite di risparmi bruciati nel giro di una notte, maxi prestitone negoziato con gli americani che, dopo due tre anni di sacrifici sanguinosi da parte nostra (e la Finanziarietta ’97 con Eurotassa incorporata, per la quale tutti ricordano male Prodi senza capire che operazione coraggiosa e intelligente fu) si videro restituire il tutto con gli interessi, sbalorditi.
In pochi ricordano che tutta questa giostra cominciò con una politica più libertaria di spesa pubblica rispetto a quella delle altre Nazioni, che trovo l’acme della sua imbecillità nella decisione di svalutare la lira per poterla rendere più competitiva. Di fatto, sono le stesse richieste che certa parte di investitori fanno ancora oggi, e che fanno fare a una gran massa di italiani per il tramite del voto elettorale grazie ad una politica di propaganda continua e martellante. Per cui; non vi lamentate, se la crescita è solo dello 0,3%. C’è il caso che sia più sana di una maggiore, perché più realistica, più dura, adatta a costruire realtà imprenditoriali e finanziarie non speculative, ma calate davvero sul mercato. Nella speranza che un giorno le imprese estere smettano di dover decidere se aprire le loro filiali produttive in Repubblica Ceca o in Italia, con l’unico criterio di scegliere un Paese in cui non ci siano rivoluzioni ma che costi suppergiù come uno del Terzo Mondo e che noi si esporti prodotti concorrenziali per qualità, non perché costruiti sulla pelle dei lavoratori a prezzi stracciatissimi. Insomma: rimbocchiamoci le maniche e coraggio, che la Recessione, ce l’abbiamo ormai alle spalle. E anche la crescita straordinaria, ce l’abbiamo alle spalle. Insomma: come la metti la metti, ci ritroviamo tutto di dietro.
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