Il cardinale “bolognese” Zuppi capi dei Vescovi italiani (come accadde al reggiano cardinal Camillo Ruini)

Febbre da Presidente Cei…

Che la nomina del cardinal Zuppi a Presidente della Cei cada per l’appunto la vigilia della giornata petroniana che più mariana non si può, nella settimana in cui l’immagine ritenuta miracolosa della Madonna di San Luca scende giù in città per dispensare le sue grazie spirituali, è materia che sta a metà strada tra le semplice coincidenza ed i misteri della fede. Anche se va detto che entrare presidente all’assemblea generale della Cei non è come entrare Papa in Conclave.

Nel secondo caso infatti ne esci storicamente sempre cardinale, ovvero come ne sei entrato, nel primo invece hai buonissime possibilità di trasformare in realtà la possibilità fino a ieri solo in pectore. Anche perché il tuo nome è nella rosa di un terzetto espresso dai Vescovi e dal mazzo la carta vincente la deve pescare direttamente il Papa. E così è stato per l’arcivescovo di Bologna il cardinale Matteo Maria Zuppi, la cui irresistibile ascesa ecclesiastica tocca oggi la Presidenza della Cei ad appena 66 anni.

Non facciamoci ingannare dalla sigla e dal titolo della carica che per i profani potrebbe apparire una sottocommissione europea di quelle tutte lacci e lacciuoli. Essere presidente Cei significa detta in soldoni essere il Capo dei Vescovi italiani, così suona meglio. Ovvero dettare le linee di comportamento dei cattolici italiani, attraverso i diversi vescovadi, nelle diverse espressioni di vita. Ecco perché, per certi versi, la nomina a capo della Cei è politicamente la nomina clericale di gran lunga più influente di quelle possibili.

E Papa Bergoglio, che ha creato Zuppi cardinale nel 2019, non avrebbe potuto o quasi scegliere diversamente vista la grande sintonia dei due, ritenuti tra i preti se ci si passa l’espressione semplificatoria, tra i più progressisti del creato. Nella ridda di felicitazioni piovute sulla nomina di Zuppi segnaliamo in questa sede la più interna, ovvero quella della Chiesa bolognese che sintetizzando recita così: siamo lieti di questa scelta che riconosce il valore della persona e l’esemplarità del suo ministero, in particolare la sintonia col magistero pontificio.

E’ evidente a questo proposito che, dati i futuri frequenti richiami romani del titolare dell’arcivescovato di Bologna, la Diocesi bolognese avrà bisogno a breve anche di un Vescovo Ausiliare. Non è la prima volta che un arcivescovo a capo della diocesi bolognese assurga a capo di tutti i colleghi del Belpaese. Accade infatti anche ad Antonio Poma tra il 1969 ed il 1979. La vocazione sacerdotale del romano Matteo Zuppi nasce dall’incontro con la Comunità di Sant’Egidio. Viceparroco poi parroco nella Basilica di S.Maria in Trastevere, prima di diventare parroco della chiesa di Simeone e Giuda Taddeo a Torre Angelo, Zuppi è fattivamente impegnato nella mediazione per la pace in Mozambico.

Nominato da Benedetto XVI nel 2012 vescovo ausiliare di Roma, nel 2015 Papa Bergoglio lo nomina arcivescovo metropolita di Bologna. Il 1 settembre 2019 all’Angelus Papa Francesco ne annuncia infine la creazione a cardinale nel successivo concistoro del 5 ottobre. Qualche giorno fa nel corso di un’intervista alla domanda sulla sua possibile nomina a presidente, il cardinal Zuppi rispose con una battuta citando un suo predecessore il cardinale Giacomo Biffi: “solo i matti vogliono diventare vescovi, scherzava Biffi, si potrebbe dire che quelli ancora più matti vogliono addirittura diventarne i capi”.

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