Vicenda Keu, Rossano Rossi (Cgil): “La politica ha segnato una debolezza”

Firenze – Un convegno importante, quello di stamane, organizzato e fortemente voluto dalla Cgil, sulle vicende dell’inchiesta conosciuta come inchiesta Keu, l’inchiesta che in un certo senso ha aperto gli occhi alla Toscana sulla consistenza e capacità di pentetrazione della criminalità organizzata nel proprio tessuto economico e sociale.  Il convegno, titolato “La vicenda Keu – Fare Comunità contro le mafie in Toscana”, si è tenuto presso la “Sala Pistelli” nella sede della Città Metropolitana (Palazzo Medici Riccardi). Al tavolo, oltre Rossano Rossi, Segretario Generale CGIL Toscana sono intervenuti Gessica Beneforti, Segretaria CGIL Toscana; Don Andrea Bigalli, Referente Libera Toscana, Presidente Comitato di Indirizzo, Osservatorio Regionale sulla Legalità; Fausto Ferruzza, Presidente Legambiente Toscana; Monia Monni, Assessora all’Ambiente della Regione Toscana; Giuseppe Linares, direttore Servizio Centrale Anticrimine; Emilio Miceli, CGIL Nazionale.

Il fatto che la Toscana non sia più solo terra di transito ma offra asilo anche a business più impegnativi, è ormai noto da anni, come reso noto via via dai Rapporti delle associazioni, da Legambiente alla Fondazione Caponnetto ai vari interventi di Libera, ma anche dall’Osservatorio regionale e dalla stessa Università di Pisa. Gli ultimi rapporti sulle Ecomafie di Legambiente, per fare solo un esempio, segnalano impietosamente che la Toscana si trova stabilmente al sesto posto nella classifica degli ecoreati a livello nazionale. Ma anche una caratteristica della presenza mafiosa in Toscana, regolarmente segnalata da tutti gli attori che si occupano del fenomeno: la pcapacità pervasiva, particolarmente in Toscana, di entrare nel tessuto economico sociale condizionandolo fortemente.  E non si tratta solo di quella “riserva di violenza” che pure il fenomeno mafioso tiene stretto e si cura come di uno strumento tradizionale e decisivo per certi versi, ma è tanto più la capacità di diventare non solo infiltrazione, come spiega il direttore Giuseppe Linares paralndo dell’evoulzione del fenomeno criminale, ma addirittura una parte di società, dal momento che il suo ingresso nei gangli economici e sociali non è più esclusivamente rivolto al profitto, bensì alla creazione del consenso, politico, per occupare, colonizzare e diventare essa stessa, la mafia, società. Una sorta di normalizzazione pericolosissima, che conduce con sè le logiche e i disvalori propri dell’approccio mafioso al sistema e che, al di là delle corruzioni dei singoli o dei gruppi, tende a corrompere l’intero sistema.

Perciò la criminalità organizzata mafiosa entra anche in Toscana nei circuiti imprenditoriali, nei circuiti delle professioni, non con meccanismi di natura intimidatoria, minacce e violenze che rimangono magari sullo sfondo, quanto piuttosto con strategie di natura collusiva, o corruzione vera e propria, con l’obiettivo prevalente che è  non solo quello economico di abbattere i costi ed accumulare profitti, ma anche quello della conquista del consenso politico come immensa riserva di potere.

L’nchiesta Keu è stata per la Toscana, in un certo senso, una sorta di punto di non ritorno. Come sottolinea anche l’assessore regionale Monia Monni, ha tolto dalla mente dei cittadini toscani varie illusioni, come ad esempio quella che “abbiamo gli anticorpi”. Tant’è vero che, come dice don Andrea Bigalli, referente di Libera in Toscana e presidente dell’Osservatorio toscano della legalità, “abbiamo la netta impressione che non ci sia solo l’inchiesta sul Keu, quella andrà avanti ma probabilmente, se si monitorano diversi cicli di rifiuti, si troverà altro materiale e altri problemi”. Don Andrea Bigalli ha fatto riferimento “all’area di Lucca per le cartiere, a quella di Arezzo per l’industria dell’oreficeria, tutte realtà in cui magari qualche imprenditore si è servito di prestazioni di smaltimento rifiuti a prezzi sospetti”.

Che ormai la situazione sia tale che “non si possa più negare”, lo ricorda il segretario generale Cgil Toscana Rossano Rossi, riferendosi proprio alla vicenda Keu e ricordando anche che la Cgil si è costituita tra le parti civili. Aggiunge Rossi: “Siamo convinti di una cosa: tali situazioni non si devono più ripetere. Questo può accadere con un ruolo più forte della politica che invece in questa vicenda ha segnato una debolezza. Dobbiamo fare comunità come antidoto alle infiltrazioni”. Del resto, e a dirlo e sottolinearlo è Linares nel corso del suo intervento, “i lavoratori dalla mafia sono sempre stati vessati”, sulle paghe, sui tempi di lavoro, sulla sicurezza.

 L’assessore regionale all’Ambiente Monia Monni ha sottolineato che è in atto un “lavoro delicato e complesso insieme ad Arpat e in collaborazione con la magistratura”, mentre il presidente di Legambiente Toscana Fausto Ferruzza ha parlato dell’inchiesta sul Keu come “uno spartiacque. È una ferita aperta per la storia della nostra regione, anche per l’atteggiamento della filiera di menefreghismo rispetto al tema dell’ambiente”.

Sulla questione della mafia in Toscana, il direttore del Servizio Centrale Anticrimine Giuseppe Linares  ricordando che “non si può parlare di un radicamento stabile” della mafia, spiega però che “i sistemi criminali complessi sfruttano le opportunità ed è compito delle istituzioni centrali e locali, in raccordo con la magistratura, tenere sempre gli occhi aperti”.

“L’importante – prosegue Linares – è che il malato sia sempre disponibile a farsi curare. Ammettere che ci sia il pericolo di una connessione tra i settori produttivi ed elementi legati a una criminalità organizzata non è disdicevole. Ed è importante fare quello che state facendo, anche con incontri come quello di oggi. Occorre che vi sia una collaborazione interistituzionale e che la polizia giudiziaria, con la procura della Repubblica o la magistratura e in stretto contatto con le autorità di pubblica sicurezza, monitorino costantemente la situazione”.

 

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