Teste quadre in Brasile: non ci resta che Adani

ancelottiReggio e i mondiali di calcio. Un legame solido, dettato dalla grande passione pallonara che da sempre contraddistingue la nostra città capace, ogni quattro anni, di far emergere con fermento la propria passione azzurra. In Brasile, nei mondiali che prenderanno il via ormai tra poche ore, di reggiano ci sarà ben poco, soprattutto in campo. Sono infatti lontani i tempi in cui potevamo vantarci di aver visto calcare il terreno del Mirabello da quegli stessi giocatori che vedevamo impegnati a cantare i più svariati inni nazionali.

Una nostalgia sportiva che deriva in maniera direttamente proporzionale dal decadimento della Reggiana, precipitata nelle fauci della serie C da una quindicina d’anni, e dunque incapace di produrre sirene interessanti per giocatori di spessore internazionale. Per trovare recenti tracce reggiane nei campionati del mondo, è necessario andare a ritroso nel tempo di oltre vent’anni, fino a un torneo infelice per la nazionale italiana, quello di Messico ’86. Reduce dal trionfo di Spagna ’82, l’Italia di Enzo Bearzot si presentò da campione in carica, ma viene eliminata agli ottavi dalla Francia di Platini. Nella comitiva azzurra – ricca di reduci del successo al Mundial – figurano due centrocampisti di casa nostra: Carlo Ancelotti e Salvatore Bagni. Il primo,bagni nato a Reggiolo, è una colonna portante della Roma di Eriksson e un paio di anni più tardi Arrigo Sacchi lo vorrà nel suo Milan dei record, mentre il secondo, nativo di Correggio, è un grintoso componente del Napoli di Maradona che l’anno dopo vincerà lo scudetto. Consultando l’almanacco, emergono un paio di curiosità. Nel Portogallo ci sono infatti due giocatori che qualche anno dopo vestiranno la maglia granata. Uno non ha bisogno di presentazioni: si chiama Paulo Futre, uno dei giocatori più forti della storia lusitana, e al contempo più “sfigati”, nel senso buono del termine. Vince una Coppa dei campioni con il Porto, si classifica al secondo posto del Pallone d’oro nel 1987 (dietro a Ruud Gullit) e diventerà un simbolo dell’Atletico Madrid. Superfluo ricordare come andò la sua avventura nella Reggiana: esordio con gol e infortunio, che segnò di fatto l’inizio del suo calvario. In due anni, solo 13 presenze. Decisamente meno ricordata la figura di Rui Aguas: bomber di razza in Portogallo, arrivò a Reggio sul viale del tramonto.

A Italia ’90 c’è solo un reggiano tra i convocati di Azeglio Vicini, e si tratta sempre di Ancelotti. Qualche anno più tardi vedremo però due giocatori di primo livello di quella squadra arrivare a indossare la maglia della Reggiana: si tratta di Gigi De Agostini, fluidificante (come si diceva allora) di sinistra e il centrocampista Nando De Napoli. Ci dobbiamo sforzare un po’ per trovare altri legami con Reggio, ma se ci pensiamo bene ci sono alcuni azzurri che, a livello di statistiche, si sono intrecciati con la storia granata. Uno è Totò Schillaci, eroe delle indimenticabili “notti magiche”: fu lui, con la maglia dell’Inter, il 28 agosto 1993, a decidere il debutto della Reggiana in serie A, che in quell’occasione venne sconfitta dall’Inter per 2-1. Altro “big” che merita una citazione è lo “zio” Beppe Bergomi. Suo, il 2 aprile 1995, l’ultimo gol in una partita di serie A giocata al Mirabello (Reggiana-Inter 0-1) prima che il mitico stadio andasse in pensione per farsi poi sostituire dal Giglio. Infine, ricordiamo Roberto Baggio. Due settimane dopo fu proprio lui a segnare il primo gol della storia dello stadio Giglio in Reggiana-Juventus 1-2. Nel mondiale giocato in Italia faranno passerella altri campioni stranieri che abbiamo tifato a Reggio, come i romeni Sabau e Mateut (ex scarpa d’oro) e lo svedese Johnny Ekstrom.

Consistenti tracce granata anche nel mondiale di Usa ’94, che ancora una volta vide gli azzurri soccombere ai rigori. Ancelotti è ormai un habitué della competizione, anche se questa volta non veste i panni del giocatore bensì quelli del tecnico in seconda: Carletto, che diventerà uno degli allenatori più vincenti della storia del calcio, iniziò il suo percorso come vice di Sacchi sulla BUCCIpanchina azzurra. Oltre al reggiano di pianura, tra i convocati c’è anche un reggiano di montagna: é Luca Bucci da Busana, terzo portiere e un anno prima tra gli artefici principali della promozione in serie A della Regia. Ma è un altro portiere che, più di ogni altro, merita di essere ricordato in quanto unico giocatore della Reggiana della storia a vincere un campionato del mondo. Si tratta del brasiliano Claudio Andrè Taffarel, che un paio di mesi prima aiutò la Reggiana a ottenere la salvezza a San Siro contro il Milan e che fu l’eroe della finale del mondiale. Era lui a difendere la porta verdeoro nella finale decisa ai rigori contro l’Italia: Baresi e Baggio tirarono alle stelle, ma lui neutralizzò il tiro di Massaro (per ironia della sorte, l’autore del tiro sul quale Taffarel, in campionato, negò il pareggio al Milan con un intervento miracoloso). Fu lui, per primo, a sventolare la bandiera brasiliana e a dedicare la vittoria ad Ayrton Senna, il campione di Formula 1 che perse la vita in un incidente sul circuito di Imola, proprio lo stesso primo maggio di Milan-Reggiana.baggio e taffarel

Per capire quanto appeal suscitasse la squadra granata all’epoca (grazie soprattutto all’abilità manageriale di Franco Dal Cin), basta ricordare che alcune stelle del mondiale arrivarono poco dopo a giocare a casa nostra: su tutti, il centrocampista nigeriano Sunday Oliseh (che arrivò anche alla Juve) e l’attaccante colombiano Adolfo Valencia, detto “el tren”, che segnò anche due gol in quel mondiale.

Per ritrovare un altro reggiano a vestire l’azzurro in un campionato del mondo bisogna saltare direttamente al 2006, quando si giocò in Germania. Qui, la nazionale di Lippi vinse il quarto titolo e tra i protagonisti – per la sua duttilità – ci fu Vincenzo Iaquinta da Reggiolo, che ebbe anche il merito di segnare iaquintaall’esordio: Italia-Ghana 2-0. In quella stessa partita, il primo gol venne segnato da un altro protagonista assoluto della scena calcistica internazionale: Andrea Pirlo. E indovinate un po’: dove ha debuttato Pirlo in serie A, quando giocava nel Brescia? Troppo facile. Al Giglio, contro la Reggiana, il 21 maggio 1995, quando aveva da due giorni compiuto 16 anni.

A Brasile 2014, l’unico che terrà alto il nome di Reggio sarà Daniele Adani, “convocato” nella squadra degli opinionisti di Sky: puntuale e preparato, è tra i commentatori più apprezzati delle ultime stagioni. In mancanza di reggiani in campo, accontentiamoci.

Andrea Vaccari

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