Laici e credenti, ampia cooperazione sui valori della democrazia

Per sua natura e metodo, pertanto, la laicità non si contrappone alle religioni e non le esclude dalla dimensione pubblica, diversamente regredirebbe a ideologia laicista, e l’ideologia, sappiamo, è una visione del mondo condizionata da interessi. Come per il credente c’è un’autentica carità – eucarestia, etimologicamente (eucharis) significa impegno a praticare una carità autentica e disinteressata – così per il laico e il non credente esiste un’autentica laicità, che riconosce l’importante contributo che le religioni possono dare alla società, a una società sempre più plurale (pluri-religiosa e pluri-culturale) e comprende che non si ricostruiscono o rigenerano fondamenti di senso, legami sociali e coesione sociale senza ricorrere anche alle molteplici risorse simboliche e morali che le grandi fedi religiose portano con sé.

La laicità così intesa e praticata, inoltre, non è incompatibile con le verità assolute proprie delle religioni, purché non vengano imposte.  Essa stessa infatti,- nelle culture che si definiscono laiche – coltiva i propri assoluti, come per esempio la libertà senza limiti della ricerca scientifica, il diritto all'autodeterminazione e all’autonomia decisionale, che giunge fino ad includere la negazione della vita, ecc. Sappiamo che anche la stessa democrazia è fondata su alcuni principi assoluti: la dignità della persona, la libertà di coscienza, l'eguaglianza, il rispetto dei diritti di tutti.

La laicità dello Stato, allora, consiste essenzialmente nel far rispettare da tutti i principi e i valori che rendono possibile la democrazia. Questo non è relativismo etico, né aletico (relativismo della verità), ma è garantire a tutti, anche alle fedi religiose, la responsabile la fruizione delle proprie libertà senza negare quelle degli altri. La verità religiosa, infatti, non è dell’ordine della certezza logica da dimostrare (sarebbe un idolo), ma della speranza da assumere.  Una sua pretesa oggettività ne snaturerebbe la sua funzione profetica e orientativa, soprattutto in quei momento di transizione in cui è come stare ai piedi del faro e predomina l’oscurità.

Non è dunque la fede come tale a creare problemi alla democrazia, ma l’acritico asservimento al dogma religioso, che rappresenta una degenerazione della fede. Lo stesso vale anche per quel diffuso relativismo scettico e agnostico per cui "tutto si equivale". Due dunque gli estremismi da evitare: nel credente, l'eccesso nel dogma; nel laico l'eccesso nello scetticismo. Ma, tra questi estremi, è aperto un terreno di ampia cooperazione, per prevenire la duplice e opposta degenerazione (laicista e fondamentalista) che comprometterebbe il perseguimento del bene comune e la convivenza democratica tra laici e credenti.

P. Ennio BROVEDANI sj – Presidente della Fondazione Stensen di Firenze

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