Fantozzi batte Vasco Rossi

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E’ “bastata” la morte dell’ultimo (forse) genio italico dopo la scomparsa di Umberto Eco, quella di Paolo Villaggio, per fare riaccostare il buon senso all’etimo delle parole. Solo il talento assoluto infatti, declinato nei modi espressivi della contemporaneità, unisce le generazioni (in questo caso in una risata catartica) e influisce sul gusto e sulla lingua parlata. Non che necessariamente le condivisioni social debbano essere prese ad esempio per questi parametri (anzi), ma è indubbio che in pochi minuti la notizia della sua morte ha eclissato per numeri e intensità gli entusiasmi del concertone di Vasco.

Perché a “passare alla storia ” (non sappiamo francamente se il suddetto concertone), attraverso l’immaginario cinematografico e lessicale, saranno certamente estetica ed etica del ragioniere più famoso d’Italia. Che ha sdoganato gli enormi problemi del congiuntivo sulla bocca dei nativi. Guai a ridurre le interpretazioni (ed i libri) di Paolo Villaggio a mero fenomeno di comicità ad uso e consumo di un decennio a cavallo tra gli anni ’70 e gli anni ’80 (accadde anche, in modo ancor più miope, per Totò). Villaggio ha infatti culturalmente creato l’archetipo dell’italiano medio della seconda metà del ‘900.

L’eterna ribellione sopita da una frittatona di cipolle con birra ghiacciata, lo spirito patriottico limitato ai colori della nazionale calcistica, il quotidiano rifugio mammonico nella famiglia davanti alle frustrazioni della vita, la società gerarchicamente e borghesemente inamovibile nei suoi scalini cui rispondere con consapevole mediocrità, il dna democristiano fino al midollo che impedisce per quieto vivere quella svolta a sinistra sbandierata ma temuta, la goffaggine e dabbenaggine sul lavoro perlopiù impiegatizio e parastatale, ma soprattutto la presa d’atto e di coscienza contemporanea che “Satura tota nostra” come avrebbe detto Quintiliano.

Quel genere letterario ed artistico di derisione dei propri costumi con fini morali ha avuto con Villaggio uno dei massimi esponenti del XX secolo. Più che Albachiara, un Tramontocorvino.

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