Coming-out Etruria: è Delrio “l’altro esponente del Governo” che si interessò del caso

«Nessuna pressione, nessun conflitto di interessi. Solo una normale e doverosa attività istituzionale. Sono stupito che se ne parli». È il ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio l’«altro esponente di governo» che si attivò per Banca Etruria. Ieri, senza fare nomi, l’episodio è stato raccontato dal quotidiano la Stampa. Facendo il paio con il caso del sottosegretario Maria Elena Boschi che, secondo quanto riportato nel libro di Ferruccio de Bortoli, avrebbe chiesto l’intervento di Unicredit per salvare la banca nella quale suo padre Pier Luigi era vicepresidente. Ma come sono andate le cose?

Siamo all’inizio del 2015. Delrio è ancora a Palazzo Chigi come sottosegretario alla presidenza del Consiglio, ruolo che lascerà poco dopo per traslocare al ministero delle Infrastrutture, in un periodo di freddezza tra lui e Matteo Renzi. «Avevo saputo che la Banca popolare per l’Emilia Romagna stava studiando il dossier di Banca Etruria». Era stata la Banca d’Italia, del resto, a chiedere anche alle Popolari di valutare un intervento in soccorso dei quattro istituti che dopo pochi mesi saranno messi in risoluzione, cioè portati verso un fallimento pilotato con la perdita dei risparmi per gliazionisti e per chi aveva acquistato le obbligazioni subordinate. Oltre a Banca Etruria c’erano Banca Marche, e la casse di risparmio di Ferrara e di Chieti.

Delrio chiamò l’allora presidente della Banca popolare dell’Emilia Romagna, Ettore Caselli: «Lui mi disse che il dossier Etruria era stata valutato ma che l’intervento era stato scartato. È finita lì».

(Corriere della Sera online)

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